vicofaro verboten! IL SIGNOR BIANCALANI “FIGLIOL PRODIGO” E IL COMPRENSIVO “ABATE MANONE” PRONTO AL PERDONO

Ha accusato il colpo Luigi Egidio, chiamando Don Massimo “signor Biancalani”, poi sbroccato in un durissimo commento sul Tvl, di taglio fortemente razzista e populista. Diceva la mia nonna “cencio dice male di straccio" e ora che farà Francesco: revocherà la donazione di 20.000 euro alla parrocchia?
Il parroco di Vicofaro respinge la troupe televisiva dell’Abate di Tvl e Sua Eccellenza Luigi Egidio, col pastorale in mano, richiama il figlio disobbediente con il tono pretesco-paternalista con cui solo lui può invocare il Dio degli eserciti, Dominus Deus Sabaoth, affinché riporti l’ingrato figliol prodigo sulla retta via del buon giudizio nei confronti di chi lo ha sempre sostenuto…

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NON PIÙ DON MA SIGNOR: CON LE SUE MANI

MANONE HA DEGRADATO IL BIANCALANI…


 

Il commento intristito di Luigi Egidio all’episodio di Vicofaro: lo «iatevénne!» di don Biancalani non gli è piaciuto affatto…

PISTOIA. “Manone” non ci sta proprio, ha accusato duramente un pugno nello stomaco, rimproverando don Biancalani di non rispettare le regole, di ospitare i ragazzi nel sudicio (al quale, erano però, abituati a casa loro!), di ledere la loro dignità e dunque di non essere adeguato a svolgere un così tanto importante “servizio di accoglienza per i poveri, diseredati e clandestini senza permesso” (ma non era un illecito?).

Luigi Egidio Bardelli non si è risparmiato, scadendo in toni pacati ma decisi, con tanto di ditone puntato (nel metalinguaggio il dito è come una spada che infilza l’avversario) richiamando la sporcizia, il disordine, la precarietà gestionale (la Chiesa di Vicofaro è divenuta un ostello di ingestibili) degli ospitati in parrocchia.

Si è poi rifatto a citazioni “scivolose”, rimarcando un razzismo spicciolo attribuito alle nostre comunità, contaminate dalle odissee degli albanesi e poi degli arezzini spregiati come servi della gleba (con una crudezza davvero insolita per il santo profeta di Tvl).

Insomma per fare queste cose (che non farebbero i parrocchiani, stigmatizzando così il prete, declassato a signor Biancalani), bisogna essere “adeguati” e, perciò, si capisca: non superficiali e maldestri come il don di Vicofaro.

L’accoglienza, deve essere “ vera accoglienza” e chissà adesso che cosa penserà papa Francesco da Santa Marta. Revocherà la donazione di 20mila euro dopo queste sante e illuminate rivelazioni? Chiederà una verifica diretta tramite il suo don Diego Pancaldo? Manderà Chiara Amirante a commissariare Vicofaro o la Santa Inquisizione a fare un esorcismo a Manone?

Luigi Egidio conferma che Tvl ha “sempre detto queste cose”, perciò possiamo comprendere che don Biancalani aveva visto giusto, negandogli l’accesso alle operazioni di prelievo dei tamponi in corso in questi giorni ai suoi 130 ospiti.

Don Biancalani con uno dei suoi assistiti. Il parroco di Vicofaro ha mandato in domo l’Abate Manone

Operazioni davvero insolite, perché – lo ricordiamo – sono state  supervisionate, in modo improprio, dal dirigente dello Spill, Massimo Selmi, sulla cui presenza in loco ci aspetteremmo una risposta che (ci giochiamo la testa) non arriverà mai.

Il Signore (quello che abita permanentemente nell’alto dei cieli) dovrà aiutare don Massimo nel giudizio per salvare la sua anima e, anche, a “discernere meglio”: bene, diciamo noi. Ma  cosa dovrà fare lo stesso Signore per “aiutare” Manone nel medesimo giudizio che toccherà anche a lui come a tutti?

Lui che tirò in tribunale il nostro direttore con l’accusa di diffamazione aggravata, e che ha visto respingere tutte le tèsi dell’accusa nei confronti del direttore assolto perché i fatti stigmatizzati non costituivano reato e rientravano nel libero esercizio di cronaca, critica e satira? 

