tpl & franciosi di macron. ROSSI, INDAGATO, SENTE MALE E SI CONTORCE: MA NON ERANO LUI E IL SUO PARTITO CHE HANNO SEMPRE AVUTO FIDUCIA CIECA NELLA MAGISTRATURA? O LA GIUSTIZIA, AI TEMPI DI PALAMARA, NON È PIÙ GARANTITA MA PUÒ ESSERE ANCHE AMARA?

«Caro Ciccio – verrebbe da dire –, dàtti una calmata! E mostra un po’ più di umiltà o dovrai prendere qualche secchio di ‘Valium’ per non dare di fuori. Siamo certi che sei santo, ma làsciatelo dire da chi di dovere, dai pm della procura, dato che “chi si loda s’imbroda”!»
Povero Rossi, non gli ci voleva tanta pubblicità proprio a un passo dalle elezioni nella sua adorata Regione di zucche vuote che hanno “puppato” ospedali nuovi da fare schifo (guardate Prato: trombe e tamburi e ora un ampliamento perché quel coso del Santo Stefano è piccino, per la città, come una scatolina di Tic Tac! E spendi pure…).

IL GRANDUCA ILLUSTRISSIMO LA CAPIVA BENISSIMO

E QUANDO C’ERA DA SPENDERE, NON SI FACEVA ATTENDERE!


L’Illuminato e la sua politica sanintaria. Se il suo trono vacilla, l’anima del Granduca tosto brilla (= brilla come brilla una mina…)

 

NON MI HA MERAVIGLIATO più di tanto la notizia dell’avviso di garanzia inviato a S.E. il Granduca Enrico Rossi. I giornali ne hanno parlato ieri o stamattina, mentre Linea Libera lo aveva fatto già fino dal giorno 11 giugno scorso, trascrivendo una telefonata che avevamo ricevuto in merito a strane manovre di giunta e consiglio regionale.

Questo è il pezzo tpl, autorità del mercato a gestori uscenti: rispettare obblighi e potete rileggervelo con calma per cercare di capire di più e aldilà.

Poi la Regione si è “vantata” di avere vinto il ricorso al Consiglio di Stato ed ha strombazzato, secondo il solito costume delle truppe moscovite sulla Piazza Rossa, il risultato ottenuto: lode ai comunisti toscani, giganti e non nani, che hanno sempre ragione e non finiscono mai sotto osservazione.

È buffo, però. Fresco di giornata il primo “ovo” viene con l’avviso sulla questione mascherine (25 milioni il mese, cioè 50 miliardi di vecchie lire) per prodotti alla carta igienica.

E poi, «uovo con il pennello» (come dicevano le nonne), cioè con il guscio non ancora ben formato, dèccoti l’avviso per «turbativa d’asta». Tra poco cos’altro ci sarà da aspettarsi? Un vetrino al microscopio anche per il mercimonio, ai franciosi di Macron & Brigitte, delle Terme di Montecatini?  Chi vivrà vedrà.

Rossi, indagato, sente male e si contorce. Non è abituato ad essere un cittadino qualsiasi, un quisque de populo a cui lui ha sempre inculcato il principio secondo cui «la giustizia è tutta santa, te la suona e te la canta: e ci vuol tutta fiducia, pur se il cul senti che brucia».

Nulla per caso è fatto in alto e in basso: generan tutto qui squadra e compasso…

Dignum et iustum est, da parte dei discepoli (i pòeri toscani spennati come chi scrive), prendere in giro a suon di satira i maestri sofisti che hanno regolato la vita altrui con l’etica radical-progressista cotta al barbecue lì per lì.

Anche perché fa girare i corbelli sentire il modo in cui «il concepito (come la Madonna) senza peccato originale» reagisce alla notizia dell’indagine in corso du di lui.

Sul Corriere della Sera di oggi, 17 giugno, è riportato l’intervento del Granduca pubblicato sulla sua pagina facebook: ma il titolo suggerisce qualcosa in più. Dice: «Accuse infamanti e ridicole», parole di Rossi che sono “conclusive” e perciò scorrette. «Aspetto il momento giusto per procedere a querelare i calunniatori a cui consiglio di prepararsi a pagare per le loro diffamazioni»: è una chiara minaccia di vendetta, sparata lì per lì ad effetto; ma stia bene attento, l’incauto, a non finire come quando abbracciava i cinesi e considerava razzisti tutti quelli che non lo facevano come lui.

