toscana e rifiuti. LEGAMBIENTE: «SOLO UNA GESTIONE FALLIMENTARE»

I circoli Legambiente della provincia di Pistoia, conferenza sui rifiuti
I circoli Legambiente della provincia di Pistoia in conferenza stampa

PISTOIA. La gestione dei rifiuti della Regione Toscana e della provincia di Pistoia è stata ed è tuttora fallimentare.

Questa, più o meno esplicitamente, la dura ma acuta analisi di Legambiente Toscana, condivisa dal direttore generale del Cigno Verde Stefano Ciafani e argomentata nel dettaglio stamattina dai presidenti dei circoli locali: Antonio Sessa per Pistoia, Andrea Pacini per la Valdinievole (in sostituzione di Maurizio Del Ministro), Simone Bartolini per Agliana e Daniele Manetti per Quarrata.

La prima evidenza della totale incapacità amministrativa dei politici in generale ma anche degli uffici e degli enti coinvolti nella filiera dei rifiuti si riassume così: secondo il D. Lgs. 152 del 2006 la raccolta differenziata avrebbe dovuto raggiungere, entro il 31 dicembre 2012, la percentuale del 65%. Invece, nel 2014, secondo l’Agenzia Regionale Recupero Risorse era abbondantemente sotto il 50%.

L’inceneritore di Montale
L’inceneritore di Montale

Ma l’incapacità gestionale, da veri e propri dilettanti allo sbaraglio, risulta dal fatto che gli obiettivi principali per la corretta gestione dei rifiuti, cioè riduzione e riciclo effettivo, non sono mai stati presi in considerazione dai politici e dagli enti preposti alla pianificazione del ciclo integrato.

La riduzione a monte si esprime in termini di kg procapite annui di indifferenziato residuo, cioè la quota che deve essere smaltita in discarica o inceneritore e che va quindi minimizzata. Il riciclo effettivo è l’obiettivo, secondo le direttive europee, per il quale le raccolte differenziate sono semplicemente un mezzo: ma questo concetto è difficile da spiegare ai tanti amministratori e ‘tecnici’.

In altre parole le raccolte differenziate devono essere di qualità, altrimenti la circular economy e le politiche industriali di riciclo, quelle ad alto tasso di innovazione, occupazione e contenuto tecnologico, rimangono precluse, economicamente e tecnicamente.

Si dovrebbe copiare il sistema dell’Emilia Romagna: lì i comuni che producono più 150 kg procapite annui di rifiuto indifferenziato pagano un’ecotassa che inevitabilmente incentiva a ridurre la quota. A Parma, caso studio nazionale e non solo, sono stati raggiunti i 130 kg procapite annui, in Toscana mediamente più del triplo: così nasce il problema rifiuti.

Fuoco alla discarica del Cassero
Fuoco alla discarica del Cassero

Inoltre il mezzo, cioè la differenziata, deve essere incentivata con meccanismi premianti del tipo “pago in base all’indifferenziato che produco”: deve essere cioè possibile tracciare la produzione con sistemi di tariffazione puntuale adeguati a ricompensare chi differenzia bene e produce poco indifferenziato.

Publiambiente, il gestore dell’area Pistoia-Empoli, ha sperimentato queste metodologie di tracciabilità e tariffazione, ottenendo altissime percentuali di raccolta differenziata al punto che i comuni di Serravalle e Monsummano hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti nazionali: perché dunque non replicare in tutta la provincia?

Perché il comune capoluogo, nonostante le ambiziose promesse del sindaco Bertinelli non risulta pervenuto?

Dall’approccio ai rifiuti sbagliato e viziato da incompetenza appena descritto nascono i casi locali apparentemente scollegati l’uno dall’altro. Sulla terra dei fuochi del Cassero Arpat ha mostrato una certa incoerenza: ha prima indicato il Montalbano, con i comuni di Larciano e Lamporecchio come aree di massima ricaduta dei fumi, ma ha eseguito l’analisi sulle matrici organiche altrove.

Impianto di compostaggio della 'Sistemi Biologici', Piteglio
Impianto di compostaggio della Sistemi Biologici a Piteglio

Curioso poi, per non dire pazzesco, che un impianto tecnologico dove già si era verificata un’autocombustione non avesse né dei sensori di rilevamento di fiamma né un sistema antincendio o di spegnimento. Chi paga poi per i danni ai produttori biologici del Montalbano? Possibile che PistoiAmbiente, società che gestisce la discarica di rifiuti speciali, non abbia una copertura assicurativa per danni a terzi?

In Valdinievole il problema è la discarica del Fossetto: in area contigua al Padule, sopra una falda idrica e in deroga alle leggi da anni, alla faccia della certezza del diritto e del dovere.

Sono di qualche giorno fa alcune improvvide dichiarazioni della sindaca di San Marcello Silvia Cormio in merito alla sospensione delle attività imposta da Arpat all’impianto di compostaggio di Tana Termini. Lo stop infatti è stato un atto dovuto, in quanto l’impianto operava non a norma: i miasmi arrivavano fino a 9 km.

Case Passerini
Case Passerini

I rappresentanti del Cigno Verde hanno voluto precisare che la gestione separata dei rifiuti organici è fondamentale, anche per legge: compostaggio e digestione anaerobica sono un pilastro della green economy, è inammissibile che non riescano a funzionare a regola d’arte.

Marco Nesti e Luciano Marcacci, della Val di Lima e soci di Legambeinte, hanno parlato riportato che la Soprintendenza di Pisa bocciò l’istallazione di pannelli fotovoltaici su alcune case di Bagni di Lucca, per il vincolo paesaggistico e idrogeologico, mentre l’impianto di compostaggio venne collocato proprio sull’argine della Lima, nonostante numerose prescrizioni di Arpat e come se i vincoli valessero a giorni alterni.

Inceneritore di Montale: deve essere programmata quanto, prima senza se e senza ma, la chiusura definitiva, con atti ufficiali inequivocabili; possibilmente avviando preventivamente una corretta riduzione con tariffazione puntuale e avvio al riciclo delle differenziate.

In tale prospettiva di riduzione di indifferenziato residuo e di riciclo della materia, cioè di approccio virtuoso ai rifiuti, anche l’inceneritore di Case Passerini non ha ragione di essere preso in considerazione.

[Lorenzo Cristofani]

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