UNA CITTÀ IN UN MONDO IN PERICOLO

Il saluto del Sindaco Bertinelli a Pistoia e ai pistoiesi ripercorre tutte le tappe tragiche del nostro tempo

Bertinelli. Saluto alla città. 19 dicembre 2015 [foto M. Quilici]
Bertinelli. Saluto alla città. 19 dicembre 2015 [foto M. Quilici]
IL SALUTO ALLA CITTÀ per il nuovo anno non può non iniziare con il ricordo del sangue innocente versato a Parigi nelle stragi terroriste del 2015: quella contro la rivista di satira Charlie Hebdo a gennaio e quella che ha trovato il suo drammatico simbolo nel teatro Bataclan a novembre.

Una successione orribile di morte che ferisce il nostro sentimento di umanità e ci interpella, come individui e come comunità, sul momento storico che stiamo vivendo. I fatti di Parigi, esplosi in maniera inattesa e in così rapida sequenza, assieme ad altri eventi non meno cruenti quali gli attentati a Copenaghen, Tunisi, Tripoli, a Bamako nel Mali, a Baga in Nigeria, al campus universitario di Garissa in Kenya, ricordano all’Occidente l’inefficacia delle guerre intraprese fin qui prima e dopo l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, e segnalano piuttosto il fatto che il pericolo e la minaccia hanno via via raggiunto i luoghi simbolo della sua identità sociale e popolare.

Di fronte alla morte di persone inermi, ovunque nel mondo, di giovani carichi di speranza per il futuro, come Valeria Solesin, si ascoltano ancora risposte inadeguate, che sono tali anzitutto perché non chiamano con il proprio nome la realtà dei fatti. Da una parte, l’Occidente assiste, nel migliore dei casi indifferente, nel peggiore financo colluso con le forze che hanno dato vita al Califfato, alla guerra che, in primo luogo, è interna al mondo islamico; dall’altra, non vi è alcuno che riesca a proporre una rinnovata visione del mondo, aperta al futuro, necessaria dopo la fine della Guerra Fredda tra Est e Ovest.

Bertinelli. Saluto alla città. La sala [foto M. Quilici]
Bertinelli. Saluto alla città. La sala [foto M. Quilici]
In un pianeta segnato da fattori molteplici di interdipendenza globale, dal punto di vista sociale, economico e culturale, che avrebbe bisogno di un sistema di relazioni internazionali, flessibile e policentrico, volto all’affermazione dei principi contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nelle norme fondamentali del diritto internazionale, stanno invece continuando ad affermarsi, al contrario, le logiche antiche della sovranità degli Stati Nazione.

Non si distingue nemmeno, purtroppo, l’Unione Europea che, per quanto sorta sul principio federalista del Manifesto di Ventotene e in risposta all’esperienza devastante della seconda guerra mondiale, oggi, prigioniera della crisi istituzionale e politica che la paralizza e ne dissecca le radici democratiche, non sta rispondendo unitariamente all’appello della difesa della civiltà e della democrazia, priva com’è di una strategia comune nella politica estera e di sicurezza, e nella politica per l’immigrazione.

La conseguenza di questa crisi democratica produce – non a caso – in tutti i Paesi, con intensità diversa e con vari orientamenti politici, posizioni antieuropeiste che, partendo dall’attacco verso la moneta unica, spingono verso l’uscita dall’Unione e verso la sua decostruzione. Tornano pericolosamente a prevalere i nazionalismi, le derive populiste e sentimenti razzisti nei confronti dell’altro, del diverso, di colui che fugge dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione: è la negazione dello spirito europeo, di quello – moderno – che ha fatto nascere le democrazie liberali del Novecento, e di quello – antico – che ha la sua culla nella classicità mediterranea, ed è contenuto nell’incipit della proposta di Trattato Costituzionale dell’Unione Europea, «unita nella diversità».

