UN MANDORLO CONTRO LE MAFIE ALLA SCUOLA “ILARIA ALPI”

Mandorlo in fiore con frutto
Mandorlo in fiore con frutto

SERRAVALLE-CASALGUIDI. Anche l’area verde del Polo Scolastico “Ilaria Alpi” a Casalguidi ospiterà un “Mandorlo contro le mafie, in nome di Antonino Caponnetto”. Domani mattina, 2 aprile, alle 9.30, gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo “E. Fermi” incontreranno Nonna Betta, vedova di Caponnetto e i rappresentanti delle Associazioni ed enti promotori dell’iniziativa.

Oltre alla Fondazione Caponnetto e alla dirigente scolastica Lucia Maffei, ci saranno: Patrizio Mungai (Sindaco di Serravalle Pistoiese), Simona Querci (Assessore alla Cultura del Comune di Serravalle Pistoiese), Federico Tasselli (Arci Pistoia), Maria Viola Cangioli (Circolo Arci La Torre), Renzo Corsini (Anpi Pistoia) e Salvatore Scarola (Comitato per la difesa della Costituzione). L’albero, che è stato piantato lo scorso 21 marzo nella “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia” sarà inaugurato ufficialmente alle ore 12 quando sarà scoperta anche la targa posta vicino al mandorlo. Il Comune ringrazia la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), il Vivaio Vannucci per la donazione del mandorlo e la sezione Soci Coop Pistoia per il rinfresco offerto.

Antonino Caponnetto. Nasce a Caltanissetta il 5 settembre del 1920. All’età di 10 anni si trasferisce con la famiglia a Pistoia e si laurea alla Facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Entra in magistratura nel ‘54 e ottiene il suo primo incarico come pretore della sezione di Prato. Nell’83, dopo l’assassinio di Rocco Chinnici, ideatore del Pool Antimafia, ottiene il trasferimento a Palermo dove guida il pool antimafia per 5 anni. Tra i suoi collaboratori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Istruisce il maxi processo di Palermo a Cosa Nostra che porta all’arresto di oltre 400 criminali mafiosi e, attraverso le dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, infligge un duro colpo all’organizzazione mafiosa.

Conclude la sua carriera di magistrato nel 90 assistendo prima però all’uccisione dei colleghi e amici Falcone e Borsellino. Straziante e indimenticabile il suo commento dopo la strage di Via D’Amelio “…è finito tutto”. Da allora inizia il suo instancabile viaggio tra le scuole di tutt’Italia per testimoniare a giovani e giovanissimi un’etica della politica e della vita civile, della giustizia e della legalità incoraggiando a non cadere nell’indifferenza. Muore a Firenze il 6 dicembre del 2002, all’età di 82 anni. Dopo la sua morte la moglie Elisabetta dà vita alla Fondazione Caponnetto per continuare l’impegno del giudice testimoniando una vita di lotta alla mafia, all’indifferenza e al complice silenzio.

[comunicato com. serravalle p.se]

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