È qui la caramellina all’arancia?

Caro Ciccio – verrebbe da dire –, dàtti una calmata! E mostra un po’ più di umiltà o dovrai prendere qualche secchio di Valium per non dare di fuori. Siamo certi che sei santo, ma làsciatelo dire da chi di dovere, dai pm della procura, dato che «chi si loda s’imbroda»!

Povero Rossi, non gli ci voleva tanta pubblicità proprio a un passo dalle elezioni nella sua adorata Regione di zucche vuote che hanno “puppato” ospedali nuovi da fare schifo (guardate Prato: trombe e tamburi e ora un ampliamento perché quel coso del Santo Stefano è piccino, per la città, come una scatolina di Tic-Tac! E spendi pure…).

Per Rossi la colpa è sempre degli altri: cattivi, stronzi, imbecilli, calunniatori (lo vedremo, Presidè…).

Intanto in giro c’è il pandemonio al posto della pandemia. Ed ecco cosa scrivono in proposito i presidenti di Copit/Pistoia e Cap/Prato:

Antonio Principato, presidente del Copit

 

Con riferimento alla polemica sollevata intorno all’iscrizione nel registro degli indagati del Presidente Rossi, ed anche intorno alle apparenti ragioni di tale iscrizione, i sottoscritti ritengono di dover riportare le cose al vero.

Una serie di anomalie e di singolarità, nel corso della procedura di gara pubblica, hanno indotto due Società consorziate (CAP di Prato e COPIT di Pistoia) a riferire i fatti alla competente Procura della Repubblica, rispettivamente nel Giugno e nel Dicembre 2019.

Sono stati riferiti fatti, non opinioni, lasciando naturalmente alle indagini della Procura i necessari accertamenti.

A proposito della intervista resa dal Presidente Rossi in data 13.11.2015, le due Società hanno rappresentato alla Procura che il Presidente, dando la gara per vinta da RATP, aveva manifestato malcelato disprezzo per le Società toscane ed elogi per la Società francese RATP.

Viceversa, RATP (e con lei Autolinee Toscane, che fa parte del gruppo) non aveva vinto niente, giacché era ancora in corso la valutazione da parte della Commissione giudicatrice del PEF (Piano economico finanziario) presentato dai due concorrenti: valutazione che è stata effettuata soltanto dopo l’intervista, in data 17.11.2015, mentre l’aggiudicazione provvisoria a favore di Autolinee Toscane è avvenuta ancora dopo, in data 24.11.2015.

Giuseppe Gori, presidente Cap di Prato

Le due Società toscane hanno chiesto quindi alla Procura di verificare se, attraverso le dichiarazioni del Presidente Rossi, sia stato condizionato ed influenzato l’operato della Commissione giudicatrice, la quale, dopo l’intervista, aveva svolto il suo esame ed aveva concluso che il PEF prodotto (anche) da Autolinee Toscane era coerente e sostenibile rispetto alle prescrizioni di gara.

Tale verifica appariva ancora più necessaria per la circostanza che il TAR Toscana, con sentenza in data 21.9.2016, aveva annullato l’aggiudicazione in favore di Autolinee Toscane-RATP proprio per la non conformità e la non coerenza del PEF, con ciò palesando il rilievo essenziale che tale documento possedeva ai fini della aggiudicazione della gara e la valutazione antigiuridica che ne aveva fatto la Commissione giudicatrice.

Si osserva infine che la Procura ben avrebbe potuto e dovuto chiedere la archiviazione, qualora avesse ritenuto infondati gli esposti, e che essa – viceversa – sta procedendo, dopo lunghi mesi di indagini.

In quanto poi alle scomposte dichiarazioni del Presidente Rossi, che tratta da calunniatori gli autori degli esposti e delle denunce, le persone e le Società interessate reagiranno nelle competenti sedi giudiziarie.

Il Presidente di Cap – Il Presidente di Copit

Andremo vedendo, disse il cieco. 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Critica, cronaca, satira (art. 21 Costituzione)

Vent’anni hai fatto il ben della Toscana:
ora abbi fede e ascolta la campana!


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