Perdiamo, dunque, proprio quello spirito che dovrebbe essere, invece, l’arma più incisiva e potente contro il terrorismo, che trova radici nelle…

Continua: discorso fine anno 2015

[*] – Sindaco di Pistoia, ospite

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One thought on “UNA CITTÀ IN UN MONDO IN PERICOLO

  1. Buon giorno, da semplice cittadino mi permetto di fare qualche considerazione sul discorso del Sindaco. premetto, che se veramente perseguita e realizzata io sono favorevolissimo a liberare la città interna alle mura dalle auto. Con buona pace dei commercianti, l’esperienza di numerose città di medie-piccole dimensioni in altre parti d’Europa, dimostra che riportare le città a misura di pedone e biciclette, in tempi medio-brevi oltre a comportare una migliore qualità della vita è sempre stata accompagnata da una rinascita ed esplosione delle attività commerciali. Certo non di quelle che vogliono opporsi senza alcuna speranza di vittoria allo strapotere dei centri commerciali: il tessile/abbigliamento è ormai un settore perso (che contrariamente alla vulgata italica fatta di grandi firme continua a contrarsi), anche perchè la crisi si stà ormai trasformando in un cambiamento culturale, che ha spostato le spese della gente dal superfluo/utile di tipo tradizionale al superfluo/utile di tipo tecnologico e dei servizi alla persona e al turista (ove ci sia). E sarà sempre più così. Le persone chiedono a gran voce luoghi vivibili, sicuri e servizi efficenti, chiedono di poter espletare le pratiche burocratiche e non, per via telematica, di poter lavorare, ove possibile da remoto, fosse questo un pc a casa o uno smartphone in spiaggia. Chiedono anche però di potersi incontrare in luoghi belli, ben tenuti, di mangiare, in ristoranti accoglienti e di poter acquistare cibi genuini (per quanto possibile). Quindi Sindaco, su molte cose sono d’accordo con Lei, e vorrei che alle parole, seguissero i fatti, e possibilmente senza dover aspettare altri 4 anni per poi scoprire che ancora abbiamo tratti di piste ciclabili con alberi che si trovano esattamente in mezzo al percorso o con le auto parcheggiate sopra.
    Detto questo, augurandole un buon lavoro per il 2016, non posso fare a meno di eccepire su alcune cose che lei dice nella parte introduttiva….quella ecumenica, che come da tradizione italiana si dissocia in parte dalla realtà. Mi riferisco a
    1- l’ISIS e la questione islamica, che esiste, con buona pace sua e della Boldrini. Se è vero che quanto accade in Medio Oriente grava come un macigno sulla insipienza dell’Occidente e in particolar modo europea, grava su decenni di guerre sciagurate, è anche vero che in Europa non abbiamo mai avuto alcun problema con buddisti, ebrei (caso mai sono questi ultimi che possono avere qualche rimostranza da farci), induisti, atei…mentre ne abbiamo avuti e continuiamo ad averne con gli immigrati di religione musulmana. Ne abbiamo con i loro figli, nati e cresciuti in Europa, non nella guerra, nella miseria, ma per lo più in famiglie che hanno un reddito dignitoso e che se non lo hanno vengono comunque sempre aiutate dai servizi sociali dei nostri Paesi. Questo per un motivo semplice: queste persone antepongono la Sharia alle leggi laiche del paese che li ospita. Non prendere atto di questo significa nascondere la testa sotto la sabbia e andare a finire in un mare di guai. In Francia il Consiglio Islamico ha fatto un grande passo avanti scrivendo un documento dove prendono le distanze senza se e senza ma dall’estremismo islamico, dichiarando apertamente di essere prima cittadini francesi e di rispettarne le leggi laiche e poi musulmani. Non risulta che ciò sia avvenuto in Italia dove il Presidente dell’UCOI,( organizzazione musulmana che si rifà alla non proprio rassicurante organizzazione dei Fratelli Musulmani e che si arroga il diritto di rapresentare la totalità dei musulmani italiani) Izzeddin Elzir ha balbettato all’indomani del Bataclan alla trasmissione di Radio 24 Mattina, alcune dichiarazioni molto generiche, con molti se e ma, che apparivano più come un tentativo di pararsi le spalle, piuttosto che una presa di distanza dal terrorismo. Quindi, in definitiva: in un’Europa che subisce gli assalti terroristici al grido di Allah Akbar!