un se ne pòle più. 2 GIUGNO? FERMATE SÙBITO LE FRECCE TRICOLORI E FATE USCIRE IL CARRO FUNEBRE DEI CASAMONICA ALMENO A AGLIANA!

Il Comune di Agliana (come pure quelli di Serravalle o di Pistoia) tira a campare. Dinanzi a danni erariali a sfare noti e documentati, dinanzi a politiche di sperpero e di gestione in malafede certa, né la giunta Benesperi né la segretaria comunale sembrano voler procedere con chiarezza onorando quella fedeltà alla legge e alla Costituzione che hanno giurato quando sono scesi in campo o sono diventati dipendenti pubblici. E allora ci meravigliamo quando qualcuno dice che l’Italia è in mano a bande armate non diverse dai beduini della Libia? E la sinistra della legalità cosa ha fatto in 70 anni di educazione del «popolo ignorante e ciuco, maremma cane»?
Se Linea Libera racconta certe storie di certi illustri cittadini aglianesi – uno, due dieci soltanto su 18mila abitanti –, ci sarà un qualche motivo o no? Perché non ci occupiamo mai di Cinci Frugiataio, del Ciuco di Pipone, di Lorenzo Trapanino e di Lucia Mozzarella? Forse perché non hanno avuto niente a che fare con vicende quali quelle della Misericordia o del dottor Andrea Alessandro Nesti: o perché noi siamo degli psicopatici e, non avendo nient’altro da fare, ce la prendiamo con l’Artioli, don Tofani, Pane & Rose e Tvl strapagata da Magnanensi & C.? Che ne dice il raffinato teorico piddino, l’impegnatissimo dottor Guido Del Fante che vuole toglierci la parola?

SPIEGATE PUR TUTTE LE VOSTRE VELE,

MA ALL’ONOR SERVON POCO LE QUERELE.

LA VIRTÙ, CARI MIEI, È COSA RARA:

VEDETE COSA ACCADE A PALAMARA?


LA REPUBBLICA è morta sul nascere. Il concetto lo espresse benissimo un mio compianto maestro dell’università. Montanino, figlio di gente che pascolava le pecore, soprattutto resistente attivo della resistenza, ma non rosso. Quando decisero di dare vita alla Costituente, lui se ne tornò a casa dicendo: «Non partecipo, perché la libertà è già finita. L’ho già visto».

E non ha messo le sue mani in pasta, onorando una dirittura morale che i politicastri (uomini di partito, preti e magistrati corrotti alla Palamara, che non si vergogna a presentarsi da Giletti) non hanno la più pallida idea di cosa sia.

Dal virus all’animale più grande del pianeta, la vita si sviluppa secondo una medesima regola: la formula è «insediarsi su un organismo altro e succhiargli saprofiticamente la vita».

Gli uomini, con il discorso che glielo ha detto dio nella Bibbia, stradominano macellificamente gli animali; succhiano loro la vita e, insieme, distruggono il pianeta stesso, espropriandolo delle risorse disponibili. Poi ci mandano la Greta a farci la predica senza dire mezza parola di cinesi e indiani che ricoprono la Terra di merda inquinata e inquinante.

Ut pictura poèsis, dice Orazio: come la pittura è anche la poesia. In altri termini, come il mondo è l’Italia e, giù giù, tutto fino alle micro-realtà, di cui questo quotidiano (e non blog, come qualche cretino asino lo chiama) è interprete e narratore controcorrenziale e alternativo rispetto ai quotidiani del consenso leccoso (come petaloso) e slinguettante.

Chissà che non ci impongano di farci anche sciacqui e gargarismi…

Il preambolo, fin troppo moralmente solenne, serve per micronizzare l’assoluto, cioè la verità, in realtà letali come quelle di un Comune stile Agliana, dove la cancrena crostosa dell’aggiotaggio del potere da parte della sinistra, è giunta, in 70 anni e passa, a spessori tali da essere impossibile (ma voglio sperare solo quasi impossibile) sanificarla e non con l’Amuchina, ma addirittura con l’acido nitrico, quello che scioglie perfino il vetro.

