THE FLEXX, CROSARIOL TRA FIDUCIA E PERPLESSITÀ

Marcus J Thornton [foto Maestripieri]
Marcus J Thornton [foto Maestripieri]

PISTOIA. Crosariol, dunque! A gettone per un mesetto circa, ovvero per permettere alla dirigenza di cercare un buon Usa senza l’affanno di non saper chi mandare in campo. Dovesse particolarmente piacere, si sente dire, non si esclude possa addirittura restare allungando ulteriormente le rotazioni del nostro roster.

Se proprio si vuole spaccare il capello in quattro, la vera sorpresa sta nell’improvvisa disponibilità economica che consente un pagamento non banale per poche partite e che, di prospettiva, sembra possa permettere addirittura un giocatore in più.

Mi si risponderà che è entrato il nuovo gold sponsor e, dato che a Cremona le sensazioni sono state agghiaccianti, sembra dunque preferibile felicitarsi di questa buona novella – che rende nuovamente alla portata dei nostri lo scontro con Brindisi – senza indagare o interrogarsi ulteriormente.

Sì perché a Cremona è stato un clamoroso disastro. Esordio peggiore a memoria solo il Titanic, così un geniale Giacomo Baldi ci ha regalato l’unico sorriso di giornata. Ce ne sarebbero talmente tante da dire da non saper da quale cominciare.

Direi dalla gestione Marcus J, ca va sans dire. Vi prego, ve lo chiedo con il cuore in mano, basta rimpiangere il polacco. Via, non è difficile da capire ed è stato detto, scritto e ripetuto cento milioni di volte. L’anno scorso Czyz è arrivato solo perchè la dirigenza ha trovato un punto di equilibrio con gli interessi di Thornton.

Tradotto, non abbiamo pagato – o al limite, abbiamo pagato molto meno del previsto – un ragazzo che, fino a prova contraria, aveva subito il classico infortunio sul luogo di lavoro in cambio di un rinnovo a scatola chiusa.

Cosa c’è da capire? Era chiaro anche ad un ipovedente che la conferma del pur ottimo soldato polacco sarebbe stata quasi impossibile, a meno di non prevedere tre giocatori di grande peso economico sotto canestro.

Mi si dirà, oggi con il nuovo ingaggio quel peso lo paghiamo lo stesso, ed è verissimo. Il punto è che non me la sento di prendermela con chi ha provato a scommettere su un giocatore messo male, dato che non avremmo potuto allontanarlo senza rimetterci un sacco di soldi. Viste le casse societarie, il tentativo piaccia o no ha avuto un senso.

Di più, il signor Czyz ha fatto la sua richiesta, del tutto irricevibile per una squadra come la nostra. Cosa volete rimpiangere, dunque? L’ho amato anche io, ma non stiamo parlando di Jabbar, su cui punto forte e magari costruisco intorno il resto della squadra. Mi pare un ragionamento di buon senso, o no? Ma ha segnato un sacco di punti all’esordio, si dice. Ma che ragionamento è?

Perché non rimpiangere CJ Williams, allora, che addirittura ha strappato un contrattino a tempo nella Nba? Perché non rimpiangere Davide Moretti, che detta legge nel campionato al piano di sotto? Io, per dire, avrei tanto voluto Vince Carter, forse qualche anno di troppo ma tantissimo talento. Che senso ha fare questi discorsi? Amo anche io polemizzare, ma almeno un filo di logica è richiesta.

Nathan Boothe [foto Maestripieri]
Nathan Boothe [foto Maestripieri]

Piuttosto, andando oltre, avevamo tre americani alla prima assoluta e merita spendere due parole su questi ragazzi. Hawkins e Boothe qualche minimo spunto di lucidità l’hanno fatto vedere, Petteway è stato imbarazzante.

Se riguardate la difesa sui pick’n roll vedrete che Avellino è uscita forte col lungo ad aiutare per non permettere un tiro da fuori, forte della maggior prestanza fisica che, evidentemente, ha tolto molti pensieri a Pancotto sotto canestro. Questo ha impedito a Terran, di fatto, di trovare buoni tiri.

