UNIONE DEI COMUNI: FABBRI CONTRO MARMO

Due i punti all’ordine del giorno del Consiglio dell’Unione dei Comuni del 12 marzo, la modifica allo statuto e il depauperamento del territorio. «Certi personaggi parlano di fusione: ma cosa vogliono fondere, i castagni coi faggi?»
Giorgio Fabbri
Giorgio Fabbri

ABETONE. Ecco due interventi di Fabbri sui problemi della Montagna pistoiese, a partire dai due punti all’ordine del giorno dell’ultima riunione  dell’Unione dei Comuni:

Il primo: la modifica allo statuto, in quanto il Sindaco Micheletti, che doveva subentrare al Sindaco Marmo come nuovo Presidente dell’Unione, avrebbe rinunciato per mancanza di tempo.

Quindi con il voto si darà il via all’aumento dell’incarico almeno fino a due anni.

Secondo punto: problematiche inerenti il depauperamento del territorio e prospettive per la tenuta del tessuto socio-produttivo.

Argomento vastissimo. Si poteva parlare e discutere per molto tempo, ma dopo l’intervento del Presidente in carica, Sindaco Luca Marmo, ho avuto la riprova, che tutto quello che è successo in questi ultimi anni in Montagna non è stato frutto del caso o della congiuntura astrale avversa ma il frutto di un duro lavoro sotto traccia che ha raggiunto lo scopo prefissato.

E lo si è capito quando è stato detto che la responsabilità di questo degrado e impoverimento è riconducibile alla famiglia degli Orlando, i quali dopo aver costruito interi paesi, una scuola professionale che formava i giovani e li introduceva al lavoro, dopo aver creato migliaia di posti di lavoro e dopo aver permesso ad intere generazioni di crescere economicamente e alle famiglie – anche le più numerose – di poter vivere in modo decoroso sulla nostra montagna pistoiese, avrebbero di contro impedito ai piccoli imprenditori di investire e di crescere come azienda.

Finalmente viene fuori, alla luce del sole, la rabbia che questi “nostri “amministratori in tutti questi anni, cinquanta, hanno avuto nei confronti del “Padrone Orlando”, che sfruttava i poveri operai per i suoi interessi. Ma per fortuna che ha chiuso tutti gli stabilimenti: Limestre, Campo Tizzoro… era l’ora, via il capitalismo dalla nostra Montagna…

Credo che dopo questo consiglio, dopo affermazioni del genere si sia toccato il fondo, e credo che il Sindaco Marmo abbia perso anche stasera un’occasione d’oro, quella di stare zitto.

Occasione che ha perso anche poco tempo fa, quando solo dopo pochi giorni dalla tempesta di vento che aveva colpito la nostra regione e con essa anche i nostri comuni , se ne è uscito con un articolo sul giornale scagliandosi contro Enel, inadeguata ad affrontare le emergenze e responsabile dei disagi creati ai cittadini.

Il logo dell'Unione dei Comuni
Il logo dell’Unione dei Comuni

Facile dare la colpa agli altri. Lui che cosa ha fatto?

Lui come Presidente dell’Unione dei Comuni, Sindaco di Piteglio, consigliere Cosea, facente parte del direttivo dei Piccoli Comuni Dimenticati e chi più ne ha più ne metta… già, lui cosa ha fatto?Niente!

Soprattutto perché in qualità di Sindaco dovrebbe svolgere l’autorità comunale di protezione civile: sia quale capo di un’amministrazione nel tempo ordinario sia quale organo chiamato ad azioni tecnico-amministrative anche di carattere estremo in occasioni di eventi di protezione civile per la salvaguardia dell’incolumità pubblica.

Chiediamo ai cittadini del Comune di Piteglio, se abbiano avuto notizie in tempo reale della situazione dei loro paesi; se sia stata messa a disposizione una autoambulanza pronta in caso di emergenza. Chiediamo ai cittadini se siano stati attivati locali riscaldati ed illuminati da un generatore dove avrebbero potuto trovare ristoro o ricovero nelle tre notti passate senza energia elettrica e senza riscaldamento, magari le persone anziane e più bisognose, anche perché i telefoni fissi e mobili non potevano essere usati.

Negli altri paesi, vedi San Marcello e Cutigliano, qualcosa è stato fatto.

Allora, caro Presidente, organizzi pure Consigli straordinari per trattare argomenti come quelli dell’altra sera, si faccia rieleggere per il secondo anno alla carica di Presidente dell’Unione dei Comuni; ma per favore la smetta di prenderci per i fondelli, perché se si vuol parlare di inefficienza e di incapacità, sicuramente Enel non c’entra.

Giorgio Fabbri
Consigliere Unione dei Comuni

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Luca Marmo, Presidnete dell'Unione dei Comuni Montagna Pistoiese
Luca Marmo, Presidente dell’Unione dei Comuni Montagna Pistoiese

Lo sviluppo della montagna non è avvenuto per colpa della famiglia Orlando, che non l’ha permesso per lunghi anni di permanenza dei loro stabilimenti. Una volta finita l’era degli Orlando la colpa è passata agli investitori privati che non vengono a investire in questi territori.

