UNA MONTAGNA E IL SUO DESTINO DECISO DA POLITICI CHE NON SCENDONO NELLA REALTÀ

Marco Ferrari
Marco Ferrari

CUTIGLIANO. La strada dalla Valleriana a Cutigliano passando per Vellano, Goraiolo, Femminamorta, Prunetta oppure tagliando per la Sp 34 della Val di Forfora (Lanciole, Crespole, Calamecca) sembra non finire mai. Percorrendola in una serata come quella di ieri sera [17 maggio – n.d.r.], bagnata da una pioggerellina che sembrava autunnale, ho pensato: “In un territorio con una viabilità difficile, vasto e fragile come questo, come hanno potuto questi politici pensare di trasformare un ospedale che funziona come quello di San Marcello, in un P.I.O.T. con un semplice Punto di Primo Soccorso?”.

Chissà se le hanno mai percorse queste strade i nostri politici in Regione. Chissà se si rendono di conto delle reali e pesanti conseguenze delle loro scelte quando seduti ad un tavolo tagliano posti letto ed assistenza sanitaria. È come scrivere una condanna a morte per una montagna che già soffre per la mancanza di lavoro, di servizi, di opportunità culturali, di scuole, di infrastrutture.

Questi i temi affrontati nella serata organizzata dalla Lista Civica “Cutigliano è qui che voglio vivere”. La lista è nata dall’impegno di tante persone nei vari Comitati per la salvaguardia della Montagna Pistoiese e ieri sera il candidato Sindaco Marco Ferrari e gli altri candidati hanno dimostrato di volere continuare su questa strada virtuosa, ascoltando i cittadini, le associazioni e la società civile. Paolo Brunetti ci ha raccontato come negli anni 60 i Comitati nascessero per allargare il bacino di utenza di servizi e beni. Oggi i Comitati nascono per evitare che quei beni e quei servizi ci vengano sottratti.

È stato straordinario, ma forse neppure troppo riflettendoci dopo, ritrovarsi fra persone che non si conoscevano a parlare di ambiente, tutela del territorio, ferrovia e infrastrutture, sanità e acqua come bene comune e rispecchiarsi l’uno nelle parole dell’altra.

Stesse difficoltà nei confronti di amministrazioni e politica sorde, stessa visione della realtà e stesse prospettive: riprenderci la sovranità popolare, controllare e non delegare, fare cittadinanza attiva, superare le differenze e lavorare insieme. Per riappropriarci dei nostri territori, dei nostri diritti.

Sono stata invitata per parlare del Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana al quale ho aderito con convinzione, Comitato per il quale Marco Ferrari ha dedicato molto del suo impegno. Ero lì per testimoniare cosa c’è e cosa ci potrebbe essere, sperando che in molti vogliano credere nel “possibile” per ricominciare a sperare. Senza retorica.

IL MIO INTERVENTO

Io sono una persona comune, molto semplice. Una donna che lavora, con un marito e due bambini ancora piccoli. Ho una famiglia ed un lavoro che mi assorbono, in alcuni periodi sono talmente presa dai ritmi della quotidianità che sono portata a guardare con un certo distacco quello che mi succede intorno sulla scena politica, che pure mi è sempre interessata molto. Se si aggiunge che leggendo i giornali di questi tempi la prima reazione è la nausea e l’amarezza, diventa quasi una necessità “tutelarsi” isolandosi. Credo sia lo stesso per molti di voi.

Poi un giorno accade qualcosa, ti trovi catapultata in una situazione surreale e ti rendi conto che non puoi più delegare ad altri ciò che ti preme. Ognuno di noi ha una soglia di indignazione, la mia è stata superata.

Vivo con la mia famiglia in Valleriana, a 10 chilometri da Pescia in una zona che era di competenza della ex Comunità Montana Appennino Pistoiese. Non siamo più collina ma neppure montagna. Il panorama è lo stesso: non c’è lavoro, i servizi si allontano sempre di più ed i giovani abbandonano i nostri paesi.

Lo scorso ottobre con mio marito abbiamo portato nostro figlio di quattro anni e mezzo in ospedale a Pescia, per una febbre altissima che non passava. Lì ci siamo resi conto che il reparto di Pediatria non esisteva più e non era stato organizzato un servizio sostitutivo, l’osservazione breve promessa.

La squadra Ferrari
La squadra Ferrari

Siamo rimasti sconcertati nel vedere una tale disorganizzazione e sdegnati perché nostro figlio è stato trattato come un pacco da questo nuovo sistema. Dalle due del pomeriggio quando è arrivato in ospedale a Pescia e gli sono stati fatti gli accertamenti da un pediatra scrupoloso e sensibile, è stato trasportato in ambulanza e preso in carico, come dicono alla ASL, al San Jacopo di Pistoia alle 8.30 di sera, con il rischio di non avere il posto letto e di finire a Prato.

Mio figlio è stato ricoverato per 14 giorni a Pistoia, ad un’ora da casa. Fortuna che ho una super nonna che si è occupata dell’altra mia bambina di 7 anni, ma mi chiedo: e chi non ha nessuno? Chi si può affidare solo ai mezzi pubblici e non ha qualcuno che possa dare il cambio nell’assistenza continua di cui ha bisogno un bambino?

