tribunale. SCANDALO CIMITERI, CONTINUA L’ISTRUTTORIA

Il cimitero in via dei Campisanti
Il cimitero in via dei Campisanti

PISTOIA. Ancora una lunga istruttoria quella di stamattina, 18 ottobre, nell’aula penale del Palazzo di Giustizia per lo scandalo dei cimiteri.

Dodici erano state le richieste di rinvio a giudizio per altrettanti imputati lo scorso marzo, al termine di un’inchiesta portata avanti dagli investigatori della sezione di Pg della Guardia di finanza, con ben 41 capi di imputazione per reati che vanno dalla soppressione e distruzione di cadavere al peculato, dalla violazione di sepolcro all’abuso d’ufficio, dall’omessa denuncia al falso, al riciclaggio di lapidi. I familiari di due defunti si erano costituiti in giudizio come parti civili.

Salme smembrate, resti umani ammassati indistintamente in sacchi neri di plastica, ornamenti di tombe trafugati, giardinetti di lapidi abusivamente installati, il tutto per un ritorno economico di decine di migliaia di euro.

È proseguita questa mattina, dinanzi al collegio Gaspari, Martucci e Bizzarri, l’audizione (iniziata lo scorso 3 maggio) di un maresciallo della Guardia di Finanza che, interrogato dal pm Fabio Di Vizio, ha ripercorso le indagini svolte sulla macabra vicenda, leggendo anche parte delle intercettazioni telefoniche tra alcuni imputati.

“C’è questo cionchino, ti può servire o no?” “Ma vediamo”, in riferiemento ad alcuni manufatti cimiteriali. E, su come e quando montare gli ornamenti vecchi “Meglio la domenica mattina, il sabato c’è troppa gente nei cimiteri”. A parlare sono Guido Tesi, ex dipendente dell’azienda Manuten-Coop, ex assegnataria del servizio di gestione dei cimiteri e Paolo Pisaneschi, pistoiese, proprietario di due attività di marmista.

Tra gli altri imputati, l’ispettore comunale Nicola Livi (accusato di abuso d’ufficio per aver comunicato a Tesi l’esistenza delle denunce e dell’inchiesta); altri sei operatori cimiteriali (Alessandro Tonini di Pistoia; Diego Traversari di Pescia; Giampaolo Chiesa di Monsummano; Giovanni Matulli di Pistoia; Saverio Folino di Pistoia; Francisco Mori di Monsummano); Gerardo Delle Rose, titolare del negozio di fiori davanti al cimitero comunale; Stefano Lupi, di Prato, anch’egli titolare di un’attività di rivendita lapidi.

Le indagini erano partite dalle denunce di alcuni cittadini che non sapevano più che fine avessero fatto le salme dei propri cari.

Il maresciallo sentito in udienza ha parlato di 64 casi di accordi per manufatti cimiteriali che Guido Tesi concordava con i clienti.

Le perquisizioni della Polizia giudiziaria sono avvenute il 24 giugno 2014 con relativo sequestro sia di marmi, nuovi e usati, sia di attrezzature per la lavorazione, tutto sequestrato nell’abitazione di Tesi, nella cappella del cimitero di Sant’Angelo, nel locale di Alessandro Tonini, nel negozio di Delle Rose, nelle ditte di Lupi e Pisaneschi. “Nessuno di loro aveva i requisiti previsti dalla legge per detenere tale materiale” ha detto il maresciallo.

Non solo: nella casa di Guido Tesi la polizia giudiziaria aveva sequestrato un quaderno blu con annotazioni sul trasferimento di defunti dal 2005 al 2012, identificato poi nel registro dell’ossario la cui sparizione era stata denunciata dal Comune di Pistoia.

Ancora, il maresciallo ha raccontato delle operazioni effettuate sui cadaveri: alcuni ammassati in sacchi neri di plastica (non in apposite cassette di zinco previste dalla legge), riesumati prima della completa mineralizzazione, sepolture multiple.

“Codesto tu lo pigli e tu lo metti di sotto, che c…o te ne frega” parole che emergono dalle intercettazioni telefoniche tra Tesi e Tonini. E ancora “ I resti tu li metti in una cassetta unica doppia”. E tra Delle Rose e Tonini: “Entro stasera non ci deve essere più quella tomba lì… è un casino, è venuto un vigile da me… ci sono gli operatori che fanno dei lavori”.

Molte irregolarità sono venute alla luce grazie ad alcuni operatori comunali che, mentre stavano scavando delle fosse, come al cimitero di Pracchia o a quello di Sant’Angelo, avevano scoperto cassette metalliche e sacchi di plastica contenenti resti umani ammassati e non identificati.

Alla prossima udienza, il 13 dicembre, è prevista l’audizione di tre testi di polizia municipale: gli ispettori Neri e Melani e la comandante Annalisa Giunti.

[Alessandra Tuci]

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