TRE GIORNI COL “FATTO QUOTIDIANO”, OVVERO FESTA DELLE OPINIONI

Il palco. 1 - Social Pirla
Il palco. 1 – Social Pirla

MARINA DI PIETRASANTA. La Versiliana. Il 2,3 e 4 settembre tutti i giornalisti del Fatto Quotidiano sono qui, sotto i pini della Versiliana ma soprattutto c’è un sacco di gente a ascoltare i dibattiti, a vedere gli spettacoli a comprare e leggere libri che Scanzi, Travaglio, Selvaggia Lucarelli, Marco Lillo, Peter Gomez e gli altri autografano o commentano volentieri.

Primo incontro del pomeriggio intitolato al “Social Pirla”. A parlare dell’uso e dell’abuso dei vari Facebook, Twitter e non solo si trovano Marco Travaglio, Andrea Scanzi e Pietrangelo Buttafuoco.

Travaglio si lamenta del fatto che spesso sui social gli viene rimproverato di scrivere quel che pensa, per il solo motivo che lo pensa, senza altri fini…

Scanzi sostiene che la rete finisce per amplificare il tifo e quindi molti non accettano che si possa ragionare fuori dal tifo: non si può parlare bene dei 5 Stelle se fanno bene e male se fanno male, sei un venduto…

Mentre i due gladiatori del Fatto interloquiscono con i loro seguaci feisbucchiani, Buttafuoco che preferisce Twitter, dichiara di non seguire i commenti, soprattutto quelli buoni, perché la sua intenzione è di dare informazioni, ampliare la propria funzione di giornalista, perché – sostiene – non c’è più la capacità di parlare ma solo di inveire.

Poi a proposito del web in generale qualcuno denuncia l’opera di disinformazione scientifica mascherata dietro siti molto ben fatti dall’apparenza estremamente affidabile ma,  in ogni caso – Buttafuoco conclude – Wikipedia non vale la Treccani.

Intanto Gigi Proietti sta provando lo spettacolo serale e la sua voce arriva attraverso le fronde fino a Woodcock, il Pm, che ci sta spiegando insieme a Giulia Bongiorno e Marco Lillo, i problemi della giustizia… che le riforme del Governo hanno solo giobbato (termine che  sta per fare il furbo con lo scopo di ingannare).

È Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto, tra i meno video addicted, a introdurre il dibattito sulla giustizia. Si parla di prescrizione e intercettazioni. Nessuno sa più a che punto sono le riforme…

Marco Lillo, giornalista investigativo del Fatto, rivolto al pubblico, esordisce dicendo che si rammarica di averci truffato: «Tutte le grandi inchieste di cui vi abbiamo parlato sono finite per lo più prescritte… su Verdini… compreso Anemone e Balducci, tutto finirà in prescrizione. Dopo che siamo andati avanti per decenni a raccontare tanti misfatti, finirà tutto in questa riforma con cui il Governo Renzi ha solo cercato di placare l’opinione pubblica».

Invece di allungare il termine di prescrizione hanno introdotto interruzioni, tra un grado e l’altro ci dovrebbe essere un’interruzione, la fregatura è che il meccanismo si dovrà realizzare attraverso una legge delega… cioè una delega in bianco al governo che quindi potrebbe andare avanti sine die. È facile immaginare che non avremo mai questa legge.

Il palco. 2 - Prescrizioni intercettazioni e altre droghe
Il palco. 2 – Prescrizioni intercettazioni e altre droghe…

Woodcock sullo stesso tema: «Prime vittime della prescrizione sono i reati contro la pubblica amministrazione, reati di corruzione etc. Sì, sono state previste due sospensioni.

«Servirà a poco, l’effetto sicuramente sgradevole sarà di spezzettare il processo che invece è una catena di montaggio, non dovrebbe interrompersi.

«Non ci possiamo permettere di far prescrivere il processo in appello perché a quel punto abbiamo già speso un sacco di soldi e di tempo del tutto inutilmente». L’Italia di Renzi & C.

