tre passi nel delirio. NON SARÀ MICA CHE CERTE MANOVRE SERVONO SOLO A TENTAR DI TAPPARE LA BOCCA A QUALCUNO CHE STRILLA TROPPO?

Sia io che Alessandro Romiti abbiamo scoperto di essere dei pericolosissimi delinquenti seriali che mestano e mettono in moto “disegni criminosi” d’ogni genere a danno di casti e puri fiorellin di serra, come diceva il Buralli di Lucca, ex vigile urbano dei tempi dell’Amadori a Quarrata…

Nel caso, come in una commedia dell’arte, fossimo condannati per queste gravissime offese, chiederemo, alla clemenza della corte, non la detenzione (che, come un sigaro, non si rifiuta a nessuno) ma, alla maniera del Berlusca, l’affidamento ai servizi sociali

 

CHI IL RIDICOLO NON VEDE

SI FA MALE E NON CI CREDE

 


 

«Se si ammazza chi ci vuole bene – disse Pisìstrato alla moglie incazzata –, cosa mai dovremo fare a chi ci odia?»

 

L’OCCHIELLO rimanda a una pellicola del 1968: Tre passi nel delirio è, infatti, un film collettivo, suddiviso in 3 episodi liberamente ispirati a racconti di Edgar Allan Poe, diretto da Federico Fellini, Louis Malle e Roger Vadim.

L’anno, sotto il profilo ideologico della sinistra radical, è appropriatissimo: il sessantotto, cioè l’inizio della nuova cultura di massa (e… accozzìle).

La visione è vivamente consigliata a tutta la pubblica [dis]amministrazione italiana che, dopo una gozzoviglia di decenni immondi di iper-offensione nei confronti di tutto e di tutti, giunta al podere, s’è assestata come Di Maio, e s’è trasformata in un classico priore di Santallemura o di Babbiana (senza la R), pieno di dubbi; anima pura, pien di sensi di colpa e di paura. Le rime mi scappano per forza, abbiate pazienza: io vengo dalla scuola di Gentile e non da quella della Fedeli laureata in nulla.

Nell’orgia dell’oggi, in cui tutti si sentono salvatori del mondo e intendono assestare botte da orbi a tutti, specie se questi tutti prendono giustamente in giro la stupidità umana attraverso la critica e la satira; nella confusione ideatica generale, ne spuntano ogni giorno di tutti color’ di fior, giano e vermiglio.

Specie a sinistra, ci sono più preti che in Vaticano. E amministrano il loro pensiero etico-punitivo con il rigore (cieco) di chi capisce il giusto e, proprio per questo, non si limitano a cadere nel ridicolo: ci sono in mezzo fino al collo e oltre.

L’assessore Ciottoli si offende? Ma è un agnellone. È buono come il pan-secco. A Natale dà perfino il panettone a tutti!

Ormai, gentili bauloppi del politically correct, non c’è verso di fare una battuta senza il rischio di trovare (tanto per cambiare) un giudice che ti spara per il tuo ardir di mettere in dubbio e in ridicolo (come merita) il potere politico, quello bancario, quello monetario, quello cinese, quello dei diavoli della Tasmania e – come ha detto Crozza venerdì scorso sui “matrimoni fra specie diverse, purché consenzienti” – quello dei canguri che si innamorano d’una bella maori e se la vogliono trombare perché travolti dalla passione, ma… rigorosamente consenzienti (rifatevela con Crozza, vecchine Pd del dopo-vespro in Duomo!).

La dimostrazione di questo assioma (non c’è cervello a Roma – riecco la rima e meglio di prima) ve la offro con queste immagini che parlano da sole.

Sia io che Alessandro Romiti abbiamo scoperto, con sommo stupore, di essere dei pericolosissimi delinquenti seriali che mestano e mettono in moto disegni criminosi d’ogni genere a danno di “casti e puri fiorellin di serra”, come diceva il Buralli di Lucca, ex vigile urbano dei tempi dell’Amadori a Quarrata: orchidee (da orchite) che vanno difese con la lancia di San Giorgio dall’aggressione neonazista dilagante B/R (Bianchini/Romiti).

