volontariato. CHI SFRUTTA I VOLONTARI?

Anomala la risposta della testata in linea “Luccaindiretta”, che ci permette di svolgere alcune considerazioni sulla libertà di opinione, di critica e dunque di una stampa libera, come sancisce la Costituzione
In basso a destra il volontario sindacalista Ndoye denuncia la pratica diffusa del lavoro a nero nelle Associazioni di volontariato che operano con il 118

PISTOIA — LUCCA. È di questi giorni la commemorazione dell’uccisione di Peppino Impastato, da sempre, introdotto dal motto: La mafia uccide, il silenzio pure.

Bene diciamo noi, che del clamore e della denuncia abbiamo fatto una regola di vita, ricevendo sì querele, ma anche positivi apprezzamenti dal Consiglio disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti che ha archiviato – d’un sol colpo – alcuni ricorsi, promossi nei nostri confronti con intenzioni  chiaramente intimidatore, da soggetti passati al setaccio della redazione.

Abbiamo letto con curiosità la lettera aperta di un giovane volontario lucchese non italiano, di nome Ndoye, che richiama e commenta un altro articolo, pubblicato sul giornale in linea Luccaindiretta.

Ebbene, dopo avere letto e ricercato in rete qualche altra notizia, non abbiamo trovato il nome della fantomatica associazione che sfrutterebbe i volontari.

Fantomatica è chiaramente un eufemismo, perché a Lucca tutti la conoscono e così a Prato e Cosenza.

Stupisce dunque che l’articolista del quotidiano in linea lucchese, abbia omesso di riportare il nome del presunto indagato, come si vede nell’articolo che potrete riconsultare attentamente.

Il volontario ndoye, si batte per la giustizia sociale e i diritti umani

Si tratterebbe di una vicenda di ordinario “sfruttamento” di mano d’opera, impegnata al lavoro in nero, senza strumenti di tutela e garanzia, per come travestita da volontariato. Insomma una brutta vicenda, che non prevede comprensioni.

Rileva sul punto, che il volontariato è – per definizione – limitato a poche ore di prestazione di servizio, non è continuativo e sottoposto a pianificazioni di lavoro sistematiche, quali sarebbero le prestazioni richieste ai quattro giovani, impegnati per 7 ore al giorno nella preminente associazione che erogava servizio al 118 nell’area lucchese.

Insomma “Luccaindiretta”, dice il peccato ma non il nome del peccatore, violando il fondamentale principio del giornalismo d’inchiesta, negando il precetto twainiano sulla funzione etica del giornalista che è il “cane da guardia della Democrazia”.

Noi, non ci siamo arresi e abbiamo cercato di avere notizie dalla redazione che ci ha così risposto: La mancata indicazione dell’associazione è una decisione del direttore proprio in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Una risposta che è una toppa peggio del buco: l’omissione del nome dell’associazione coinvolta non potrà mai essere fatta in rispetto al “segreto istruttorio” previsto dalla Legge.

Enrico Pace, Direttore responsabile di Luccaindiretta

Potrà la Procura cambiare il nome degli indagati? Noi non crediamo possibile, essendoci una denuncia circostanziata da quattro “parti civili” convergenti.

Ci pare che la prudenza del direttore Enrico Pace sia emblematica di un certo atteggiamento di reticenza che non possiamo non biasimare, visto che assume un profilo di chiara connotazione a sfondo latamente omertoso. What else?

Si tratta di una indagine avviata dalla Procura, il cui giudizio sarà subordinato al definitivo esito dei tre gradi di giudizio: nulla osta a rivelare il nome dell’indagato o dei responsabili in odore di indagini che sono innocenti, fino alla chiusura del terzo grado di giudizio, se previsto.

Qual è la “presunzione di correttezza” o l’ipotesi di possibile “diffamazione”, che avrebbe suggerito tanta prudenza eticamente travestita?

Alcuni informatori ci rassicurano, rimproverandoci per la nostra ingenuità: la pratica del pagamento di emolumenti come “rimborso spese” è molto diffusa tra molte associazioni di volontariato.

Si tratterebbe di una piccola breccia che sfonderebbe un malcostume tanto generalizzato e consolidato, quanto rinnegato dagli stessi operatori, collusi nella necessità di un  parziale compenso.

Si tratta di un illecito penalmente rilevante, ma sempre apprezzato (in direzione biunivoca), che permette appunto a molti prestatori di lavoro (in costanza di volontariato come conducenti di veicolo e barellieri) che, vista l’attuale congiuntura economica hanno bene interesse a farsi “pagare in nero” pur di ricevere un parziale stipendio.

Altri piccanti rivelazioni ci vengono portate da alcuni volontari sdegnati che denunciano la pratica di tale malcostume proprio in Provincia di Prato.

Ci fermiamo qui. Attendiamo altri riscontri e saremo sicuramente a informarvi degli svolgimenti delle vicende, con ampia rassegna di nomi di eventuali indagati.

Intanto che “il silenzio è d’oro”, Peppino Impastato e Mark Twain potrebbero rivoltarsi nella tomba.

[Alessandro Romiti]

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