UNA GIOVANE PROF DI ITALIANO A NANCHINO

Diletta Caprilli con Lang Yang
Diletta Caprilli con Lang Yang

PISTOIA. Sono in Italia per le feste, ma prestissimo ripartiranno alla volta di Nanchino, dove vivono insieme da circa un anno. Lui, Lang (che vuol dire drago) Yang, 26enne, è di casa, nella vecchia capitale cinese; Diletta Caprilli, invece, coetanea, pistoiese ad origine controllata, in Cina, ci è voluta andare a tutti i costi, appena laureatasi a Bologna in lingue e lui, per amore, ha deciso di lasciare l’Italia, Firenze, per la precisione, dove faceva la guida turistica e tornare a casa, ma con la sua compagna.

“Sono partita per Nanchino subito dopo essermi laureata, nel 2011 – racconta Diletta Caprilli –. Rimasi in Cina quattro mesi, innamorandomene. Poi, però, appena tornata in Italia, ebbi la sfortuna (scrivetelo in corsivo, mi raccomando) di trovare lavoro, un gran bel lavoro, che mi piaceva e che era ben retribuito: insegnavo italiano ai cinesi, in un istituto privato pratese, La città proibita. Poi, per fortuna, ho incontrato Lang, che mi ha convinto ad approfondire la nostra conoscenza offrendomi una serata a Firenze a pane e lampredotto: non avrei mai potuto rinunciare”.

Ma a Diletta interessava lasciare questo paese e Lang ha deciso di assecondarla. A Nanchino, poi, già da un paio di anni, vive Marco Zambon, un padovano dieci anni meno giovane. Anche lui aveva deciso di lasciare il paese dopo una piccola brutta disavventura: aveva perso il lavoro e lì, si è presto ricostruito una dignità, rimbalzando tra un’Università e l’altra a caccia di lezioni di italiano per cinesi.

“Ho saputo di Marco – aggiunge Diletta – su Facebook: ho digitato italiani che vivono a Nanchino ed è subito uscito il suo nome. L’ho contattato, ho parlato con Lang e siamo partiti. Il mio sogno, una volta presa coscienza delle mie attitudini, era quello di insegnare l’italiano ai cinesi: posso dire di esserci riuscita, anche se siano solo all’inizio, ma nella vita nulla mia spaventa, meno che mai lavorare”.

A Nanchino, nel giro di due mesi (proprio come potrebbe succedere qui da noi), Diletta, Lang e Marco hanno aperto l’Istituto Basilico, in pieno centro: licenza, affitto e via, iniziano le lezioni.

“È opportuno spiegare il senso di questo vocabolo – precisa Diletta – , che non ha alcun retaggio nostalgico, né campanilistico. In lingua cinese, basilico è la composizione letteraria di due termini che hanno un suono parecchio simile, ma che in realtà stanno a significare Roma e felicità. Noi, per gli studenti di italiano di Nanchino, siamo la scuola Roma e felicità, ma sul logo e all’ingresso del palazzo dove al sedicesimo piano ha sede il nostro Istituto, c’è scritto Basilico”.

Lang ascolta tutto. La fa con molta nonchalance, ma si capisce la sua attenzione perché ogni qualvolta Diletta pronuncia un’inesattezza, lui la corregge.

“In Italia ci stavo benissimo – confessa Lang, che parla perfettamente italiano –. Anch’io, a Firenze, facevo un lavoro che mi piaceva moltissimo (la guida turistica) ed ero per questo anche ben pagato. Sono abituato a muovermi, me lo ha insegnato mio padre, che vive in Italia da quindici anni: fuorché l’italiano, ha imparato a fare tutto. E poi non credo che esistano posti ideali nei quali vivere; i posti ideali sono quelli nei quali riesco a vivere nel migliore dei modi. E siccome credo profondamente nel nostro amore, non mi è costato assolutamente nulla tornare a casa per seguire Diletta. Se la vita ci dovesse spedire in un altro angolo della Terra, non mi darebbe peso e pensiero fare nuovamente le valigie e partire un’altra volta”.

Della storia di Diletta e di altre simili di giovani che hanno preferito lasciare l’Italia se ne sono già occupati qualche tempo fa i colleghi del Fatto quotidiano in un servizio dal titolo, sin troppo eloquente, cervelli in fuga.

“Il nostro desiderio è di crescere quanto più possibile – aggiungono Diletta e Lang, prima di salutarci – e di diventare, senza presunzione alcuna, un punto di riferimento per gli italiani in Cina e per i cinesi in Italia. Del resto, i due Paesi (la P maiuscola è collettiva, altrimenti…), hanno già sottoscritto un protocollo che prevede, già da qualche anno, che in ogni Università italiana ci siano dei posti riservati a studenti cinesi: lo spirito di sacrificio che contraddistingue quel popolo è straordinario ed è per questo che mi trovo meglio con loro”.

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One thought on “UNA GIOVANE PROF DI ITALIANO A NANCHINO

  1. Brava Diletta! Mi raccomando, se stai meglio in Cina resta lì. Già che ci sei cerca di convencere qualche cinese che razzola in Italia a fare come te e tornare nella patria di Mao.
    Auguri o “ding – dong” in cinese maccheronico, come dico io.

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