toscana fetens. COMMISSIONI DI DISCIPLINA, QUANDO LA DEMOCRAZIA SI CHIAMA KGB

«Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola» ed è proprio questo, l’oggi, il momento in cui il valore civile può avere un senso nel tentare di arginare uno strano concetto di etica e di legalità che conosce solo la sopraffazione di chi ha usurpato il potere democratico e schiaccia gli altri solo perché non obbediscono. a partire dal non-presidente Mattarella
Forse questo mondo potrebbe essere se non un giardino, almeno un prato ben rasato e curato. Basterebbe solo che il democratico Pd la smettesse di comportarsi da Covid-19 pretendendo di insegnare a vivere a chi non la pensa secondo lo schema del conformismo politicamente corretto. Basterebbe, insomma, che il sistema-Palamara andasse a farsi fottere. È così difficile? [foto Serena Pucci]

TI PROTEGGO SE SEI AMICO

ALTRIMENTI ’UN CONTI UN FICO!


La balena di Giona o ti vomita o ti caca…

 

STAMATTINA ho deciso di farvi una lezione teorico-pratica sul significato di commissione di disciplina ovvero l’organo collegiale che, in soldoni, «riguarda le bucce» di qualcuno che sia soggetto a qualcosa se quel qualcuno non abbia fatto qualcosa secondo il proprio dovere.

Ovviamente, poiché anche una commissione di disciplina è composta da «qualcuni», questi «qualcuni» saranno anch’essi doverosamente sottoposti a «qualcuni altri» al di sopra dei «qualcuni», signori sovrastrutturati a cui dover rispondere nel caso in cui «qualcuni» vengano a trovarsi nella condizione di non avere adempiuto al proprio dovere.

Semplificando

– il cittadino, soggetto alla legge, se commette un reato, finisce sotto il giudice penale; ma, a sua volta, il giudice penale dovrebbe rispondere a un altro giudice penale sovrastante, in caso di non assolvimento dei propri compiti (ho, però, ancora da vedere chiaro in questo discorso…)
– il cittadino (o pubblico dipendente o investito di una funzione sostanzialmente di rilievo pubblico: insegnante, giornalista, medico, impiegato pubblico, magistrato e quant’altro) nell’àmbito delle proprie competenze e doveri, se scazza e non fa il suo ma i cazzi suoi, dovrebbe essere soggetto a delle sanzioni disciplinari secondo regole amministrative esemplate proprio sul procedimento penale

Se non mi sono spiegato, chiarisco: chi commette un reato, finisce sotto il giudice penale (monocratico o collegiale), chi non fa il proprio dovere, se la cosa non costituisce reato, finisce solo in bocca alla balena di Giona (leggete la Bibbia, o bibbiani! V’insegnerà molte cose), che potrebbe essere intesa come metafora della commissione di disciplina.

Essa è, dunque, un animale enorme che ingolla tutto e risolve i casi in due modi:

  1. o vomita l’ingollato in tre giorni, se vuole salvarlo, come la balena biblica con il profeta Giona
  2. o lo digerisce e lo caca, se intende condannarlo; ed è forse per questo che, se vogliamo fare un augurio a qualcuno, gli diciamo «in culo alla balena» mentre il tapino deve rispondere «speriamo che non cachi», nel senso di «voglia dio che io venga vomitato e che sia salvato e non cacato!».
La metafisica balena del parco di Pinocchio a Collodi

Tutti hanno una balena a portata di mano dietro le spalle. Più volte ho parlato della commissione di disciplina dei giornalisti e anche con toni non proprio idilliaci. Ma di queste balene ne esistono infinite: esse costellano il mondo della scompisciata pubblica amministrazione e pubblico impiego d’Italia, e sono – purtroppo troppo spesso – più che libere balene delle orche assassine “ammaestrate” che saltano dall’acqua come negli acquari per afferrare i pesci che il loro istruttore tiene per la coda. All’apparir del pesce, l’orca-balena salta e mangia a comando.

Ma che valore ha una balena di Giona se non è libera, ma è di serra come un pesce rosso nella boccia che teniamo sopra il piano della credenza? Fin qui la teoria: ora la pratica.

L’USL DI MORELLO MARCHESE
E LA BALENA DI GIONA

Il dottor Roberto Biagini è il metaforico gestore della balena di Paolo Morello Marchese e del Granduca Rossi

Anche nella democraticissima e trasparente Usl Toscana Centro, quella al cui interno vive e regna il Granduca di Toscana, con un Giovanni delle Bande Nere condottiero degli armigeri piddini della sanità, un capitano di nome Paolo Morello Marchese (di Carabattole anziché di Carabas), c’è una commissione-balena retta e guidata da un viceré che ha nome Roberto Biagini e titolo di “dottor”.

La balena del dottor Biagini, che, prima di approdare al trono della disciplinare, è stato anche al “gommone” San Jacopo di Pistoia, città-sarcofago centro mondiale di diffusione del Pd toscano e non solo, e dei suoi brillanti dirigenti incarrierati, ha sede a Firenze e dovrebbe, a lume di naso, vigilare sugli usi e sugli abusi (etici, cosmetici ed emetici) dei dipendenti Asl. E farlo in assoluta autonomia e indipendenza, come dovrebbero anche i magistrati. Quella balena possiede, infatti, una propria casella Pec pubblica (procedimentidisciplinari.uslcentro@postacert.toscana.it) che lascia presupporre passaggi di notizie e richieste di intervento disciplinare sia in entrata che in uscita.

