UN APPELLO: SALVIAMO L’ITALIA

Massimo Boni

PISTOIA. Parlo a nome di tutto il gruppo FI Pistoia, con cui sono in stretto contatto, ogni giorno, ed esterno ciò che ognuno di noi, sta vivendo.

Ognuno di noi, impegnato nel suo campo e con le proprie competenze, cerca di dare sostegno morale e non solo.

Ci siamo messi a disposizione, dando segnali di vicinanza cosa importante, per non sentirsi soli.

Nelle ultime settimane ci sono arrivati decine anzi, centinaia di messaggi di amici ed imprenditori, di aziende importanti, ed anche minori, sia che lavorino nel campo della ristorazione, dell’hôtellerie di cui noi, in Toscana, abbiamo una degna rappresentanza, e più in generale del turismo, che in tanti altri settori che sono a terra, e verranno maggiormente colpiti da questa grande crisi pandemica, se non cessa questo “Stato di allarme”.

Inutile dire che sono alla disperazione. Sia sotto il profilo economico, che morale ed umano. Senza risposte certe e molte domande a cui non viene data chiarezza.

Molti i dipendenti da tutelare, da pagare a fine mese, ad oggi anch’essi impauriti, incerti, con mutui sulle spalle, affitti e spese correnti, da informare su tutele che, ad oggi, non esistono se non per annunci fatti, senza poi chiarire bene “come e quando”.

E della burocrazia, ne vogliamo parlare ? Farraginosa, inutile, complessa. Non c’è nulla di certo.

Basta fare qualche giro di telefonate per rendersene conto. Abbiamo tentato di capirci di più, inutilmente. Neppure i codici per le attività, si comprendono, e talune categorie sono state escluse, errando.

Ad esempio: si chiude un negozio di alimentari ma si tiene aperto l’ingrosso. Per chi? Per non parlare di questo “assetto” di guerra che mina anche la salute psichica dei cittadini.

L’uno contro l’altro, governati dalla paura. Già, la paura.

Tutele e accortezze, vanno bene. Ma non la caccia all’untore.

Ad oggi, la fotografia è di un paese sommerso dal panico e dall’incertezza del futuro. E questo, forse, giova a taluni ma non giova all’Italia.

Da gennaio in Gazzetta è presente un Decreto con cui si parlava di sei mesi di blocco. Perché non sono state messo in atto subito misure urgenti e necessarie? Domanda.

E che vogliamo dire del mancato blocco della Borsa, che avrebbe evitato speculazioni? Tutto tace.

Ci dicono che non è il momento di fare propaganda, ma di remare uniti per sconfiggere il nemico che oggi è rappresentato dal Virus.

Questa “nostra” non è propaganda, ma una vera richiesta, con la necessità di porre in luce l’incapacità e l’inefficienza di questo Governo che ha fallito in ogni secondo, dall’avvento di questa terribile pandemia.

Ciò che chiediamo, facendoci portavoce dei tanti che si appellano a noi tutti, sono decisioni urgenti e tra tutte:

  • Deroghe assunzioni.
  • Garanzie dello Stato per liquidità bancaria, per aiuti alle imprese.
  • Moratoria affitti (e non il 60% del credito di imposta!) tasse e bollette.
  • Mille euro al mese per le Partite iva e aiuti alle famiglie, specie chi ha all’interno chi lavora “a chiamata”. Sono quelle persone che di fatto non esistono nel piano.

È impensabile elargire RdC e non attenzione verso chi, ogni giorno, deve contare su se stesso per portare il cosiddetto “pane” a casa.

Ed artigiani al collasso. Piccole realtà spesso familiari che se non incassano, chiuderanno.

Imbarazzante è anche che ad oggi non esista un piano per gestire una emergenza.

Si vanno a comprare mascherine con Cina, anche se siamo in grado di produrle in casa.

Uno sguardo attento anche ai maltrattamenti in famiglia, questione non da poco in questa forzata clausura.

Chi può metta in atto numeri utili ed interventi se necessari. Non scordiamo questo aspetto importante che vede sia gli adulti che i figli costretti ad una connivenza forzata.

Noi siamo al fianco di tutti, per i cittadini, le attività, per i loro dipendenti, per le loro famiglie, per la nostra Italia. Finita la conta delle perdite, e dei contagi, inizierà quella dei debiti, ovvero quella dei soldi che non ci saranno più.

Da questo disastro ne verremo fuori solo se saranno davvero messe in campo azioni serie.

Altrimenti, dopo quello sanitario, avremmo il secondo dramma, quello sociale e psicologico, di chi non avrà più lavoro. E sarà la fine.

Massimo Boni e rappresentanti del Coord. FI pistoia

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