TESI GROUP, UNA SCONFITTA CHE REGALA FIDUCIA

Baraonda Biancorossa in trasferta a Venezia
Baraonda Biancorossa in trasferta a Venezia

PISTOIA. “Eppur si muove”, per dirla con Galileo Galilei. La Giorgio Tesi Group non riesce a centrare un colpaccio esterno che sarebbe stato indimenticabile, ma finalmente dimostra anche ai più scettici di aver fatto un passettino avanti nella costruzione di un’identità di squadra, quantomeno come organizzazione difensiva e capacità di non farsi dominare sotto canestro.

Tutti gli anni ci sono dei momenti in cui, in un verso o nell’altro, sembra inizi a girare il campionato, verrebbe quindi spontaneo sperare che la trasferta in laguna segni il punto di svolta di una stagione che per ora ha regalato ai tifosi biancorossi più ombre che luci. Tuttavia, memori del fatto che una buona prestazione è stata offerta anche alla seconda contro Sassari, è preferibile restare prudenti nelle valutazioni e provare a leggere cosa è davvero migliorato e cosa ancora non funziona.

Venezia fino ad oggi ha viaggiato sugli 80,5 punti di media nelle partite casalinghe, quindi il primo dato incoraggiante sono i 66 punti concessi dai biancorossi ai padroni di casa, segno che finalmente è stata messa sul campo una buona intensità difensiva. Sotto i tabelloni sicuramente restiamo carenti, tuttavia si è avuta la sensazione di una migliore organizzazione che ha permesso ai biancorossi di non essere imbarazzanti a rimbalzo.

Altro dato importante, la capacità di rientrare in gara dal meno 18 al più 1 dei minuti finali. Al riguardo si pongono due domande. La prima è quella classica, cioè capire quanto sia stato merito della capacità di Pistoia di non mollare la presa e quanto invece sia stato demerito di uno squadrone che forse ha pensato fossero sufficienti tre minuti di buon basket per avere la meglio sugli ospiti, salvo poi rischiare di perdere clamorosamente. Come spesso accade, probabilmente anche nel nostro caso la risposta sta nel mezzo, ma siccome nelle scorse settimane più volte abbiamo chiesto ai nostri un cambiamento di atteggiamento, oggi è giusto dare a Moretti quel che è di Moretti ed apprezzare la voglia dei biancorossi di non mollare fino all’ultimo.

La seconda domanda che viene da porre, invece, è questa: sul piano psicologico, quanto ha influito il fatto che si giocasse una partita proibitiva, in un campo dove nessuno si aspettava di vincere? Formulata in altri termini, nella prossima casalinga contro Roma, quando sarà necessario vincere una partita che, calendario alla mano, davvero non può essere persa, vedremo lo stesso atteggiamento o ci dobbiamo aspettare una squadra più nervosa, contratta e bloccata? Non è necessario esser psicologi per immaginare che contro i lagunari la squadra abbia potuto permettersi il lusso di giocare più libera sul piano mentale, sarà quindi da verificare questo tipo di tenuta con la pressione del risultato da ottenere a tutti i costi. Anche in questo caso, però, è giusto essere fiduciosi, e confidare nella settimana di lavoro.

Se si analizzano i dati dei singoli, ecco che l’ottimismo in ottica Roma un pelo vacilla. Partiamo dalle note liete, che rispondono ai nomi di Williams, Cinciarini, Filloy ed almeno in parte Hall. CJ parte alla grande (10 punti nel primo quarto) e chiude come migliore dei nostri con 30 minuti giocati, 16 punti totali con 3/7 sia da due che da tre, due rimbalzi, due stopponi e due assist, per una valutazione complessiva di 14.

Leggo i numeri di Cinciarini e, son sincero, mi si chiude la vena. I minuti giocati sono solo 24, impreziositi però da 15 punti, con 5/7 dalla media, 1/3 dalla lunga, 2/2 dalla lunetta ed un assist. Certo, vengono conteggiate anche 4 palle perse, ma perché solo 24 minuti per un giocatore così? Perché? Vero, si deve anche sottolineare il clamoroso appoggio da sotto sbagliato, con tecnico seguente per proteste. Ma la domanda su cosa potrebbe dare un Cinciarini spremuto al massimo resta senza risposta. Difficile anche buttargli la croce addosso per non essersi preso la responsabilità dell’ultimo tiro, quello del possibile overtime, ed aver scelto di scaricare su CJ. Quando un giocatore non è in ritmo, non è caldo, non è in partita, certi tiri è più facile li possa sbagliare piuttosto che realizzare. La gestione di Cincia è un qualcosa che grida vendetta, anche alla luce della prova non particolarmente brillante di altri. Davvero i minuti di panchina imposti alla guardia italiana, più che chissà quale formula Moretti, sembrano ricordare la mitica Formula 3: “…eppur mi son scordato di te, come ho fatto non so!”

Dicevo di Filloy e di Hall. I due play convincono, forse più l’italiano del rookie americano. Gli 8 punti di Ariel con 4 assist ed addirittura 4 rimbalzi, i 9 punti di Hall con 5 falli subiti, 3 assist, due rubate e 5 rimbalzi, sono tutti numeri che fanno ben sperare.

Il resto, ahinoi, sono solo delusioni. Incolore la prova di Johnson, che se da un lato cattura 12 rimbalzi, dall’altro con i suoi 4 punti continua ad assomigliare più ad un piccolo impiegato che ad un vero e proprio presidente. Modesta la partita di Magro, che pure 12 minuti di gioco per dimostrare qualcosa li ha avuti, ma 2 punticini ed un rimbalzo non possono costituire l’apporto che può dare l’azzurro, da cui è giusto pretendere qualcosa di meglio. Entrambi i lunghi si sono fatti apprezzare per le sportellate dietro, ma davanti soffrono le logiche di una squadra costruita per un gioco prevalentemente perimetrale. Il concetto è stato talmente scritto e ridetto che è quasi inutile spenderci troppe riflessioni, ed anzi va segnalato che i biancorossi rimontano quando Johnson e Magro siedono in panca.

Francamente scandalosi, infine, Milbourne e Brown. Si è detto, a mio avviso giustamente, che sono doppioni e che spesso si annullano l’un l’altro. A Venezia trovano una certa sintonia toppando partita entrambi, nonostante il generoso minutaggio concesso da San Paolo. Tre punti segnati dal primo con due stopponi subiti dal primo, in 34 minuti di gioco, 5 punti con 2 palle perse dal secondo in 27 minuti di gioco. Toppando la partita, ho scritto sopra concedendomi una certa licenza poetica, ma ogni allusione a lunghi di ruolo che si sono proposti e sono stati scartati è assolutamente casuale.

Chissà se davvero qualcuno monitora il mercato, chissà se c’è un piccolo tesoretto tenuto da parte per le emergenze, chissà se c’è qualche giocatore interessante disponibile, chissà!

Per adesso testa e cuore puntati su Roma, con fiducia nello staff e nella squadra, nella consapevolezza che il nostro scudetto è arrivare penultimi e che ci sono tutti i presupposti per mantenere la categoria e fare anche qualcosa di meglio.

Scrivi Roma e pensi Davide Ancilotto, Bobby Jones, Kyle Gibson, ma per un amarcord scritto col cuore l’appuntamento è per metà settimana.

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