Alessandro Romiti
[
alessandroromiti@linealibera.info]


 

MA IL DISCORSO

È UN ALTRO…

«Siamo sempre all’eterno conflitto di apparenza e sostanza: sempre le stesse storie. Una condanna perpetua imposta all’uomo da quel dio che l’Abate Manone invoca come se ci parlasse ogni giorno per telefono»

 

SEMPRE IN BUONA COMPAGNIA, IA-IA-Ò! [da Il Tirreno]

DICEVA la professoressa-filosofa Sbordoni, comunistissima, durante gli anni sessantottardi del Liceo Forteguerri, quando ogni giorno era un assalto alla carovana e, nei medesimi tempi, l’Abate Manone stava dietro a Cineforum e alle Casermette, il Centro Cristianesimo Avanzato (Cca) di Pistoia.

Lo storico ateniese Tucidide distingueva, nelle guerre, due diversi elementi: quello dell’apparenza (pròphasis 0 scusa ufficiale) e quello della causa vera (aitìa).

Contestualizziamo questo concetto in ciò che è successo al momento in cui il signor Biancalani fece, come scriverebbe Dante, «il gran rifiuto» offendendo l’Abate Manone e la libertà di stampa: sacrilegio!

Di fatto, a «tamponare» (come scrive Romiti, infinitamente caro a Guido Del Fante) i neretti, c’era, ieri, tanta di quell’Asl che, forse, non doveva essere vista, fotografata e diffusa dalle onde sacre di quel Mar Rosso che è Tvl.

Anche Enrico Rossi e la sua aiutante di campo, la colonnella Saccardi, sono dei notevoli «tipi umani»: come Mattarella, Conte, Bonafede, Malafede, Senzafede, Chiccicréde e tutto il resto in fila!

Anni di strombazzate assurde e spaccacoglioni di legalità/fregalità e poi scoppia il Covid-19 e, «cazzo del cane!» (diceva una mia allieva ungherese della Stranieri di Perugia) né mascherine né sicurezza in ambiente di lavoro per medici, infermieri, Oss e lavoranti delle CoopS (la S sta per sfruttamento di regime), e stonfi di assistenza a gratis a clandestini e rifugiati non si sa come.

Ma la politica va prima di tutto: Rossi è santo, così la Saccardi e così tutta l’Asl che segue le direttive di (zitti e) Mosca in partenza da Firenze. La Bellanova viene prima degli italiani: e la magistratura guarda e mantiene – come amava ripetere sempre il signor Renzo Dell’Anno – un profilo non basso, bassissimo. Il silenzio è evidentemente d’oro.

Siamo sempre all’eterno conflitto di apparenza e sostanza: sempre le stesse storie. Una condanna perpetua imposta all’uomo da quel dio che l’Abate Manone invoca come se ci parlasse ogni giorno per telefono.

Che GuePapa. Molti fedeli vedono il Papa in questi termini…

Tutti sanno come stanno le cose – basta ascoltare l’Abate stesso – per «prendere contezza» (Ma vi levate di ùlo, déh! – Il Veracoliere) del fatto che i migranti di Vicofaro sono una somma di irregolarità/illegittimità/illegalità che costerebbero la vita a un cittadino qualsiasi, ma che ricevono supporto e quattrini da comunisti e papi progressisti che sostengono l’accoglienza in nome di Gesù Nazareno.

Ma così si fa: a casa della Lucilla Di Renzo, tesserata Pd e responsabile del «gommone San Jacopo», tamponi nel culo al personale (tanto i Pd, per il partito, ingollano anche la cacca e danno, come gli esquimesi nell’igloo, perfino la moglie all’ospite); ma, per le realtà come Vicofaro, tutto e sùbito e solo perché il Dominus Deus Sabaoth dorme da sempre e non fulminerà mai nessuno.

Un lettore mi scrive: «Ho saputo che c’era anche Aldo Fedi a Vicofaro. È evidentemente tutta una cosa di portata politica; e l’Asl gli fa il servizio. È per questo, forse, che il Bardelli non l’hanno fatto entrare: altro che approccio televisivo critico! Forse si dovevano nascondere troppi particolari: neri che scappavano a destra e a manca perché non volevano farsi tracciare; Aldo Fedi (che fra l’altro è pensionato) a “sorvegliare” (?) cosa facevano i suoi colleghi; il Selmi a farsi la strada e l’immagine per fare il sindaco dopo Tomasi? Forse».

Chiaro che il il Bardelli non doveva entrare per non fare vedere quel che c’era dentro… Era tutto previsto? Faceva parte della messinscena del Pd?

Cari lettori, fate voi. Amen!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di cronaca, critica, satira

Troppe gatte intorno al lardo: anche il lardo finirà.
E l’Italia, già in ritardo, di pidioti creperà…


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