‘ULTRASONORI’, VIAGGIO NELLE GALASSIE DELLA MUSICA

Foto di © tatiana boretti
Foto di © tatiana boretti

PISTOIA. Ognuno è artefice del proprio destino ed ognuno parte da dove ritiene opportuno. Loro quattro, ieri sera, perfettamente consapevoli di essere altrettanti dotti degli strumenti che la sorte ha dato loro in dote, hanno iniziato il viaggio partendo da Spectrum, di Billy Cobham: un autentico saggio jazid.

Poi, sgranati gli occhi, letteralmente folgorati, degli astanti nella sala del Santomato live, si sono permessi il lusso di recitare quella preghiera che molti musicisti hanno, più o meno confidenzialmente, rivolto alle compagne dei loro incubi: People get ready, consegnata agli annali antologici da Jeff Beck e Rod Stewart.

Il resto, fino dopo la mezzanotte, è stato un carosello di emozioni, regalate ai fortunati presenti da Pee Wee Durante, Cris Pacini, Enrico Cecconi e Riccardo Onori, un Hammond che fa il basso, un sax che va dove vuole, senza passaporto e senza patente, una batteria capace di mettere insieme mille asteroidi che si abbattono contemporaneamente sul Pianeta Terra e una chitarra che chiede permesso, per entrare in scena, per poi distruggere tutto quello che trova nei paraggi.

Devastanti, semplicemente devastanti. Poche altre volte, in mille altre circostanze ufficiose, abbiamo avuto la fortuna e l’onore di dividere, con tanta semplicità, un’offerta così generosa: chiudete gli occhi, signore e signori, perché si parte; sarebbe consigliabile che vi allacciaste le cinture, ma se ieri sera fosse stata la notte nella quale la Parca ha deciso di recidere i vostri contatti, pazienza, lasciatevi condurre nel più profondo degli abissi. Fino dove arriverà l’eco delle note di questi quattro docenti, la solitudine non riuscirà a divorarvi e voi avrete sicuramente l’impressione di essere ancora vivi.

Cris Pacini, Pee Wee Durante, Riccardo Onori e Enrico Cecconi [foto scardigli]
Cris Pacini, Pee Wee Durante, Riccardo Onori e Enrico Cecconi [foto scardigli]

Vi sbagliate, è tutto finito, da tempo. La musica però, è come la luce delle stelle: resta, rimane, non muore, almeno fino a quando abbiamo la percezione di poterla ascoltare e perché no, la presunzione di volerla capire. Anche questa convinzione, che finisce per essere un’illusione, è un anello che sporge sulle pareti vischiose del baratro nel quale stiamo scivolando; un incubo, una premonizione, che si interromperà improvvisamente, quando vi desterete nel bel mezzo della notte e vi accenderete, spaventati, una sigaretta. Coricatevi di nuovo, era solo un brutto sogno. È tempo di funky: alzate le braccia, provate a battere il tempo; quel tempo che vorreste inutilmente fermare se ne è già andato. Ascoltate la musica, ascoltate attentamente Ultrasonori, perché forse, qualcosa, riuscirete a capire di quello che vi gira intorno tutti i giorni: sono le molecole della vita, che poi si inceneriranno.

Prima di tornare polvere, riavvolgete la pellicola della vostra esistenza, tirate fuori dallo sgabuzzino dei ricordi il super8 con il quale vi eravate improvvisati registi e dopo esservi accomodati sulla poltrona più invitante, versatevi due dita di rum nel calice obliquo e riguardateli Pee Wee, Cris, Cecco e Riccardo: ve lo avevano anticipato che la vita era tutta in quella sera, tutta quella che avete vissuto prima e quella che il cielo vi consentirà di provare a sondare dopo.

Foto di © tatiana boretti
Foto di © tatiana boretti

Per fortuna c’eravamo anche noi, con le speranze e le paure che gravitavano attorno alle aspettative di ognuno dei presenti: i batteristi che controllavano Enrico Cecconi e la sua disinvolta maestosità; gli organisti che si sforzavano di capire come potesse, Pee Wee Durante, produrre tanti suoni contemporaneamente; fiatisti e normodotati increduli che un loro simile, Cris Pacini, potesse tanto con un semplice ferro ricurvo alla bocca, tra l’altro prestatogli all’ultimo istante perché i suoi arnesi del mestiere chissà dove sono finiti e tutti insieme a capire come fosse possibile che un umile artigiano del suono, Riccardo Onori, caracollante vicino all’addio, elegante per un galà al tramonto sulle spiagge della Costa Brava, con la sua chitarra e il suo debordante candore, avesse la forza e i mezzi di caricare, sulla sua navicella, tutti quelli che erano ad ascoltarlo e condurli, per il tempo dell’esibizione, in galassie mai viste e sentite rammentare, una mezza luna supersonica con ritorno compreso, senza aver sborsato un centesimo.

Noi c’eravamo, per fortuna, ma con l’onere di riuscire – e non ci riusciremo – a raccontarvi cosa sia successo, di incredibile, ieri sera, nella sala da ballo del Circolo di Santomato.

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