Lo sviluppo oggi parte dalla scuola, la viabilità non è necessaria –basterebbe quella che abbiamo e che oltretutto è stata rimodernizzata recentemente – dobbiamo puntare sulla ferrovia e potenziarla; oggi che siamo sotto elezioni regionali è il momento buono per chiedere e probabilmente ottenere qualcosa: questo sarebbe il pensiero del presidente Marmo e del sindaco Cormio. Di parere contrario il Sindaco Micheletti: per lui occorrono progetti e infrastrutture.

L’accusa alla Famiglia Orlando di aver impedito lo sviluppo la vedo una grandissima boiata; invece di ringraziare questa famiglia che ha portato sviluppo e turismo sulla montagna pistoiese togliendo gli abitanti di questi luoghi dalla povertà e dalla fame, le affibbiano la colpa di aver impedito la crescita. Facile dare la colpa agli altri.

Ma quale colore politico ha gestito la montagna pistoiese da 60 anni ad oggi?

Quale colore politico ha distrutto la Comunità montana?

Quale colore politico ha fatto scappare gli investitori privati?

Quale colore politico ha di fatto decretato la morte della montagna?

Caro presidente Marmo se lei crede di portare sviluppo con la scuola credo che siamo sulla cattiva strada: certo, la scuola porta sviluppo ma solo dopo l’impianto e lo sviluppo sulla montagna di attività produttive. I capannoni a Campo Tizzoro, ex proprietà degli Orlando, ne sono esempio: un flop totale. Nella nostra montagna non vi è più niente: mancano le infrastrutture, abbiamo avuto una riduzione alberghiera e ristorativa dell’80%, abbiamo una viabilità fatta da tabaccone (ed è l’unica che resiste, visto che dove sono intervenuti per migliorarla sta franando continuamente), l’industria è praticamente ridotta all’osso e la popolazione si è ridotta quasi del 30%. E questi personaggi parlano di fusione: ma cosa vogliono fondere, i castagni coi faggi?

Nessuno dei presenti ha fatto un’analisi di quello che è successo nei giorni scorsi, nessuno si è preoccupato di indire un consiglio dell’unione per parlare di emergenza; eppure i cittadini si sono trovati in ginocchio senza energia elettrica per giorni e giorni. Una montagna isolata in tutto e per tutto: ma i servizi associati gestiti dall’Unione, tra cui la protezione civile che non abbiamo visto, presidente Marmo, che cosa hanno fatto?

Si è dimenticato che è lei che presiede l’Unione dei Comuni.

Giorgio Fabbri
F.d.i.-An Montagna Pistoiese

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4 thoughts on “UNIONE DEI COMUNI: FABBRI CONTRO MARMO

  1. tutto verificabile non appena i verbali del consiglio dell’unione verranno resi disponibili visto che al prossimo consiglio dovranno essere sottoposti ad approvazione

  2. Sig. Fabbri, sono in disaccordo su un punto in riguardo al risparmio sul Comunone.
    Secondo me va considerato non solo quello della politica (sindaci, assessori, segretari dei consigli) ma anche quello derivante da avere il 75% in meno di dirigenti e responsabili dei vari servizi nei Comuni. Inoltre Abetone, Cutigliano e Piteglio sommati arrivano a quattromila anime con S.Marcello P/se superiamo i diecimila, se poi Abetone vuol andare sotto Modena referedum e via come la Val Marecchia sotto Rimini. Non sara mica che anche lei è attaccato alla poltrona e se rimane così avete pur sempre la possibilità di vincere in tre comuni su quattro?
    Emanuela

  3. sig.ra Emanuela, nella fusione dei comuni non è contemplato il licenziamento dei dipendenti, come non è contemplato la diminuzione delle retribuzione dei funzionari e nemmeno la chiusura delle attuali sedi comunali, pertanto avremo solo la diminuzione del costo politico, per quanto riguarda la poltrona se vuole gliela cedo volentieri, visto che il mio costo politico è uguale a zero, e quello che riguarda gli amministratori il sindaco di Abetone prende meno dei dipendenti 900 euro al mese il vice sindaco 200 euro al mese e l’assessore 90 euro al mese, vede io sono uno di quelli che sostiene che la politica ha un costo e chi la pratica dovrebbe avere uno stipendio normale, e avremmo degli amministratori a tempo pieno e non a mezzo servizio come ora. per quanto riguarda l’Abetone è un comune con tantissime potenzialità turistiche che se sfruttate a tutto tondo inteso 365 giorni l’anno, con turismo di livello e per quello invernale non abbiamo nulla da invidiare ad altre stazioni sciistiche, quello che è inesistente sono le strutture ricettive a partire come dice il sindaco Danti dagli alberghi, (se lei è della montagna faccia mente locale e veda quanti alberghi avevamo hanno chiuso il 70% delle strutture) io aggiungo non c’è un polo sportivo ( palestra,campo sportivo ecc. ecc.) avere un comunone con un territorio vastissimo e impervio come il nostro amministrato con una giunta composta dal sindaco e quattro assessori secondo lei sarebbe amministrato a dovere?
    secondo me no.
    vede signora chi amministra un comune indipendentemente dal colore politico dovrebbe fare il bene di tutti i suoi cittadini, le battaglie politiche lasciamole fare ai deputati Romani nei comuni dovrebbe valere la regola di far amministrare quello che sa amministrare e non il colore politico

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