vandalismo. SFREGIO ALLA TARGA PER I MARTIRI DELLE FOIBE

Una delle scritte accanto alla targa commemorativa per i martiri delle foibe

PISTOIA. La mamma degli imbecilli (e dei vandali) è sempre incinta. Probabilmente è la solita che ha partorito i fanatici dei collettivi che a Bologna hanno occupato (e devastato) una biblioteca per protestare contro le norme anti-degrado volute dal rettore.

Qui dalle nostre parti tendono a rimanere nell’ombra, ma il risultato finale è sempre il solito: la protesta continua, insensata.

Sul retro delle poste di via Roma è stata fissata una targa commemorativa per i martiri delle foibe datata 10 febbraio, il Giorno del ricordo di quell’immane tragedia.

E oggi, dopo circa dieci giorni, tutt’intorno a quel quadretto sono state trovate scritte che inneggiano alla resistenza e alle gesta dei partigiani comunisti. Al netto del vandalismo ovviamente deprecabile, è forse il caso di spender due parole per quanto riguarda il concetto espresso dagli autori che si sono firmati con falce e martello.

È presumibile che non sappiano niente della storia piuttosto recente durante la quale si è consumata la tragedia che ha condotto alla creazione di un Giorno del ricordo. Oppure essi sanno, ma si compiacciono delle atrocità perpetrate dai comunisti jugoslavi ai danni di inermi italiani. Godono, insomma, di quelle migliaia di uccisioni e dell’esilio cui furono costrette migliaia di famiglie?

E sono i soliti di Bologna, i soliti di Genova che hanno impedito il meeting dei leader della destra radicale e gli stessi che si sono compiaciuti delle manganellate date ai taxisti romani in protesta solo perché era spuntato qualche saluto romano? Sono figli di un’ideologia criminale, la più spietata mai esistita e che il corso degli eventi ha bocciato? Sono totalitari, nel senso che pretendono di dettar legge ovunque vivano e alle condizioni che loro ritengono migliori?

La targa commemorativa per i martiri delle foibe posta sul retro delle poste in Via Roma

Elargiscono patenti di professionalità, concedendo spazio alle idee altrui, solo se queste ultime non cozzano con le loro. Pensate a Giampaolo Pansa, il quale, da uomini di sinistra, da quando ha iniziato a compiere il revisionismo storico sulle atrocità compiute dai partigiani, ha subito innumerevoli violenze da parte di coloro che, ad esempio, scrivono minchiate contro i martiri delle foibe.

Viene in mente la risposta che diede Vauro, durante una puntata di Announo, a Storace quando quest’ultimo gli ricordò di essere stato gambizzato, durante gli anni di piombo, da un gruppo della sinistra extraparlamentare: «La prossima volta gli dirò di mirar meglio». Perché alla fin fine, inutile negarlo, per questa parte politica non tutto il sangue ha il solito colore e non tutti i morti meritano di essere pianti.

Ed è proprio grazie a questi fenomeni che moltissimi, pur dichiarandosi liberali, fanno fatica a definirsi antifascisti: perché l’antifascismo, oggigiorno, sa di nuovo fascismo.

[Lorenzo Zuppini]

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