Fra i motivi dei nostri rinvii a giudizio ci dovrebbero essere anche le gravissime offese (da lavare col sangue dei colpevoli) arrecate al sindaco Benesperi di Agliana e alla sua spalla (tonda) Ciottoli: uno è stato rappresentato come Pedrito el Drito (e sol dal dispiacer s’è deperito), mentre l’altro, più adatto a far da cena che politica, lamenta prevaricazione e spregio nei suoi confronti, ché è stato assomigliato a un agnellone.

Pesaro. Esempi di nuova cultura politicamente corretta post-sessantottina

Io mi domando – e vi domando – cosa dovrebbero dire, fare baciare, lettera e testamento (ancor citazione di Crozza di venerdì scorso), tutti gli altri personaggi di cui vi offro notevolissime sfanculate ironico-satiriche e senza tanti peli di pecora. Dovrebbero, forse, dichiarare lo stato di guerra e far sparare a vista per le strade ai pericolosi B/R?

La cosa sembra una presa di culo, ma è tragica come l’Italia e chi dovrebbe guidarne le sorti con la dovuta saggezza. Pensate, per un istante, a quanto spende, questa giustizia giustizialista, cattocomunista, radical chic, politically correct, palamarista & boldriniana imparentata coi fratoiannici di sinistra e cirinnìaci, non privi di lamorgesismo dilagante, che al posto di babbo e mamma dicono genitore 1 e genitore 2, tanto che domani, quando vedrò un amico, dovrò chiedergli: «Come sta il tuo genitore 1 e quello stronzo del genitore 2 che fece le corna al tuo genitore 1 e scappò ai Caraibi con uno spretato? È sempre in vita o se l’è preso dio nella pace del Covid?». Immaginate un mondo da… chi Lamorgese non campò neanche un mese!

E Mattarella cosa dovrebbe dire, scusate? Chiama a raccolta mafia-camorra-’ndrangheta e Nuova Corona Unita?

Rammento, con molta disperazione in còre, un giudice che fuggì nauseato da Pistoia, città-sarcofago e sepolcro imbiancato (ma col minio…), che, se un qualche leguleio ben-pagato gli presentava una querela a cazzo di cane tipo quelle di Benesperi & Ciottoli, non perdeva il tempo a fare il copia-incolla con danno erariale e detrimento della credibilità della giustizia: chiamava il brillante “artista ciucciasoldi”; lo riceveva a quattr’occhi e gli metteva la querela a lungo ponzata sotto il nasino alla francese tipo-Conte, aggiungendo solo: «Questa se la riporta a casa lei, vero?».

Diversamente nell’oggi e in questo caso. Il che può dimostrare due cose (ma forse anche tre):

  1. nessuno legge e scrive
  2. nessuno sa leggere, scrivere e capire l’italiano

oppure, cosa gravissima,

le forche non sono caudine, ma più semplicemente politiche e ideologiche.

E dentro ci finisce chi sta sul cazzo, non chi lo merita.

 

Nobili esempi di vignette libere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso in cui, come in una commedia dell’arte, fossimo condannati, chiederemo, alla clemenza della corte, non la detenzione (che, come un sigaro, non si rifiuta a nessuno) ma, alla maniera del Berlusca, l’affidamento ai servizi sociali.

Magari sulle rotonde di Agliana, casa del duo Pedrito/Agnellone, a convertire le prostitute spiegando loro l’importanza di passare a un regime di vita etico e sano, sicuramente politically correct.

Viva l’Italia della Costituzione e non del letto di contenzione!

Dagli arresti domiciliari, Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

 

Il ridicolo disonora più del disonore.
                                    François de La Rochefoucauld

 


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