UNA RIPRESA CHE NON C’È E NON CI SARÀ

La ripresa? Di che cosa, delle tasse?
La ripresa? Di che cosa, delle tasse?

PISTOIA. Da uomo della strada vedo le cose dal basso, un punto di vista che consente una panoramica tanto efficace quanto incontrovertibile. Da uomo di campagna, abituato alla concretezza di una logica semplice ma intelligente, analizzo le situazioni seguendo solo i canoni della ragione consolidati dall’esperienza maturata sul “campo”.

Da ogni parte sento parlare di ripresa, di lievi miglioramenti nell’economia del Paese che appaiono sempre più dei miseri e vacui tentativi di indurre tutti all’ottimismo anche se la barca seguita, con drammatica costanza, a fare acqua da tutte le parti.

Seguendo i dettami di un ragionamento razionale, diciamo così da contadino, scarpe grosse e cervello fino, potrebbe spiegare qualche economista, addetto ai lavori ed esperto del settore, come potranno o potrebbero riprendere le imprese a lavorare e ad assumere se queste non ricevono commesse adeguate e continue da parte di coloro che sono alla base del motore economico nazionale?

Questo motore è quel ceto medio che a cominciare dalle iniziative funeste del sig. Monti è stato oberato di tasse e messo in crisi da una serie di balzelli tanto incomprensibili quanto inutili. Sì, inutili, dal momento che ad uno spropositato aumento di entrate fiscali non corrisponde un evidente miglioramento dei conti pubblici.

Domanda numero due, dove è andato e dove va a finire questo nuovo ed ingentissimo afflusso di denaro? Mi aspetterei una risposta tale da far comprendere nei dettagli, ad un contadino appunto, l’esatta destinazione dei nostri soldi evitando parafrasi e perifrasi, filosofie e ridicoli astrattismi stupidi e incomprensibili data l’allergia diffusa in campagna alle prese in giro che sembrano divenute epidemiche.

Tornando alle imprese, esse producono se vendono e vendono se c’è qualcuno che compra. Questo, il compratore è divenuto l’anello debole di una catena ovvia e scontata. Questo anello, il ceto medio, messo in crisi dai balzelli di Monti e degli altri “maghi dell’economia” ha cessato di spendere o ha ridotto di gran lunga le proprie esigenze ossia quelle che muovevano i commerci, l’edilizia, l’attività immobiliare. Del resto l’unico modo per arrivare a far scendere le tasse e non fare a cazzotti con la matematica è quello di ridurre le spese assottigliando lo Stato e i suoi servizi che, mi pare di aver letto da qualche parte, grava sui nostri conti per circa 800 miliardi.

Occorre far leva su questa diminuzione per alleggerire significativamente le tasse e permettere un decollo immediato dell’economia nazionale. Per ora non c’è stato nessun politico e nessuno si intravede all’orizzonte capace, con caparbia decisione, di avviare una seria e decisiva operazione di tagli in questo senso.

Del resto cosa volete che ci si aspetti quando è proprio la politica che controlla tali spese riducendo le quali ridurrebbe sia il potere dei partiti ad essa connessi sia quello della burocrazia e dei sindacati tutti tesi ed impegnati affinché la pubblica amministrazione non riduca le proprie dimensioni, se si eccettuano limatine di facciata ininfluenti sulla situazione generale?

Così facendo il Paese si impoverisce e l’apparato pubblico, con la gente che lo rappresenta, si impingua a dismisura. E dire che “ovunque il guardo giro” trovo amministratori e amministrazioni impegnate a conseguire il benessere del popolo che, purtroppo, non si raggiunge con i soliti discorsi, gli unici che almeno in campagna seguono sempre, con rigore, la concretezza dei fatti.

[*] – Lettore, ospite

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