Ieri sera ho pubblicato l’incredibile e triste storia del Nesti e delle sue denunce seriali (anche anonime), sostenute da un nutrito gruppo di fan che parte dalla vessillifera della crociata-pro, la prof.ssa Milva Maria Cappellini, liceo scientifico di Pistoia, moglie del fu-comandante e nota, a quanto pare, nella terra di Agliana/Agrumia, con lo pseudonimo intellettualissimo di Blimunda; letterata & scrittrice di favole insultanti, in cui si apostrofano le persone, con epiteti soavi e politicamente corretti, quali «il grande cinghiale» (che poi sarei io) o «il maiale stercorario» (che poi sarebbe Alessandro Romiti).

Il gruppo dei fan si estende in un’ampia area rossa che include non solo familiari & famuli, ma perfino personaggi della procura pistoiese della repubblica, non senza – mi pare – qualche rappresentante della polizia giudiziaria: una cordata, sarebbe il caso di dire, di personaggi «conquistati in simpatia» negli anni in cui il dottor Nesti “amministrò la giustizia” come vicepretore onorario sotto Tindari Baglione.

Cronache di Agrumia

Per avere raccontato la sua storia con le carte alla mano, ci siamo guadagnati delle belle medaglie al valore: querele a tre per due. Perché, cari aglianesi della libertà e della resistenza, ad Agliana, paese di Magnino Magni, Adelmo Santini e Paolo Baranovski, la resistenza è un fatto vivo e vero: ma è la resistenza alla verità che non va mai detta perché, a seconda dei casi, se vediamo uno che esce dal bottino coperto di merda dalla testa ai piedi, ove si tratti di un intoccabile benefattore, non possiamo neppure dire «senti che puzzo!» tappandoci il naso.

Nella più bell’acqua catto-comunista che permea il pensiero unico di tanti bravi progressisti, nessuno può dire niente di nessuno di coloro che contano; che sono Pd o sinistresi; che compiono atti di misericordiosa Misericordia. Ci pensano poi i legami di sottofondo, quelli invisibili del sistema marcio politica-Palamara/Lotti, a risolvere i problemi e a difendere perfino l’indifendibile.

Mi spiego meglio (e me ne fotto delle querele): guai a chi tocca il Nesti perché lui pòle (basta la Blimunda a dirlo su facebook, che sùbito qualcuno ci aggiunge sotto un bel mi piace) anche se da ufficiale, e pure di pubblica sicurezza, scrive denunce anonime; accusa gli altri e finisce lui sotto accusa tanto da essere costretto a riconoscere di essere lo scrittore delle denunce anonime di cui sopra. Ma è, poverino, una vittima incompresa e, se se ne parla, lui ci querela: alla faccia del bicarbonato di sodio!

Corrado Artioli

Guai, poi, a chi tocca l’Artioli «pater Misericordiae, vita, dulcedo, spes nostra, salve» e narrare – fogli alla mano e sentenze del tribunale di Pistoia passate in giudicato – che la litigiosità del fu-direttore di banca, poi dittatore della Mise, coadiuvato da esperti giuristi del gentil sesso, costò alla confraternita quasi mezzo milione di € per cause perse e danni, grazie a operazioni in cui i progetti dei fratelli Mangoni (se non ricordo male) finirono in mano ad altri tecnici e furono firmati (cazzo, che correttezza e rispetto del copyright!) da un ingegnere il quale dovette ammettere le proprie colpe, ma – grazie a non si sa chi – non subì alcuna forma di censura. Miracolo o… giustizia alla Palamara?

Vorrei chiedere – al mio compagno di classe muto, che dice di non credere alla correzione morale – come definisce la sua opera di propaganda politica antisalviniana dall’altare; e se pensa come quel povero Cristo di Gesù si sarebbe comportato con l’Artioli che si offende e ci querela (sempre me e il Romiti) perché, alla stessa maniera della folla inferocita, anche lui è sempre lì con il sasso in mano pronto a lapidare la puttana adultera di Quarrata/news e, oggi, di Linea Libera. Sono opere di Misericordia anche queste, don Paolo dalle porte aperte?

È certo che non risponderà, perché don Tofani è prete & politico; in altre parole è un cattocomunista doc e loro rispondono solo alle logiche non del vero e del giusto, ma della loggia alla Del Fante: o con me o contro di me, interpretando molto settariamente l’insegnamento cristiano a cui si appellano e dinanzi a cui s’inchinano, offrendo, magari a scialo, Pane & Rose

Lo Statuto dovrebbe essere aggiornato. Manca infatti una voce importante: Amore per il prossimo incarnato in querele a raffica in nome di dio

Anche Agliana è – come del resto Pistoia e il resto del mondo – un vero e proprio sarcofago con un sacco di mummie che preferiscono chiudere gli occhi piuttosto che tenerli aperti e vigili.

