THE FLEXX, LA RIFLESSIONE DEL MERCOLEDI’

Terran, nella speranza che sia la svolta, due riflessioni tra mercato e metro arbitrale

Terran Petteway [foto Michela Masitto]
PISTOIA. Dopo qualche giorno dalla partita di Sassari, con la mente sgombra da quel briciolo di delusione per un colpaccio sfiorato che sarebbe stato quasi clamoroso, è possibile fare un paio di riflessioni più serene.

Personalmente reputo la trasferta in Sardegna un “nuntio vobis” in tono minore. Sì perché, finalmente, qualche segno incoraggiante si è visto, al netto della sconfitta. Su tutti Terran, ca va sans dire, in questa stagione appena provoco un giocatore la partita successiva lo trovo in forma smagliante.

Forse lo ricorderete, è successo con Pippo-on-fire, bacchettato senza clemenza dopo la prima campionato, è nuovamente successo con Petteway, accostato quasi sadicamente alla leggenda di Luis Silvio solo mercoledì scorso ed autore di una buona prestazione sull’isola.

Son sincero, la sensazione è questa: mentre Magro ha effettivamente sbagliato solo la prima partita – in seguito, tra alti e bassi, il mattoncino del lungo non è più mancato – Terran probabilmente ha avuto la giornata di grazia a Sassari che, con buona probabilità, resterà la classica eccezione che conferma la regola. I 24 puntoni, tra l’altro, sono comunque figli di una quantità industriale di tentativi di tiro, tanto che, come valutazione complessiva, l’esterno Usa risulta peggiore sia del Crosa sia di Neutro Roberts.

Detto questo, siccome la storia recente di Pistoia racconta di giocatori vicini al taglio che, improvvisamente, sono diventati fattori determinanti per tante vittorie – do you remember Ed Daniel? – non resta che sperare che quella di Sassari sia stata la svolta. Staremo a vedere.

Roberto Maltinti [foto Maestripieri]
Non nego nemmeno l’evidenza, non è un mistero che la società monitori costantemente il mercato e sembra – almeno a sentire i rumors – particolarmente sul pezzo in queste ore. Chissà! Una cosa, però, voglio ribadirla. Abbiamo un coach che, abbandonata la proverbiale prudenza, non parla più di salvezza.

Vero, Varese ha clamorosamente vinto ad Avellino e con Cremona non abbiamo la differenza canestri a favore, vero anche che sono ancora molte le partite da adesso fino alla fine della regular season, tuttavia – ma gli eventuali scongiuri del lettore non mi offendono – non è pensabile, salvo clamorosi colpi di scena, che si resti fermi al palo e che, nonostante gli scontri diretti tra le inseguitrici, si possa essere risucchiati davvero nella lotta per salvarsi. Può succedere ma è altamente improbabile, mettiamola così.

Dunque, se ad oggi la salvezza c’è, come si giustifica un ritorno sul mercato? Se torniamo adesso sul mercato, dopo che per mesi il famoso visto non è stato speso e dopo che da una vita si piange miseria, cosa dovrò raccontare ai miei attenti lettori la prossima estate, in sede di costruzione della squadra? Non ci sono soldi? Non possono essere spesi? Ma non avevamo anche un contenzioso aperto per il tetto?

Insomma, se da tifoso l’idea di cambiare qualche mano quadrata non mi dispiace,  dall’altro questa esigenza di spendere onestamente non la capisco e non saprei come spiegarla. Anche in questo caso, staremo a vedere, fiduciosi che verranno fatte le scelte migliori.

Vincenzo Esposito [foto Maestripieri]
Infine, mi piace ripartire dallo spunto offerto dalla carta stampata sul metro arbitrale. Sono stati offerte analisi interessanti: è vero, Pistoia tira molto da sotto e subisce pochi falli, mentre gliene vengono fischiati oggettivamente moltissimi. Verissimo. Voglio provare a proporre un paio di chiavi di lettura.

Certamente – anche se lo juventino che è in me preferirebbe glissare sull’argomento – il peso politico di Pistoia è un peso piuma al confronto di altre realtà. Questo non dipende da cose fatte o non fatte, dipende dalla storia – più o meno recente a seconda dei casi – della pallacanestro italiana.

La squadra di provincia tende fisiologicamente ad essere danneggiata rispetto alle big, negarlo sarebbe ipocrita. Tuttavia – almeno per ora, ma Milano deve sempre scendere al PalaCarrara – in questa stagione non si sono visti episodi clamorosi, alla Stefano Gentile per intendersi.

Qualcuno dirà che, nella pallacanestro, l’arbitro “bravo” è quello che non fa un pastrocchio evidente ma quello a cui basta tenere d’occhio il tabellone e fare un paio di fischiate chirurgiche, per indirizzare una partita. Ma sarà davvero così?

Io credo che il metro arbitrale, in verità, sia condizionato da due fattori. Il primo è l’intensità difensiva, se una squadra parte subito con una difesa fortissima la tendenza dei grigi sarà quella di tollerare maggiormente contatti al limite. Al contrario, se si passa da una difesa moscia ad una difesa che, improvvisamente, mette le mani addosso, il contatto risulterà più evidente e sarà molto meno tollerato.

Il secondo è di natura tecnica. Noi picchiamo, signori, e talvolta non sappiamo farlo. Gli avversari sanno spesso fare contatto restando nel limite, noi molto meno. I nostri sono contatti molto più evidenti anche per questo motivo. Riguardatevi alcune difese generose dei nostri, al di là della garra, sempre apprezzabile, è davvero difficile ritenere – nella maggior parte dei casi – che non fosse giusto fischiare fallo.

Io la vedo così, ma il dibattito è aperto. Voi che dite?

[Luca Cipriani]

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