via romea imperiale. PRESENTATA L’IMPRESA TARGATA “SETTEGIORNI”

Pistoia tra l’asse viario della Cassia, da cui si raggiungeva l’Aurelia e la costa, e la transappeninica per Modena, direttrice germanica per la Valpadana
Iacopo Cassigoli
Iacopo Cassigoli

PISTOIA. “Che c’azzecca” Pistoia con la Via Francigena? Sostanzialmente niente, visto che il noto brand turistico e commerciale, sviluppato e modulato sulle tappe annotate dall’arcivescovo Sigerico di Canterbury durante un viaggio a Roma del 990, non risulta storicamente connesso con il nostro comune: si consulti in merito la pagina della Regione Toscana (qui).

La città era però interessata dal passaggio di vie transappenniniche di valico, essenziali per raggiungere Roma, e per questo dette “romee” e a volte “francesche”, nell’accezione di “oltremontane”.

Per essere rigorosi, usando le parole di uno dei due autori, Iacopo Cassigoli, Pistoia va associata ad un crocevia di itinerari tra la Valpadana, Roma e l’Europa e questa dimensione, cioè la vocazione nordica di una città pedemontana, è documentata già dal cartografo arabo al-Idrisi, che compilò una guida geografica nota come libri di Ruggero o Tabula Rogeriana, scrivendo che Pistoia era la città «per la quale si va in Lombardia».

Firenze, ad esempio, non venne nemmeno menzionata dal viaggiatore e cartografo della corte normanna. Quindi – il messaggio ribadito nella sala Sinodale dell’Antico Palazzo dei Vescovi – l’associazione corretta, storicamente ma anche e soprattutto culturalmente e forse di prospettiva, tra Pistoia e l’antica viabilità, dovrebbe prendere in considerazione proprio la Via Romea Imperiale, che gli imperatori germanici percorrevano regolarmente, sostando spesso e per varie ragioni, in città.

Marco Giavazzi, sindaco di San Benedetto Po
Marco Giavazzi, sindaco di San Benedetto Po

È il caso di Ottone III, famoso per il suo diploma del 998 nel quale si ha notizia, per la prima volta, del mercato in Piazza del Duomo.

Nel Medioevo l’asse viario più importante era il fiume Po, e non a caso il libro analizza dettagliatamente le vie d’acqua dell’Oltrepò, dal punto di vista urbanistico, produttivo e artistico.

Certo, anche Pistoia aveva nel porto di Castelmartini, controllato dai conti Guidi fino alla metà del 1200, la porta d’accesso all’Arno e quindi al porto di Pisa bypassando Lucca: le vie d’acqua esistevano ovunque vi fossero fiorenti commerci e scambi culturali.

Oggi concettualizzare questo aspetto potrebbe rappresentare una forzatura, ma allora la risorsa idrica (anche intesa come problema, vedere Carlo Parmigiani: San Benedetto e il Po. 2000 anni di lotta, bonifica, governo del fiume), dall’energia ai trasporti, era il baricentro del vivere civile.

L’idea di realizzare una ricerca così allargata, sia nello spazio, da Pistoia a Modena e Mantova, sia nelle discipline, dall’archeologia alla storia dell’arte e all’idraulica, è nata da un convegno sulla viabilità montana del 2011, svoltosi a Piteglio (vedi). Lo ha ricordato anche Gabriele Farinelli, coautore e ingegnere cartografo dell’Istituto Geografico Militare, che ha proiettato l’immagine del ponte di Castruccio sulla Lima, simbolico punto di partenza del lungo e rigorosissimo lavoro.

Presentazione pistoiese de"La Via Romea Imperiale"
Presentazione pistoiese di La Via Romea Imperiale

Paradossalmente, però, il libro non dedica spazio e attenzione proprio al ruolo di Piteglio in rapporto al reticolo viario sul versante montano!

Marco Giavazzi, Sindaco di San Benedetto Po, presente alla presentazione, ha voluto esprimere la propria convinzione per il progetto culturale realizzato da Settegiorni Editore, dichiarandosi disponibile a reti istituzionali che vadano oltre la contingenza dell’evento.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Vicesindaco Daniela Belliti, che ha parlato della generale opportunità di consolidare le comuni radici culturali europee, visto che «dal punto di vista politico l’Europa non è ancora costituita».

Nilo Benedetti ha ringraziato i principali sponsor dell’opera, Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e la Lapam, organizzazione della piccola impresa e dell’artigianato (12mila associati tra Modena e Reggio Emilia), che ha investito risorse e personale su questo progetto.

Spiace invece che a Pistoia, tanto per cambiare, le associazioni di categoria non hanno colto la portata innovativa del progetto relativo alla valorizzazione dell’autostrada culturale e turistica rappresentata dalla Via Romea Imperiale.

Claudio Rosati ha portato i saluti della Fondazione, del cui Consiglio Generale fa parte, ironizzando sulla circostanza del tutto fortuita che lo vede anche autore di un saggio del libro, in particolare sulla festa di San Bartolomeo.

[Lorenzo Cristofani]

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