VENTO E DANNI AI VIVAI, NIENTE CALAMITÀ NATURALE

Non tutte le aziende hanno presentato la lista con piante e strutture perse o danneggiate. Il 65% delle segnalazioni tramite Coldiretti. I conteggi devono considerare i costi non immediati
Danni del vento nei vivai
Danni del vento nei vivai

PISTOIA. I danni segnalati alla Provincia dai vivai pistoiesi sono di 140 milioni di euro, a seguito delle folate di vento intensissimo del 5 marzo scorso.

Cifra insufficiente a raggiungere la soglia per la proclamazione dello stato di calamità naturale. È quanto comunicato dalla Provincia di Pistoia a cui sono arrivate le segnalazioni da parte delle aziende

C’è da registrare, però, che “non tutti i vivaisti si sono recati presso le associazioni di categoria per denunciare i danni subiti ipotizzando la mancanza di soldi per i rimborsi” – spiega Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia.

Coldiretti è stata molto attiva nel rilevare i danni subìti dai propri associati e nel sensibilizzare tutti gli agricoltori a segnalarne. L’associazione ha raccolto le istanze di circa 450 aziende, per una stima di 91 milioni di euro di danni, che significa il 65% di tutte le segnalazioni. In totale 860 aziende hanno avanzato segnalazioni per 140 milioni di euro, al di sotto dei 200 milioni di euro stimati dalla Provincia per procedere con l’iter per ottenere la proclamazione di stato di calamità naturale e, in prospettiva, un risarcimento in percentuale sui danni dallo stato. Calamità in agricoltura si ha con il 30% del prodotto agricolo perso a causa dei danni subìti.

Sommare i danni, considerando solo le piante distrutte, e rapportarli al fatturato medio annuale per verificare se incide più del 30%, non è il miglior metodo: “oltre al danno causato dalla perdita immediata delle piante distrutte – spiega Tropiano – , ci sono costi effettivi per un ulteriore 10/20%, difficilmente quantificabili oggi”.

Per la stima dei danni alle colture nel vivaismo occorre mettere in conto le tantissime giornate che sono occorse per la risistemazione delle vasetterie e delle piante in campo. E non solo, occorre mettere in conto che le piante danneggiate non saranno commercializzabili prima di due o tre anni, comportando perdite economiche ingenti per cicli che si allungano sempre più.

Vincenzo Tropiano, Direttore di Coldiretti
Vincenzo Tropiano, Direttore di Coldiretti

La non vendibilità di una pianta si può constatare a distanza di mesi da quando è stata piegata dal vento, pur senza essere abbattuta. Cipressi, magnolie, e tante latifoglie presenti in quantità nei vivai pistoiesi (dai piccoli di due metri, alle piante esemplari di 10 metri), se non immediatamente trinciati ci metteranno degli anni perché tornino in ‘salute’ e quindi vendibili.

Alla mancata vendita, si aggiungono costi diretti e indiretti a carico dei vivai. Rimane immobilizzato capitale in campo, con alti costi per le potature e le rinvasature delle piante nonché per tutta la manodopera aggiuntiva e tutti i mezzi tecnici (terricci, vasi, fertilizzanti, acqua).

“Occorre tenere conto, ancor più relativamente alla calamità del 5 marzo scorso, che non basta la mera stima del danno immediato – specifica Tropiano –. Vanno valutati i danni parziali ad alberi e piccole colture quantificabili solo nel tempo: migliaia di piante, pronte ad essere caricate sui camion, per questo anno rimarranno nei vivai per guarire le ferite del vento”.

[coldiretti pistoia]

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