La scelta di Esposito, invece, è stata quella opposta. Boothe, sul pick’n roll, è rimasto sempre ad altezza tiro libero per intasare l’area, finendo inevitabilmente per concedere qualcosa dal perimetro dove Elston Turner ci ha fatti neri. Ora, questo è un rischio calcolato che capisco possa essere preso, anche se non paga.

Capisco meno – e qui si insinuano le perplessità – le troppe volte in cui, dopo il pick’n roll, l’esterno Vanoli è riuscito ad andare ad appoggiare a canestro con troppa facilità. Insomma, che non fossimo pesanti già sapevamo, cresce il dubbio che manchino anche agilità e velocità di piedi nel contenere gli avversari anche sul palleggio. Se intasi l’area, insomma, capisco tu le prenda da fuori, mi preoccupo se anche le percentuali avversarie da sotto sono alte.

La verità è che è sembrato mancare il torello Wayne, altro che il polacco. Un signor difensore con un fisico come quello di Blackshear si sente che manca, altroché. Lo scorso anno, pur non brillando davanti, ha tolto tante castagne dal fuoco difendendo da 4, quest’anno sotto si alterneranno Boothe, Magro, Antonutti e meno male che arriva Crosariol sennò con Brindisi era persa in partenza.

La grossissima delusione di lunedì sera, comunque, sono stati non tanto i nuovi arrivati, a cui qualcosa in termini di adattamento concedi sempre volentieri, ma i confermati.

Sarò durissimo solo con due di loro, non perché gli altri siano esenti ma perché è solo la prima di campionato ed altrimenti esagero. Parto da Lombardi, che mi ricorda tanto quando mi metto a dieta. Quando ci provo, di solito riesco a perdere i primi 2-3 kg con estrema facilità, perché basta relativamente poco per vedere i primi risultati.

Il problema è perdere tutti gli altri e tornare in forma davvero. Stesso discorso per Eric, i primi progressi sono stati evidenti fin da subito perché da zero a cinque la crescita, soprattutto per un ragazzo serio che lavora, non è costituita da ostacoli insormontabili. Gli scalini successivi, ovvero quelli che lo porterebbero prima alla sufficienza e poi ad essere un giocatore vero, sono tutta un’altra storia.

Sia chiaro, non è un gran problema, certamente non è quello principale messo in mostra a Cremona, il ragionamento serve semplicemente a ricordare chi siamo e dove stiamo andando. Nessun reale stupore, insomma, se la bomba dall’angolo somiglia più ad un cross che ad un tiro, questo è Lombardi.

Daniele Magro [foto Maestripieri]
Daniele Magro [foto Maestripieri]

Poi c’è il campione d’Italia, Daniele Magro. E’ noto che non mi caratterizzo per un amore incondizionato per Moretti, ma onestà intellettuale pretende si scriva che sul lungo San Paolo ha sempre avuto ragione da vendere.

Via, Daniele, ma che è? Vinci uno scudetto sventolando asciugamani, ti viene concessa un’ulteriore possibilità di essere un giocatore vero, hai la fortuna sfacciata che Marcus ti si rompe in riscaldamento e scendi in campo moscio come il mocio vileda?

Ma davvero è troppo sperare che ti prenda la pazza voglia di mordere il parquet? Davvero non senti un disagio intollerabile nel prendere uno stoppone mondiale dall’avversario mentre docilmente stai appoggiando a canestro? Sei un gigante, possibile non sia ancora giunto il momento di tirare fuori la bestia che è in te? Possibile che quando si parla di un lungo “nel giro della nazionale” – la nazionale? – si debba apprezzare unicamente il fatto che sa portare bene i blocchi? Io non ci credo.

Si chiede troppo nello sperare che tu possa fare a sportellate come un leone? Sbaglia tutto, ma tira fuori l’anima! È troppo sperare che queste righe ti arrivino e domenica, dopo aver schiacciato nel muso all’avversario, ti venga l’istinto assassino di girarti verso la tribuna, ancora incacchiato nero, per mandarmi a quel paese? Me lo auguro di cuore

[Luca Cipriani]

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