Non soffriamo della sindrome del corno alpino per far risuonare solo la voce del PaDrone…

Proprio per questo motivo, in data 6 gennaio 2020 alle 21:32 Linea Libera segnalò al dottor Roberto Biagini varie irregolarità nei comportamenti della signora Daniela Ponticelli, coordinatrice dell’ufficio (inesistente) stampa & propaganda dell’Usl di Giovanni delle Bande Nere/Morello Marchese.

Di primo acchito il 7 gennaio 2020 alle ore 9:56, la balena del dottor Biagini rispose così: «non si aprono gli allegati per cui la suddetta email è da ritenersi incomprensibile».

Dal momento che Linea Libera è, però, un vero quotidiano e non un corno alpino che serve solo a far risuonare la voce del padrone, con gentilezza fu spedita una nuova mail certificata con ulteriori copie della nostra richiesta.

Risposta (ore 9:59, stesso giorno) «si comunica che questo ufficio può tener conto solo delle segnalazioni che provengono dalla direzione aziendale essendo un ufficio interno. si prega pertanto di rivolgersi alla direzione aziendale per giusta competenza. la segreteria upd». È bello un ufficio interno dotato di Pec: per scrivere cosa? Lettere d’amore segrete o messaggi hard al Marchese o al Granduca? Boh…

Confermando che Linea Libera non è neppure un corno inglese, ma una tromba da caccia alla volpe, così fu risposto (7 gennaio 2020, ore 12:56 – sempre Pec):

Buongiorno.
Niente da eccepire su quanto dichiarato nella Vs. risposta, a condizione (ovviamente imprescindibile) che ci siano fornite le ragioni giuridiche del diniego a procedere.

Ricordando, sempre a codesto ufficio, gli obblighi che il Decreto del Presidente della Repubblica 16 Aprile 2013, N. 62. Regolamento Recante Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici, a norma dell’articolo 54 del Decreto Legislativo 30 Marzo 2001, N. 165 (Pubbl. G.U. N. 129 Del 4 Giugno 2013), prevede agli artt. 11, 12, 13.

In attesa, si ringrazia e si porgono distinti saluti allegando, in forma consultabile, quanto già inviatovi – riguardo a cui ci avete segnalato l’impossibilità di aprire il file.

CONCLUSIONE TRASPARENTE: C’È CHI “PÒLE” E CHI NO
BALENE PIDDINE, VOMITI & DEFECAZIONI

Una famosa canzone goliardica cantava: «La morale della storia: anche i frati fan baldoria. Religiosamente». Per i più puri di spirito che non hanno capito l’antifona:

  1. Dott. Giuseppe Fiore. Così finisce chi pensa col proprio cervello

    se sei un dipendente sgradito e sgradevole, come il dottor Giuseppe Fiore di Pescia, allora gli spioni dell’Asl (signora Ponticelli compresa) segnalano il tuo nome al Marchese di Carabattole ovvero Giovanni delle Bande Nere, che sùbito si mette in moto e allerta il dottor Roberto Biagini, il quale salta giù dalla branda di camerata e, ancora in mutande da sbarco, schiaffa un suo collega in cella di rigore, lo processa e lo spedisce a Guantanámo (per vedere tutti i particolari in cronaca sulla vicenda Fiore, digitare Giuseppe Fiore nella riga di ricerca su questo quotidiano rompipalle)

  2. se sei un dipendente gradito e gradevole (e, per esserlo, basta avere un profilo facebook in cui dichiari di essere cattocomunista di fede e stai a posto) la democratica commissione di disciplina prima non riesce a leggere gli allegati di una Pec; poi, dinanzi all’evidenza, mette le mani avanti per non farsi male cadendo e risponde «si prega pertanto di rivolgersi alla direzione aziendale per giusta competenza», quando anche il più bischero dei dipendenti pubblici sa che, se una richiesta è inviata a un ufficio che non è competente, la legge prevede che quell’ufficio medesimo passi direttamente la palla all’ufficio deputato alla bisogna.

Ma la legge democratico-bibbiana è una, semplice e ferrea: «come un pesce resto muto, ti vo in culo e ti saluto».

L’allattamento alle palle di seggiola è fortemente sconsigliato anche ai tempi del Covid-19

O gentili comunisti del Granduca di Bientina, non abbiamo «puppato a una palla di seggiola» e non siamo deficienti come voi volete far credere. Da questo punto di vista il vostro beneamato Palamara è chiarissimo e vi scopre il sederino d’oro: «Salvini ha ragione, ma va ugualmente preso a legnate!». Come del resto Fiore, che è della Lega, no?

Ho fatto il giornalista per raccontare, non per ammutolire, riservando la mia lingua al «lecco del culo» del Pd, cocchini!

E questo vale anche per la disciplinare dell’ordine dei giornalisti della Toscana.

Naturalmente di tutto quello che è scritto ci sono le prove documentali

Scarica la commissione di disciplina Usl Toscana Centro

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Si può ancora invocare l’art. 21 della Costituzione

Chi vuole che noi ce ne stiamo zitti, è un mafioso. Non funziona così…


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