vicofaro. DON BIANCALANI, I MIGRANTI, UNA PARROCCHIANA GENTILE E UN CIVILISSIMO SCAMBIO DI VEDUTE

«Mi sento di esortarla… a parlare con Don Biancalani ed andare di persona a Vicofaro e a Ramini per toccare con mano questa realtà di cui si parla tanto ma spesso senza cognizione di causa». «Su un altro aspetto lei ha ragione: il Biancalani cerca di sopperire a una vergognosa carenza di assistenza che vede già alcune strutture del territorio chiudere per mancanza di fondi, cioè di guadagno; e questa non è Carità, ma si dimostra vergognoso affarismo»
Don Massimo Biancalani

PISTOIA. La Signora Elena Giusti ha scritto:

Gent.mo Sig. De Matteis,
mi chiamo Elena Giusti abito a Pistoia e faccio parte della parrocchia di Vicofaro.

Premetto che sono una sostenitrice del ns. parroco e pur rispettando il suo giudizio espresso nell’articolo pubblicato mi sento di esortarla se non lo avesse già fatto a parlare con Don Biancalani ed andare di persona a Vicofaro e a Ramini per toccare con mano questa realtà di cui si parla tanto ma spesso senza cognizione di causa.

Credo che un giornalista debba fare una indagine diretta prima di riferire alla comunità. Se lei Sig. De Matteis lo ha fatto ed ha ritenuto comunque di emettere un giudizio negativo e talvolta infamante su don Biancalani la invito a riflettere su alcuni punti:

– don Biancalani è un sacerdote ma anche un uomo e come tale fallibile per cui alcune sue scelte possono essere ritenute errate nella forma ma certamente non nel contenuto.

– don Biancalani incarna la chiesa che io mi auspico ovvero non giudicante (“la pecorella smarrita” ed il “figliuol prodigo”) aperta ai più deboli (migranti e non infatti accoglie anche i senza tetto) e di denuncia (ovvero agire dove ci sono dei “vuoti” istituzionali).

A mio modesto avviso non basta pregare, inginocchiarsi e battersi il petto ma è giusto e necessario mettere in pratica quanto si predica e quanto Gesù con il suo esempio ci ha insegnato.

Mi scusi se l’ho tediata, con questo messaggio non ho la pretesa di farle cambiare idea ma solo di testimoniare che ci sono persone come me semplici parrocchiani e cittadini che apprezzano e sostengono l’operato di Don Massimo Biancalani.

Colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti.

Elena Giusti

Vedi: a palle ferme. quattro parole in croce su don massimo biancalani, l’imam di vicofaro


«È VERO, LA CHIESA È ACCOGLIENZA,
MA DI TUTTI…
»

Anche i cattolici scherzano poco con le pecorelle smarrite

 

Gentile Signora Elena,
pubblico la sua lettera di dissenso al mio articolo (vedi) ringraziandola per la gentilezza che il suo scrivere palesa, da semplice parrocchiana di Vicofaro e non da talebana che augura il cancro ai dissidenti o apostrofa come “puttana” chi non è in sintonia. Come qualcuno dei “maggiorenti” dell’Imam-Don si è permesso di fare. Lei, forse, non lo sa, ma è accaduto anche questo.

Lei ha tutto il diritto di seguire questo supposto sacerdote – come io ho il diritto di dissentire – ed ha pure ragione nell’affermare che qualcuno riempie il vuoto istituzionale che c’è a Pistoia, in materia di accoglienza, seppur selvaggia, e che soprattutto riguarda Prefettura e Questura che sono gli organi deputati e che, invece, preferiscono “apparire”, ma non fare; parecchi brindisi ed apparizioni di circostanza ma per il resto, niente.

Su un altro aspetto lei ha ragione: il Biancalani cerca di sopperire a una vergognosa carenza di assistenza che vede già alcune strutture del territorio chiudere per mancanza di fondi, cioè di guadagno; e questa non è Carità, ma si dimostra vergognoso affarismo.

Non tocco il problema immigrazione, che è “il problema” perché non è questo il motivo del suo dolersi.

Dunque, il nostro cosiddetto Don Biancalani a me fa quasi tenerezza, ma se lo sento parlare mi fa arrabbiare. Sicuramente ha fatto il seminario dell’obbligo – come la scuola – e sicuramente è un furbacchione che riduce il suo Ministero e la Famiglia che è alla base del Cristianesimo, facendola diventare famiglia allargata, senza regole e costumi dove basta un letto e un piatto di minestra per credere di avere fatto tutto il possibile.

Questo è caos, cioè il contrario di Famiglia. Questo Signore ha iniziato la sua esperienza ecclesiale, alcuni anni or sono, discriminando politicamente chi non la pensava come lui ed ancora oggi insiste in questa discriminante che non gli fa per niente onore.

