toscana & ambiente. UNA CALAMITÀ [IN]NATURALE CHIAMATA PD

 

Il Capannone (chiuso) nella Foresta del Teso

PISTOIA. Casetta Pulledrari, discarica del Cassero, vivaio Forestale di Maresca, monnezza di Tana Termini, emissioni inceneritore di Montale, il Capannone, guardie ecozoofile volontarie inutilizzate: un bollettino di guerra che restituisce la situazione dell’ambiente in Toscana e in provincia di Pistoia.

Su tutti i fronti, dal turismo e dalla promozione territoriale fino alla gestione di importanti anelli della filiera industriale del ciclo dei rifiuti, i risultati e le performance parlano chiaro: o interviene la magistratura a chiudere  attività fuori controllo (o condannare singoli episodi) e pericolose per la salute, o tutto va alla malora. Basta fare una ricerca sul nostro giornale o su google per credere.

Chi ci rimette sono i soliti: i contribuenti che pagano per avere servizi ma si ritrovano invece prigionieri di enti e istituzioni in grado solo di castrare le potenzialità di un territorio ricco di risorse naturali come la montagna, giusto per fare un esempio relativo al pistoiese.

Da tempo è inspiegabilmente chiuso il Capannone, nella foresta del Teso, nel silenzio assordante dell’Unione dei Comuni che ne ha la proprietà; la Casetta Pulledrari, duecento metri più su, in attesa della fine contenzioso nato in ultima istanza dalla cialtroneria degli enti (tra cui la disciolta Comunità Montana), continua a essere esposta alla devastazione del suo patrimonio immobiliare.

Tana Termini, impianto chiuso e in attesa di bonifica

Non ha niente da dire il consigliere regionale e ultrà renziano Massimo Baldi, quello che un giorno sì e l’altro pure prendeva la Ximenes-Giardini per andare nelle valli del Reno e della Lima a raccontare che la montagna deve vivere di montagna e anche soprattutto comesefosseantani?

Eppure basterebbe poco per rafforzare le attività degli operatori montani e creare una sinergia che rilanci il territorio: innanzitutto far riaprire il macello a Cutigliano, tanto per fare un esempio concreto e praticabile, visto che non si parla di un macello industriale ma di una struttura piccola, da nemmeno cento capi annui.

Veniamo alla onlus del Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule: anche qui la pistoiesità e sinonimo di fallimento. Da un lato i sindaci dei “comunelli del cazzo” (cit. Vauro Senesi) che si fanno la guerra da anni senza essersi accorti dell’attrattività acquisita dall’area umida grazie al centro, con tutte le ricadute sull’indotto; dall’altro l’eterna guerra di potere all’interno del Pd fatta sulla pelle del territorio con lo scaricabarile tra l’ex presidente della provincia Fratoni e il sindaco di Monsummanno Vanni.

I sigilli alla discarica del Cassero

Certo, quest’ultimo dopo aver previsto in deroga l’ampliamento della discarica del Fossetto dovrebbe solo andare in esilio su Marte, ma l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni ce la farà entro la fine del mandato a portarne in fondo almeno mezza o rimarrà sul seggiolone a farci due Nardella così con l’economia circolare senza mai applicarla nella realtà?

Possibile non sia in grado, almeno sui rifiuti urbani, che sono poca cosa rispetto a quelli industriali, dare delle linee di indirizzo per passare dalla prediche alle pratiche, ossia alle raccolte differenziate di qualità che stanno sul mercato del riciclo attirando investimenti e rendono così residuali discariche e i costosissimi inceneritori?

La situazione dell’ambiente risulta comunque in linea con quella più generale rilevata dalla Corte dei Conti Toscana nei giorni scorsi, quando i giudici contabili analizzavano i più di due miliardi di passività del bilancio 2016 della Regione. Se fosse un’azienda, la Toscana, avrebbe già giustamente chiuso i battenti o iniziato a tagliare gli sprechi e le inefficienze.

[Lorenzo Cristofani]

Vivaio Forestale di Maresca

L’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni e Massimo Baldi

Discarica del Cassero, 5 luglio 2016

La sentenza definitiva della Cassazione per gli sforamenti del 2009 del Cis (Mazzanti, Franceschi e Perruccio)

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