THE MONUMENTS MEN

The monuments men
The monuments men

PISTOIA. Andateci di sabato, la sera possibilmente, a vedere The monuments men, l’ultimo film diretto e interpretato da George Clooney, che si avvale di un cast più che garantito: Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Boob Baladan, Hugh Bonneville e l’elegantissima e algida Cate Blanchett, per non correre rischi.

Non è casuale l’invito del sabato sera perché è davvero un film che aiuta a tenere lontani spettri e rabbia, fondendo la perfezione cinematografica con una morale indiscutibile, addirittura impreziosita dall’aggiunta di un buonismo corretto, quello della difesa, eroica e oltranzistica, della cultura, nello specifico le opere d’arte trafugate dai musei italiani, francesi, inglesi e belgi dal terzo reich nella seconda guerra mondiale e che Hitler sognava di radunare nella sua personalissima ed omonima galleria che, fortunatamente, non vide mai il sole.

Di sera e di sabato perché nonostante si parli e si racconti quello che Robert M. Edsel ha scritto nel 2009 e che Clooney ha voluto letteralmente trasportare nelle sale cinematografiche, della tragedia del secondo conflitto mondiale, tutto quello che è tristemente noto e dolorosamente in cancellabile, in The monuments men non c’è: i rastrellamenti, i campi di concentramento, i bombardamenti sono tutti intuibili ed inevitabili, ma la storia si concentra sul recupero delle opere d’arte, quelle che il gruppo di sette dotti americani volle salvare, e in buona parte ci riuscì, dalle razzie tedesche e riconsegnarle alle loro culle originarie.

Una storia di marines laureati, così concentrati a recuperare tele e sculture che non si lasciano nemmeno lusingare da una notte presumibilmente indimenticabile, quella proposta, ma non consumata, da un’avvenente Cate Blanchett, l’archivista francese, al fedele marito statunitense Matt Damon, che declina un invito semplicemente irrinunciabile.

Il film lo abbiamo visto sabato sera, naturalmente, in una delle tre sale del cinema Lux di Pistoia, in corso Gramsci, che ha riaperto battenti e proiezioni dopo un cambio di gestione: il personale è quello di prima, per fortuna; nessun posto di lavoro perso, dunque, proprio come monuments men, anzi, monuments work!

 

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