TIEZZI SPIEGA PERCHÉ PIRANDELLO

«L’ansia originaria della profondità degli scritti del drammaturgo si ripercuote, ancora oggi e a distanza di tanti anni, sugli attori che si misurano con questo mostro sacro della drammaturgia mondiale»
Federico Tiezzi, Gabriele Rizza e Franesco Colella
Federico Tiezzi, Gabriele Rizza e Franesco Colella

PISTOIA. Non c’è alcun bisogno di scomodare le grandi platee per accogliere, nel consueto incontro del sabato pomeriggio con il pubblico, parte dei protagonisti della tre giorni del teatro Manzoni. Il regista, Federico Tiezzi, non ha un viso che buca lo schermo, né il fascino per sedurre spettatori; il collega Gabriele Rizza, che conduce l’incontro, dovrebbe giocare un ruolo neutrale e non essere lui, il centro di gravità permanente, così come Francesco Colella, uno dei protagonisti di Non si sa mai, dramma pirandelliano, ultimo dramma pirandelliano compiuto, non è passato abbastanza dalla televisione, per poter poi essere celebrato.

L’incontro però, al cospetto delle solite lady sulla via del tramonto, non è affatto scontato, né noioso; il regista, prima di scendere nel dettaglio della rappresentazione, racconta e riassume il motivo che lo ha spinto a lavorare e portare in scena questa opera minore del Nobel agrigentino.

“È un lavoro sul quale si poteva lavorare – racconta Federico Tiezzi –, una primizia, nel panorama di Pirandello che ha scritto pagine e pagine solo per descrivere dettagli apparentemente ininfluenti. Mi sono preso la briga di lasciarmi sedurre dal fascino dell’in-condizionamento emotivo e psichico e ho portato alla luce un epilogo non preventivato”.

“È incredibile – aggiunge Francesco Colella – come l’ansia originaria della profondità degli scritti di Pirandello si ripercuota, ancora oggi e a distanza di così tanti anni sugli attori che come me si misurano con questo mostro sacro della drammaturgia mondiale: è veramente difficile rimanere estranei alle pulsioni dell’autore; portare in scena Pirandello è una cosa bellissima, che si può affrontare solo dopo aver già lavorato molto sui palcoscenici”.

Saverio Barsanti, il direttore artistico c’è ed è in sala; per lui, sul piccolo palco del saloncino, c’è anche la sedia del padrone di casa, che oltre a fare gli onori della maison, distribuisce perle di antologia teatrale: se avete un dubbio su nomi, cose, città e date, chiedeteglielo e sarà risolto. Però preferisce delinearsi, restare in fondo alla saletta, accanto alla consolle del mix: sorride, un’altra stagione è finita, l’ennesima, costruita sul suo solito lavoro professionale e certosino.

luigiscardigli@linealibera.info

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