Non conosco la sua età, ma per noi pistoiesi “antichi”, il danno dei nostri giovanili cineforum e certi preti, grazie a Dio tutti morti assieme a quelli spretati (più onesti e coerenti degli altri), hanno lasciato, per reazione, una sola certezza: quella della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.

Qui subentrano la Dottrina e la Teologia, “roba” che leggendo i post del Din-Don non appare ben chiara…

È vero, la Chiesa è accoglienza, ma di tutti, non solamente di qualcuno e questa accoglienza deve attuarsi secondo regole e limiti che la gerarchia ecclesiastica impone e il buon senso civico nonché le leggi attuali declinano; anche in questo caso, l’avere disatteso una ben chiara disposizione di Curia in ordine a canzonette da sbecerare in Chiesa dovrebbe fare riflettere.

Mi creda, il sottile filo rosso della presunzione e della pochezza culturale, legano questo Signore alla vergogna di Barbiana dalla quale sono nati anche coloro che hanno creato Il Forteto e tutti i danni conseguenti fino ad arrivare a Bibbiano, manifesto ancora oscuro di una teoria-ideologia che indistintamente unisce cani e porci, per la nefandezza ed il guadagno dei pochi. Il tutto sotto l’ombrello ideologico che fa bella mostra nello striscione di ingresso alla Chiesa. È l’applicazione fai da te del Concilio Vaticano II e di tutte le sue nefaste conseguenze.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

Ecco perché ho scritto che, se avessi avuto un nipote, lo avrei tenuto ben lontano da questa “esperienza” di Vicofaro.

Mi scusi se mi dilungo un poco, ma questa cosiddetta esperienza di accoglienza totale ma discriminante perché “anti”, non mi piace e mi induce a credere che il Don-Imam sia in fondo vittima del suo egocentrismo alimentato e strumentalizzato da un manipolo di furbastri che operano alle sue spalle e di lui abusano.

Questa congrega, in breve sintesi, nasce sotto l’egida e lo striscione di un Comitato permanente antifascista ed antirazzista, si sviluppa attraverso ricorrenti e quasi studiate provocazioni nel tempo: dai tappetini in Chiesa per permettere la preghiera musulmana, alla ricorrente e mai negata appartenenza politica a un credo niente affatto religioso che della Chiesa Cattolica ha fatto strame e tuttora continua a farne in tante parti del mondo. Questo magma mediatico, quasi circuitato sui media in maniera subdola e ricorrente, si alimenta con episodi di spaccio, risse e schiamazzi per approdare, non si comprende la logica, a magnificare un inquisito come il Sindaco di Riace e tutto il pacciame politico dichiaratamente “anti”. Per arrivare alle comparsate televisive alimentate ad arte per offrire una immagine intollerante di un popolo, debitamente etichettato, che vuole e giustamente pretende una immigrazione controllata.

Lei manderebbe qualche suo familiare in un posto dove, per stessa ammissione del Don in una recente intervista (e ti pareva?) ci sono persone che vanno e vengono, le identità non sono acclarate, e meno ancora i progetti e i programmi futuri?

Don Siro Butelli

Un tempo non molto lontano, in Pistoia, visse ed operò un Sacerdote che era anche un poeta e conosceva la lingua madre del Cristianesimo, il latino, che senza tante chiacchiere ospitava i poveri e andava personalmente a raccattare i resti delle varie cerimonie; dopo si prodigò per i carcerati senza nulla chiedere e professando silenziosamente quella carità cristiana che anche i suoi antagonisti gli riconobbero in morte; perché, a differenza del Din-Don di Vicofaro, non faceva politica e tutti, e sottolineo tutti, gli volemmo bene ed ancora lo ricordiamo.

Si chiamava Don Siro Butelli e dirigeva il patronato del Tempio. Scrivo questo consapevole che Don Siro, se potesse, mi prenderebbe a calci nel di dietro per averlo trasportato in questa miserabile questione!

Sono consapevole, Signora, che i nostri punti di vista divergono totalmente e sono pure convinto che i commenti al mio precedente articolo su Vicofaro che potrà leggere tranquillamente sul blog del sig. Biancalani non sono proprio un’ essenza di sopportazione e carità cristiana.

Su una cosa vorrei trovare una convergenza; questo prete si dedica anche al suo ministero e fra le sue incombenze di fede c’è anche quella della visitazione e benedizione delle case durante e dopo il periodo pasquale.

Su questo spero possiamo convergere.

Purtroppo anch’io, come lei, sono un parrocchiano di Vicofaro; debbo dire sarei, perché da due anni mette i cartelli delle visite pasquali e da due anni salta a piè pari la mia abitazione.

Non è mica colpa mia se sono vecchio e, purtroppo, normale!

Cordiali saluti.

Felice De Matteis
[redazione@linealibera.info]
Allora Salvini è proprio il diavolo e non una pecorella smarrita


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email