Shemà Israel, ascoltate bene, lettori e democratici! E anche voi, segretari comunali e sindaci di qualsiasi marca e assessori sceriffi, ma con la stella di latta! La stampa è qui per scrivere, è chiaro? E Linea Libera è orgogliosa di essere così osteggiata dal fumus merdae che s’alza invisibile da certuni o da certe realtà santificate.

Non bastano le bistecche delle feste della Misericordia dell’Artioli ad appastarci e a tenerci zitti e buoni con il fu-luogotenente di Agliana, Antonio Cataldo. Non bastano le forcate di concio di stercus diaboli (merda, denaro) da 5mila euro a botta alla parrocchia, a farci chiudere gli occhi e la bocca.

Linea Libera è qui per dividervi (lo disse quel povero Cristo di Gesù, caro don Tofani), non per leccarvi il culo e crearvi consenso sotto le chiappe. Se riuscite comunque a restare in poltrona, non potremo fare nulla, tantomeno cacciarvi con il fucile: ma almeno dovrete restarci seduti non su un cuscino di seta, ma su un migliaio di puntine da disegno, o campioni gentili di trasparenza, fede e buona gestione del denaro pubblico!

Agliana è un covo di vipere, un paese di sepolcri imbiancati che, quando non sanno cosa fare, inondano la Piana, oltre di che denunce anonime e di cazzo-querele, anche di lettere anonime in cui – aldilà di tanta educazione politically correct della sinistra progressista – l’interesse di rovinare e destabilizzare la gente fa leva sulla microcefalia sessista di una sinistra illuminata abbagliata solo dal duetto potta/fava in una sorta di Barcarola traboccante di puro concentrato di liquami. Altro che la marmellata di cui parla don Tofani nelle sue omelie/discorsi alla nazione aglianese!

Gli aglianesi amano il gossip da duetto potta/fava da Barcarola. Saranno solo imbecilli o anche impotenti? Non sanno cos’è il Viagra?

E noi, che abbiamo scelto di scrivere ciò che non quadra, dovremmo avere paura di gente così infima e vile? Fece benissimo don Arnaldo Nesti, il sociologo rompicoglioni, a narrare della resistenza di Agliana e degli assassinii in nomine resistentiae et Pci!

Certa mentalità, in buona sostanza, non cambia: si trasmette di madre in figlio perché si puppa nel latte materno, anche se si nasce fuori-Agliana o in Alta Italia o altrove, se quel latte materno viene e proviene dalla solita vacca del pregiudizio, cioè l’ideologia sociale del comando giusto e buono sulla plebe ignorante e ciuca, il tipico pensiero della sinistra progressista italiana e mondiale.

Un se ne pòle più, caro dottor Nesti e collegàti amici vicini e lontani!
Un se ne pòle più, cara chiesa del Che Guevara, che insegna a votare contro Salvini e manipola i fedeli (assai spesso della minchia, se scrivono lettere anonime di stile potta/fava).
Un se ne pòle più, amministratori pubblici e pubblici dirigenti vergognosamente strapagati, che annunciano il nuovo corso, ma camminano sui marciapiedi smattonellati del malcostume ultrasettantennale Pci-Pd, seguendo il tacito accordo dell’io non ti vedo oggi, tu non vedrai me domani.

Avete sette giorni di tempo sette per fare pulizia secondo legge e i vostri doveri. Poi basta come nella Tosca. Fatela finita. Tutti. Perché un se ne pòle più!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di cronaca, critica, satira e paradosso

Lega per la difesa dei gatti di Agliana

 

Qualcuno dice che ad Agliana i cittadini non si fanno mancare niente.
In realtà qualcosa potrebbe ancora aggiungersi all’ampio catalogo dei prodotti locali.
Tipo? Qualcuno che faccia un esposto all’Enpa, protezione animali, accusando il vicino di una rara perversione come, che so…?
Inculare i gatti che gli entrano in giardino e spelacchiargli il culetto, poverini!


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