UNA “GIORGIO TESI” IN GITA A TRENTO: NUOVA SCONFITTA E TANTE PERPLESSITÀ

Squadra senza cuore e senza idee, mai davvero in partita e con Gilbert Brown in odore di taglio?

Williams [foto Elisa Maestripieri]
Williams [foto Elisa Maestripieri]
PISTOIA. Lo scarto finale di 14 punti che Trento ha inflitto a Pistoia nella sesta giornata di campionato probabilmente non rende la misura esatta del gap tra le due squadre, con Aquila Trento che probabilmente non ha mai avuto paura di una truppa di biancorossi troppo inconsistenti per tentare il colpaccio esterno.

Non è certo uno scandalo perdere a Trento, ma ancora una volta preoccupano l’atteggiamento generale ed i modi in cui la sconfitta è maturata.

Alcuni dati su cui porre attenzione. Nel primo quarto Pistoia ha concesso trenta punti ai padroni di casa, che, partiti a tutta birra, non hanno avuto mezza difficoltà nel trovare un buon mix tra soluzioni sotto canestro, tiri da fuori, penetrazioni, pick and roll e chi più ne ha più ne metta.

Pistoia ha dato la sensazione di aver sprecato una settimana di lavoro: zero intensità difensiva, soliti problemi sotto il canestro, solita confusione in attacco. Unico sussulto di vitalità sul finire del secondo quarto, quando coach Buscaglia ha chiamato la zona e i nostri hanno trovato tre triple con Filloy e Milbourne, ma credo nessun pistoiese si sia illuso di poter vincere nonostante alla pausa fossimo tornati sul meno 6. Al netto della soluzione estemporanea del singolo, infatti, Pistoia pare molto indietro nella creazione di un gioco degno di tale nome.

Altro dato significativo, i rimbalzi totali (46-33) dove ancora una volta la truppa Moretti dimostra di avere un grosso problema. Questo dato, unito ad un altro sorprendente, ovverosia i 4 tiri liberi totali tirati dai biancorossi, dimostra l’assoluta inconsistenza fisica di una squadra che non sa, o meglio non può, cercare il contatto fisico.

Eppure stavolta Moretti qualche minuto di partita vera al buon Magro lo ha pure concesso, ma l’azzurro non è riuscito a distinguersi dalla mediocrità generale, anzi l’unico momento degno di nota del lungo è stato quello del battibecco col coach sul finale di partita: speriamo sia un episodio che si è chiuso lì e non un sintomo di un malessere diffuso.

Milbourne è probabilmente l’unico sufficiente coi suoi 18 punti e nove rimbalzi, mentre comincia francamente ad essere poco tollerato l’atteggiamento di Johnson: tutti ci aspettavamo un giocatore più importante in termini di impatto sul campo e leadership, francamente il Presidente dà la sgradevole sensazione, almeno per ora, di essere un personaggio che sa vendersi meglio di quanto non riesca a produrre in partita.

Personalmente, poi, sarei curioso di vedere giocare Cinciarini per 40 minuti filati. Mi piacerebbe correre il rischio di farlo arrivare stanco morto negli ultimi minuti, per permettergli almeno una volta di entrare in partita sul serio e vedere cosa riesce a combinare. La sensazione che sia un potenziale inespresso, e che paghi la continua rotazione imposta dal coach, è francamente molto forte.

In una partita come quella di Trento, però, è difficile parlare dei singoli con criterio. La squadra ha subito su tutti i fronti, dimostrando ancora una volta una mediocrità generale in cui è difficile individuare chi ha fatto un pelo meglio e chi peggio. Non pervenuto Mr. Brown, sul conto del quale i bene informati cominciano a far girare insistentemente voci di un possibile taglio.

Fosse vero, Paolo Moretti dovrebbe però spiegare come mai, allontanato il poco affidabile Edwin ed avendo dunque un jolly inatteso da spendere sul mercato, abbia deciso di insistere nella ricerca di un esterno invece che di un lungo da affiancare al Presidente. Una domanda che sarebbe francamente imbarazzante, tutti ci auguriamo di non doverla fare.

In verità la squadra presa singolarmente, a palla ferma, non sembra difettare quanto a talento e potenzialità. Non amo molto fare paragoni con lo scorso campionato, lo ritengo esercizio inutile, tuttavia se proprio devo giocare a schierarmi continuo a preferire questo roster a quello dello scorso campionato.

Gli otto dello scorso anno, infatti, hanno cominciato ad eccellere davvero quando hanno trovato quell’amalgama incredibile su cui Pistoia ha costruito le fortune di fine campionato. Logica conseguenza del ragionamento, quindi, sarebbe quella di suggerire pazienza e fiducia nel lavoro di Moretti. C’è un però, ed è grosso quanto il PalaCarrara: la differenza di atteggiamento. Il disastroso Ed Daniel di inizio scorsa stagione, per fare l’esempio più semplice, passava giornate in palestra. Tantissime volte l’abbiamo visto lavorare sui fondamentali la mattina, senza risparmiarsi, poi riposare sulle poltroncine imbottite della tribuna, fare la seduta dei video e poi l’allenamento con la squadra nel pomeriggio. Uno stakanovista, insomma.

Sono tra quelli che l’avrebbe tagliato volentieri, e che tutto sommato a giugno non si è strappato i capelli quando la dirigenza non lo ha riconfermato, ma non posso non riconoscergli serietà, professionalità e voglia di lavorare. Questo vale per tutti i ragazzi dello scorso anno, li guardavi negli occhi e non potevi dubitare che ci stessero mettendo l’anima. Ecco, secondo me se proprio si deve fare confronti con la scorsa stagione merita riflettere su questo, e trovare in fretta il modo di dare una scossa ad una squadra senza anima. Far capire, insomma, che la grande passione di una piazza come la nostra può sicuramente tollerare la sconfitta, ma non il dubbio che i giocatori non abbiano sputato sangue sul campo.

In questo senso, al termine di una settimana di polemiche forse non propriamente gestita al meglio da Roberto Maltinti, la Baraonda biancorossa che volta le spalle al campo durante i primi minuti dell’ultimo tempino fa un gesto estremamente significativo, sui cui i giocatori faranno bene a riflettere ed a reagire di conseguenza.

Dunque, cosa attendersi? Per assurdo, la trasferta sul difficilissimo campo di Venezia potrebbe aiutare. Una partita proibitiva a prescindere, per l’oggettiva forza dei lagunari, può permettere a Moretti di lavorare con calma per crescere in vista della successiva partita di Roma, quando invece sarà necessario vincere.

La squadra, è bene ricordarlo, è stata costruita con l’apporto di alcuni osservatori italiani tra i più quotati e continua a godere della fiducia di tanti addetti ai lavori, tra cui anche alcuni capitani importanti dei tempi che furono, quindi pare ragionevole sottoscrivere il comunicato della Baraonda e fare tutti quadrato intorno ai ragazzi ed allo staff tecnico, portare ancora un po’ di pazienza e sperare che presto venga trovata anche la quadratura del cerchio di questa squadra.

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