volontariato. QUALI SVILUPPI NELL’OPERAZIONE JONNY?

La vicenda della infiltrazione della ’ndrangheta nel Cara di Isola C. R. è giunta a un anno di indagine e decine di rinvii a giudizio, con la negazione di responsabilità dei dirigenti nazionali ma anche molte contraddizioni

 

il Governatore Leonardo Sacco ha ricevuto l’abiura dei suoi vertici e molti attendo le sue dichiarazioni processuali

FIRENZE-CROTONE.  Il processo si è avviato al dibattimento con una numerosa schiera di imputati, tra i quali spiccano il Governatore della Misericordia Leonardo Sacco (un personaggio che non piaceva ai vertici nazionali, come dissero in una controversa Commissione antimafia a Roma) e il parroco Don Edoardo Scordio, una volta citato addirittura tra i preti schierati contro i clan malavitosi.

Il primo, dopo aver ricevuto l’abiura dei vertici nazionali interrogati in Commissione Antimafia, sarà chiamato nel prossimo Giugno a rispondere alle domande del Tribunale: alcuni osservatori ci dicono che potrebbe fare delle rivelazioni eclatanti. Aspettiamo con loro.

Il Presidente Nazionale delle Misericordie Roberto Trucchi

Sul profilo di Sacco, ci ha colpito la lettera pubblicata sul sito istituzionale delle Misericordie, nella quale lo stesso Governatore (era il 2015) criticava la scorrettezza dei contenuti della trasmissione Servizio pubblico e la più interessante audizione alla Commissione Nazionale Antimafia dello stesso Sacco, che rassicurava tutti su tutto, oltre ogni ragionevole dubbio, con tanto di documenti giornalistici e video a suffragio (si vedono nel collegamento ipertestuale).

È possibile che tutto il credito e l’autorevolezza ricevuta dal Sacco fosse una semplice “circostanza” e non avesse alcuna fattiva condivisione gerarchica? Diceva la Presidente Bindi che nonostante tutti i “bollini di garanzia di buona e corretta qualità” la Confederazione ha mal gestito l’accoglienza: “chi li aveva apposti (i bollini) è oggi sotto inchiesta”.

Il presbitero di Isola C.R. Don Scordio era stato – nel 2013 – ricordato nel libro “Acqua santissima” come un coraggioso testimone antimafia, un esempio per molti giovani che lo hanno infatti seguito nelle opere di volontariato. Cosa sia successo a Don Edoardo non è dato saperlo, ma è certo che il profilo dei presbiteri venne citato da Nicola Gratteri (che poi, lo arresterà!) di cui riportiamo la prefazione: A partire dall’Ottocento gli uomini della ‘ndrangheta hanno beneficiato del silenzio e dell’indifferenza (spesso interessati) della Chiesa.

Sembra di poter concludere che molti giovani applicati nel volontariato per l’assistenza dei migranti, sono stati incolpevolmente usati come manovalanza utile alla cosche malavitose, infiltratesi nei meccanismi dell’accoglienza in modo subdolo e travestito di bontà.

In questo senso, è solo da stigmatizzare la retorica posizione dei generali e colonnelli delle varie associazioni di volontariato che a ogni piè sospinto, si riempiono la bocca di sacramenti, ministeri o vocazioni cristiane, Un atteggiamento suggestionante che sembra solo efficiente ed efficace a dipingere il necessario profilo di santità dei diversi protagonisti posti sul proscenio e di altri, schierati nel backstage ma che non si capisce come potranno dirsi ignari alle vicende racchiuse nella sconcertante operazione Jonny.

Il resoconto stenografico della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione (vi presentiamo due estratti), nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione, sono di grande interesse per le dichiarazioni autoassolutorie del Dg Del Bianco, evidentemente munito di delega dalla più istituzionale interrogazione, dedicata alle tristi vicende di mala-accoglienza tenute a Lampedusa e Isola C.R.. Tutte menzogne disse il Dg e rilanciò ipotesi di miglioramento della gestione, riconoscendo solo qualche lieve anomalia.

Altro frammento del verbale delle dichiarazioni alla Commissione Antimafia

Era il 23 giugno 2015 (un giorno non sospetto, perché ben due anni precedente allo scoppio dell’inchiesta) e in tale contesto il Dg e un altro rappresentante non mancarono di ribadire la piena responsabilità della Confederazione nazionale sul controllo gestionale del Cara, così affermando la condizione di una intrinseca capacità di supervisione e controllo gestionale posto a garanzia dello Stato da parte della sovrastruttura gerarchica.

Due intraprendenti dirigenti avevano fiutato l’opportunità di portare in salvo i migranti con la realizzazione di un’apposita struttura di Protezione civile, creata in seno alla Misericordia che potesse intervenire anche in alto mare, quindi dotata di idonee imbarcazioni d’altura in grado di provvedere al soccorso dei migranti, avendo ben chiaro l’effetto mass-mediatico del coinvolgimento del Comandante Schettino, da porre al servizio gratuito per un suo riscatto sociale della pena inflittagli.

Viene da chiedersi com’è che non sapevano che ai disgraziati migranti poi ospitati al Cara di Isola CR, veniva “dato cibo che non sarebbe stato dato neanche ai maiali (Gratteri dixit)”? Eppure Il Dg Del Bianco, riferisce di essere stato giù almeno quattro volte: non si era accorto di niente?

Profughi

Il sillogismo che appare dalle cronache è logicamente impeccabile: il Cara di Isola CR, era gestito dalla Fraternita di Misericordia (inquadrata nella confederazione nazionale delle Misericordie) e funzionava come un bancomat per la ‘ndragheta, con uno sversamento di qualche decina di milioni di risorse pubbliche alla malavita organizzata nei quasi due lustri di servizio.

Audizione dei vertici della Confederazione del 27 Giugno 2017 in Commissione Antimafia

Nel sistema sussisteva un perverso meccanismo di royalty: più soldi pubblici arrivavano e più la Confederazione incassava e grave è stato che le denunce fatte nel 2005 dal dirigente nazionale Giuseppe De Stefano, siano cadute nel vuoto, con il silenzio assoluto dei vertici che, diversamente, avrebbero evitato tutto questo (Commissario antimafia del Giugno 2017 dixit).

L’ex consigliere Giuseppe De Stefano, profeta inascoltato sulle vicende a giudizio di Isola Cr

Don Edoardo Scordio, dice di “aver solo fondato” l’associazione di volontariato e dunque respinge ogni addebito: i soldi da lui ricevuti erano consegnati per opere di beneficenza. Che cosa altro poteva dire il presbitero? Noi speriamo che sia tutto questo solo un brutto sogno e che il dibattimento rovesci le pesanti contestazioni espresse ai vertici locali della Misericordia, ma ci permettiamo una domanda: vista la necessità di rilasciare delle fidejussioni a garanzia per la conduzione del Cara di Isola CR, chi le aveva sottoscritte?

È una domanda pertinente e continente o è un altro imperdonabile e tabù che non troverà risposta? Qualcuno dal pianeta Misericordia potrebbe riscontrare la nostra richiesta specificando quali dirigenti sono stati coinvolti nelle stipule di garanzie offerte allo Stato?

Così, tanto per capire qualcosa di più in trasparenza, che tanto piace ai vertici della Confederazione Nazionale che hanno riferito alla Commissione Antimafia di voler addirittura “costituire una Authority” per i controllo gestionale delle attività delle Misericordie.

A che punto è tale strumento di garanzia? È operativo? Chi lo controlla?

[Alessandro Romiti]

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