UNA LEZIONE DI TEATRO. E DI PRESUNZIONE

Umberto Orsini, Saverio Barsanti, Massimo Popolizio
Umberto Orsini, Saverio Barsanti e Massimo Popolizio

PISTOIA. Il teatro non è morto con Ronconi. E con i suoi seguaci. Il teatro è diventato altro, come la musica, la poesia, la danza, la pittura e molte altre delle arti che compongono il mosaico della cultura e dello spettacolo.

Umberto Orsini e Massimo Popolizio farebbero bene a farsene una ragione di questo, perché nonostante i loro spettacoli, Il prezzo, nella fattispecie, di cui hanno disquisito ieri pomeriggio, sabato 17 ottobre, nel salone del Teatro Manzoni, con i loro due colleghi-amici di palco, Alvia Reale e Elia Schilton, moderati dal direttore artistico dell’Atp, Saverio Barsanti, siano pietra miliare del teatro in assoluto, c’è anche altro, un altro straordinario, emotivo, profondo, linguistico come il loro, altrettanto musicale, parimenti impegnativo, ed è bello come quello che propongono loro.

E non un altro distante, altrove, da scoprire. Sono le nuove pagine del teatro scritte dalle nuove leve dei palcoscenici, che sono cresciuti con le lezioni di Ronconi, Orsini, Popolizio, Lavia e tutti i mostri sacri ai quali occorre portare rispetto e gratitudine, anche se non devozione.

Ce lo hanno insegnato i figli legittimi e illegittimi di Franco Scaldati, come Franco Maresco, Filippo Timi, Enrique Vargas, ma solo per citare i primi che ci vengono in mente, ad esempio; o come Emma Dante, che proprio al Manzoni, nella passata stagione, ha dato vita ad uno degli spettacoli più belli mai visti nell’alcova di Corso Gramsci, quelle Sorelle Macaluso raccontato in siculo, calabrese e pugliese e che senza un simultaneo capace di tradurre quei suoni gutturali e incomprensibili è arrivato diritto al cuore degli spettatori, senza effetti scenici, senza artifici musicali, senza costruzioni architettoniche, ma con una sensualità, una poesia e un calore che hanno obbligato comunque a piangere, perché il teatro è anche un’emozione incomprensibile, un linguaggio del corpo distorto, una cascata di informazioni che arrivano a destinazione senza aver preso gli ufficiali mezzi di comunicazione e trasporto.

Detto questo, comunque, rinnoviamo l’invito alla popolazione affinché non si perda la pomeridiana di oggi, alle 16, di Il prezzo, terza replica della commedia di Arthur Miller che ha aperto la stagione di prosa al Manzoni. Una lezione, stratosferica, di interpretazione-recitazione, condotta trionfalmente in porto dalla coppia Massimo Popolizio (che è anche il regista) e Umberto Orsini (che è anche il direttore artistico) e che si avvale di altri due piccoli-grandi attori: Alvia Reale, la moglie frustrata che solo alla fine riesce a comprendere l’ostinata dignità del marito, e Elia Schilton, il fratello che ha preferito andarsene e costruirsi la propria esistenza.

Un atto unico di rara intensità, trasportato e condotto all’epilogo con una velocità impressionante, una drammatica resa dei conti tra due fratelli che hanno gestito in modo letteralmente opposto l’incalzare della crisi economica dopo le nefandezze del ’29, che sono le stesse, come ha ricordato Massimo Popolizio, che hanno stritolato la Grecia e che potrebbero presto travolgere e ridurre sul lastrico anche noi.

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