the untouchables. VOLEVO SCRIVERE SU DI MATTEO MA EVITERÒ: SENTO IL TINTINNIO DELLE MANETTE

«Mi premeva solo farvi sapere che fino a ieri ero intenzionato a scrivere un articolo in cui mi felicitavo per la mancata concessione della cittadinanza onoraria a Di Matteo, ma ho deciso di desistere. È questo un paese dove si spendono molte parole sulle classifiche impietose sullo stato della libertà d’espressione ma, al contempo, giornalisti e direttori rischiano di finire alla sbarra per le opinioni espresse su determinate categorie di persone sostanzialmente intoccabili»
Il pm Di Matteo a Sum #02 “Capire il futuro”

PISTOIA. Debbo scrivere questo articolo in prima persona, contravvenendo ad una delle regole base, perché posso parlare solo e soltanto per me.

Due notizie. La prima riguarda la condanna di Vittorio Sgarbi e Alessandro Sallusti per diffamazione ed omesso controllo ai danni del pm Nino Di Matteo, giudice antimafia divenuto celebre per le sue roboanti indagini sulla trattativa tra lo Stato e Cosa nostra.

La secondo riguarda la mancata concessione da parte del Consiglio comunale di Monsummano Terme della cittadinanza onoraria al pubblico ministero sopracitato. Era stata proposta dal Movimento 5 stelle (niente di nuovo) e da Monsummano Bene Comune. La maggioranza ha vinto e ha risposto picche.

L’articolo incriminato e che riguarda la prima notizia (anzi solo una sua parte, in quanto Sallusti è stato condannato a tre mesi per un reato – l’omesso controllo – di epoca fascista) è costato a Sgarbi una condanna a sei mesi più 40mila euri di risarcimento. Il titolo del pezzo era “Quando la mafia si combatte solo a parole”.

Nella parte dell’articolo in cui Sgarbi parla di Di Matteo afferma che Riina non è ormai più pericoloso – si tratta del 2014 – e che è ironico che lo stesso Stato che lo ha messo in condizione di non nuocere ne amplifichi adesso la pericolosità scrivendo romanzi origliatori su ciò che u’ curto dice da dietro le sbarre, tra inutili rivelazioni e minacce a vuoto. 

Aggiunge con fare ironico che “Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione. La mafia firma un crimine, non lo annuncia”. Secondo me anche i muri di casa mia, che per la prima volta ascoltano questa parole, hanno compreso che né Sgarbi né Sallusti hanno mai pensato che il pm Di Matteo fosse complice della mafia, sebbene il primo contesti il suo genere di antimafia. Ex articolo 21 della Costituzione.

Dunque tutta questa premessa per dire cosa? Alla fine niente di che: mi premeva solo farvi sapere che fino a ieri ero intenzionato a scrivere un articolo in cui mi felicitavo per la mancata concessione della cittadinanza onoraria a Di Matteo, ma ho deciso di desistere.

Ho cambiato idea e non lo scriverò più, perché visti i tempi che corrono rischierei di finire nei guai, con l’antimafia appesa alla lingua e i colleghi stronzi appesi alle palle, tutti in fila indiana in attesa di ricevere l’attestato di bontà, leggasi lecchinaggio. 

È questo un paese dove si spendono molte parole sulle classifiche impietose sullo stato della libertà d’espressione ma, al contempo, giornalisti e direttori rischiano di finire alla sbarra per le opinioni espresse su determinate categorie di persone sostanzialmente intoccabili. E tendenzialmente gli indignandos a gettone per le classifiche di cui sopra sono poi quelli che ghignano alla notizia di un collega condannato al carcere.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito che non è ammissibile finire dietro le sbarre per un

L’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di pensiero

reato di opinione, eppure vi sono molti magistrati, tra pm e giudici, che ritengono giusto confinare una opinione ritenuta diffamante in galera. Ma di questo, l’opinione maggioritaria asservita al potere giudiziario non parla.

Per un quarto di secolo abbiamo (avete) ritenuto necessario idolatrare la casta dei magistrati così da bastonare il nemico numero uno (Berlusconi), e adesso si brancola nel buio, assuefatti come siamo, quando sentiamo (sentite) parlare di libertà d’espressione.

Pensiamo che, tutto sommato, ogni tanto un pezzettino di libertà lo si possa concedere al togato di turno che non accetta mezza critica. Se poi lo scrivente appartiene alla rozzissima categoria denominata destra, ben vengano le querele, la galera e magari i lavori forzati.

Attendo con ansia la prossima classifica idiota sulla libertà d’espressione in Italia, la quale magari addebiterà lo stato comatoso della suddetta al fatto che il politico Berlusconi è proprietario di Mediaset: ecco, allora vi darò svariati ed ottimi motivi per querelarmi.

[Lorenzo Zuppini]

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