«La prescrizione in verità è un alibi – continua Woodcock – per i Pm che non sanno fare le indagini, gli avvocati che non sanno o non hanno voglia di fare bene la difesa e dei giudici che si scocciano di scrivere la sentenza… (scucciano dice il biondo Pm, il più famoso d’Italia, forse in un tentativo di ammorbidire l’accusa verso i colleghi magistrati)».

Ferruccio Sansa, il giornalista intervistatore, si rivolge a Giulia Bongiorno: come giudica la riforma? Renzi che sta facendo nella politica della giustizia?

Risposta. «Renzi in realtà è riuscito a creare intorno a sé un grande consenso, è stato molto bravo in questo. Quando da, ormai ex, Presidente della Commissione Giustizia mettevamo all’ordine del giorno le intercettazioni, c’era una sorta di requisitoria contro di me perché le intercettazioni riguardavano Berlusconi… Mi si diceva che avrei dovuto occuparmi di rendere più efficiente la giustizia… Con la riforma le intercettazioni non saranno nemmeno più trascritte… Adesso nemmeno nelle linee guida di Renzi si trova di mettere al primo punto l’efficienza della giustizia. Questo governo rispetto a Berlusconi sta facendo molto di più è molto di peggio sulla giustizia».

È uno spettacolo emozionante, per chi si trova qui, vedere come temi di importanza essenziale vengono affrontati con passione e semplicità da veri esperti, interpreti della nostra società.

A questi si avvicendano altri personaggi illustri e popolari: è la volta di Selvaggia Lucarelli che intervista Stefano Benni.

Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli

Lucarelli: «Subito su Charlie Hebdo, che ne dici?».

Benni: «Mi meraviglio che ci si meravigli, la satira è così… e deve essere compresa per quel che è. Questa volta il web l’ha amplificata. La vignetta è fatta male, ma gli italiani non si vogliono allenare all’umorismo».

Lucarelli: «Checco Zalone?».

Benni: «È un comico rassicurante, è un comico affettuoso, non è l’umorismo che piace a me, ma in giro c’è di peggio».

Lucarelli: «Perché ce l’hai con la televisione?».

Benni: «È la Tv che ce l’ha con me e non è molto amica dei libri; io non manco a lei e lei non manca a me».

Lucarelli: «Che pensi della arcinota frase di Eco sull’imbecillità degli utenti della rete?».

Benni: «Penso che quella di Eco fosse una provocazione. Tipo: si lasci servire, lei è un cretino».

Lucarelli: «Tu sei un grande neologista, Mentana ha inventato webete».

Benni: «Sì è bello, vorrei fosse venuto in mente a me… ma bisogna fare un discorso sulla fretta di comunicare che non sempre fa bene».

Marco Travaglio e Peter Gomez
Marco Travaglio e Peter Gomez

Lucarelli: «Tu hai detto che scrivi per il pubblico e non per i premi, che vuol dire scrivere per i premi?».

Benni: «Sì, capita che ci siano periodi in cui il filone è di un certo tipo per esempio ora vanno le storie d’amore, magari l’editore ti dice “ecco servirebbe un libro in cui si parla di un Commissario cieco che in un groviglio di sentimenti finisce per possedere un tapiro…”, ecco anche no, grazie».

Lucarelli: «Hai sentito del Fertility day della Lorenzin. Che dici?».

Benni: «Mah, la Lorenzin, chissà da quale ipotalamo… no, ho seguito poco, allora meglio dire: Tr…».

Il sole è tramontato da un pezzo, i due parlano con le spalle rivolte a un maxi schermo luminoso che li rende visibili fino alle ultime file ancora fitte di persone che da questa mattina hanno seguito prima il dibattito tra Zagrebelski e il Ministro Orlando, di cui daremo più ampio conto, poi gli incontri al Caffè e non ancora domi ridono e applaudono…

Oggi c’è Di Maio.

[Paola Fortunati]

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