Dall’ospedale ho scritto al presidente della Regione chiedendogli la logica di simili scelte. La mia lettera è stata pubblicata sul Corriere Fiorentino e da lì mi ha risposto l’assessore Marroni dicendomi che gli dispiaceva per il disservizio, ma i cittadini devono cambiare mentalità perché non si può più avere l’ospedale sotto casa. I nostri “botta e risposta” sono stati una settimana sulla cronaca de La Nazione e Il Tirreno. È intervenuto anche il presidente Rossi risentito perché avevo definito i politici “uomini grigi” e le risposte sono sempre state quelle: la sanità in Toscana funziona, il San Jacopo è un’eccellenza quindi le abbiamo avvicinato un servizio, non è vero che si è allontanato. Prima c’era solo il Meyer a Firenze!

La realtà è ben diversa. Per i casi complessi chiunque si rivolge al Meyer. Per i casi “comuni”, che sono la maggioranza, prima in Valdinievole avevamo un reparto di Pediatria, ora i genitori devono andare a Pistoia con tutto quello che comporta in termini di sicurezza, sacrifici e costi. Se questo è avvicinare i servizi!

L'ospedale di Pescia
L’ospedale di Pescia

A noi in Valdinievole dicono di avvicinare i servizi, a voi sulla Montagna Pistoiese che li potenziano. Il risultato non cambia: tagli all’assistenza sanitaria.

Dal putiferio che si è scatenato sulla stampa ho capito di essermi inserita in qualcosa di molto più grande del mio singolo caso. Ho iniziato a leggere e a documentarmi: sui 4 nuovi ospedali, sul project financing che li ha consegnati ai privati per 19 anni, sulla delibera 1235/12, sui patti territoriali a Pistoia che non riuscivo a trovare (sono stati pubblicati a novembre, dopo 5 mesi dalla firma…).

In quell’occasione ho conosciuto Marco Ferrari ed il Crest. Tante belle persone. Belle perché vive ed attive, colorate, non certo grigie, con una gran voglia di fare massa critica e di non piegarsi ad una Sanità aziendalistica che ci considera numeri.

Il Crest mi ha adottato ed io ho adottato il Crest aderendo e sfilando con mio marito alla manifestazione del 7 dicembre a Firenze sulla quale è calato il silenzio quasi totale da parte della carta stampata. Eppure, chi ci ha visti in città, non ha potuto non notarci ed applaudirci!

Da quest’esperienza ho deciso di riprendermi le armi che tutti noi abbiamo, come diceva Don Milani: lo sciopero e il voto. Di scendere in piazza, di pretendere risposte e trasparenza, di non votare più per abitudine o per tradizione, di abbandonando ciò che già conosco e ci ha portato fin qui e di esigere altro: una politica nobile e civile al servizio del cittadino.

In questi mesi ho fatto richieste precise a politici locali e regionali e tutto quello che ho trovato è stato un muro di gomma che non credevo potesse esistere in una regione che ritenevo civile e democratica come la Toscana. Per non parlare della ASL 3 dalla quale sto ancora aspettando i dati del monitoraggio dopo la chiusura del reparto di Pediatria di Pescia.

Ora, io vi invidio. E non lo dico per piaggeria nei confronti di Marco e della sua lista. Vi invidio perché avete la possibilità di scegliere e votare persone che sono scese in piazza per il loro territorio, che l’hanno fatto per senso civico, credendoci, senza secondi fini.

Avete la possibilità di far germogliare un seme nuovo, di far crescere un albero sano e dritto.

Avete la possibilità di dare una svolta alla vostra Comunità. Lo dico egoisticamente: questa può essere una svolta per tutta la provincia. Ve lo immaginate Marco in Conferenza dei Sindaci con la sua competenza e la sua passione civile? Io sì!

Riorganizzazione e potenziamento del Pacini di San Marcello secondo Grillo Parlante
Riorganizzazione e potenziamento del Pacini di San Marcello secondo Grillo Parlante

Io vivo in un territorio bellissimo, ma abbandonato da decenni di noncuranza delle varie amministrazioni che si sono succedute. In questa campagna elettorale sono saliti su da noi i candidati sindaci dei partiti complici di questo degrado.

Abbiamo politici navigati che dicono di avere amicizie, contatti, di essere ben introdotti per accaparrarsi finanziamenti ed aiuti. Di avere una “rete” intorno. Mi sono resa conto che quella rete li ingabbia e non li rende uomini liberi. Quella rete è quella che ci sta soffocando. Quella rete va tagliata e ne va costruita una nuova. Con persone che hanno l’onestà, la limpidezza, la passione e la competenza per farlo.

Ho letto il programma di Marco. Ne ho letti molti di programmi elettorali ed è la prima volta che me ne capita uno così. È già un piano di lavoro che analizza le criticità, le possibilità, che considera le risorse disponibili, che affronta i problemi in modo diretto, senza averne paura. È eccellente ed è realistico. Questa lista è un seme nuovo. Vi invito: lasciate che metta radici.

Eva Giuliani

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