…come fa a dire che l’Islam non c’entra niente? lei che ha studiato sa benissimo che nel corso dei secoli sono stati più i tentativi di espansione islamica verso occidente che viceversa e dovrebbe quindi evitare di cadere nell’errore di dare anche la minima giustificazione (seppur involontariamente) ad atti che non sono legati a miseria e ingiustizie, perchè Lei sa benissimo che nel mondo ci sono (e anche in italia) situazioni di guerra, di privazione dei diritti fondamentali, senza che la gente vada a farsi esplodere in mezzo a civili inermi. Questo avviene solo ad opera di musulmani, e il fatto che spesso siano rivolti verso altri musulmani per il solo fatto di essere di una corrente diversa, sciiti piuttosto che sunniti, dimostra la grande componente di intolleranza che c’è all’interno di questa religione, che più di ogni altra cosa teme e odia la laicità.
    2- legato a filo doppio c’è il seguito…quando Lei parla di populismo e antipolitica si dovrebbe chiedere se questi non sono la diretta conseguenza del populismo e dell’antipolitica di chi governa. Quando ogni santo giorno emergono nuovi scandali legati a mazzette, favoritismi, negazione del merito, parentocrazia esercitati ormai senza alcun pudore e alcuna vergogna da parte di chi governa (non parlo delle opposizioni perchè spesso sono un tutt’uno con le maggioranze in uno schifoso gioco delle parti) a livello locale e nazionale…cosa è se non antipolitica? Quando si regalano 500 euro ai diciottenni, in modo assolutamente discrezionale, senza un progetto economico di lungo respiro, cosa è se non il peggior populismo di natura peronista? Quando assistiamo alla ridicola manfrina di un Ministro che esce dalla riunione di governo, per non votare un provvedimento di cui va a beneficiare la banca dove lavora/lavorava il padre cosa è se non una clamorosa presa per i fondelli dei cittadini? Spesso caro Sindaco siete voi l’antipolitica: ma purtroppo non lo capite. Anche a Pistoia c’è antipolitica, che per esempio consiste nell’inaugurare in pompa magna una biblioteca palesemente sovra dimensionata, con costi troppo elevati per il Comune e poi, tenere chiusi per settimane gran parte dei bagni (perchè non ci sono soldi per l’idraulico?) e poi non rinnovare i cataloghi per anni (mi risulta che non vengano destinati fondi allo scopo da almeno 3 anni, ma se l’informazione che ho non è esatta la prego di farcelo sapere), oppure per esempio consiste nello spendere 1 milione di euro per un giardino pubblico (spesso chiuso la mattina) e lasciare il Villone unico vero polmone verde della città, in uno stato indecoroso.
    3- Io sono molto favorevole al coinvolgimento della comunità nella vita cittadina, ma un conto è reponsabilizzarla (ogni volta che esco da casa, mi porto dietro un sacchettino dove raccolgo i primi 5 rifiuti che trovo e li butto nel cassonetto e tengo ovviamente pulito lo spazio pubblico di fronte casa mia) un altro è chiederle, con un bel giro di parole, di fare quello che Lei e la sua amministrazione dovete fare. Inbiancare le scuole e mantenerle in sicurezza è un suo compito non nostro, che paghiamo fior di tasse allo scopo. Quanto agli immigrati “volontari” che permettono di mantenere decorosamente il Giardino Volante…in teoria tutto bene, si rendono utili e partecipi alla comunità che li ospita…ma mi chiedo, dov’è il limite oltre il quale, questa sinistra “dei valori e della solidarietà” può andare senza sentirsi in imbarazzo, senza realizzare che il lavoro comunque va pagato? Che non pagandolo si buttano a mare tutte le lotte che in nostri antenati, specie quelli del vostro colore, hanno fatto per darsi e dare una vita migliore ai propri figli? ma con tutta la gente che lavora per il Comune, con tutti quelli della Provincia che non si sa dove mettere, possibile che non si possa trovare un custode per il Giardino Volante, che lo tenga pulito, lo sorvegli, lo apra e lo chiuda?
    Le auguro alfine, ripetendomi, un buon lavoro, che se fosse davvero buono, mi spingerebbe senza alcuna difficoltà a darle il voto alle prossime elezioni, anche se lei non risponde alle mail, dimenticandosi forse che in fondo se non fosse diventato sindaco, ora sarebbe un impiegato disoccupato. Come tanti cittadini, che vogliono, prima di essere dei volontari, essere padri e madri con un lavoro che permetta a se stessi e ai loro figli di avere un futuro.
    Massimo Scalas

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