wonderland. «BRUXELLES BRUCIA? CHE BELLO, SON MILIARDI!»

Quattrini a palate: «Così però funzionano i mercati finanziari. Ed è bene saperlo. Più cose sai, più libero sei di decidere secondo coscienza e consapevolezza»
A Bruxelles
A Bruxelles

PASQUETTA. Siamo tutti più buoni e a nessuno verrebbe mai in mente di fare soldi, tantissimi soldi su una cosa terribile come gli attentati di Bruxelles… giusto? … o no? … no

Martedì mattina alle 8 ero davanti al Pc per dare un’occhiata preliminare ai mercati come faccio sempre prima di portare i bimbi a scuola. Una cosa rapida tanto per avere un colpo d’occhio e capire come butta la giornata.

In quel momento scoppiano le bombe all’aeroporto di Bruxelles. Il grafico mostra il cambio Gbpjpy (sterlina/yen) a 15 minuti. Un crollo verticale di 250 pips nel giro di due ore (il pip è l’unità di misura nel valutario).

Per capirci, chi ha acquistato yen e venduto sterline in quel momento, entrando a mercato con un milione di euro, se ne è uscito dopo due ore con 3 milioni in tasca…

Personalmente ho spento il Pc, ho portato i bimbi a scuola e ho ringraziato di non essere a Bruxelles. Ho fatto bene? Sono stato un fesso? Ognuno si formerà la propria idea di questo mondo dove si possono fare soldi comprando e vendendo soldi, soprattutto se ci sono delle “disgrazie”.

Io penso che sia sbagliato deformare tutto sotto la lente di un moralismo più o meno facile. Alla fine dipende tutto da cosa ci fai con i soldi che guadagni. E naturalmente da come li hai fatti. In questo caso il come mi sembrava inaccettabile. Così però funzionano i mercati finanziari. Ed è bene saperlo. Più cose sai, più libero sei di decidere secondo coscienza e consapevolezza.

Fatta questa bella premessa cosa accade nel mondo, finanziario questa settimana?

MAO, ALZATI E CAMMINA!

Mao_Web
Mao Tze Dong

La Cina continua a destare preoccupazione: infatti lì come nei cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) continua il deflusso imponente di capitali; lo yuan continua a svalutarsi e questo costringe la Banca Centrale Cinese a intervenire attingendo alle riserve valutarie per sostenerlo (nell’ultima settimana la Banca Centrale ha immesso nel circuito finanziario 1000 miliardi di dollari!).

Accade così che le riserve valutarie, pure imponenti, si stanno assottigliando (vedi i post precedenti) e questo va a porre un serio rischio di destabilizzazione per il Paese con un probabile/possibile effetto domino sul resto del mondo.

La cosa tragicomica è la nemesi a cui assistiamo: un banchiere centrale che diviene il dominus di tutta la politica cinese e, ancora più da risate, l’Occidente intero, il capitalismo rampante, che scongiura i cinesi affinché facciano i comunisti, impedendo dall’alto ai mercati di determinare i prezzi, impedendo alle borse cinesi di continuare a scendere: Mao! Mao! maraMao perché sei morto! Pane e vin non ti mancava! Mao torna e obbliga gli indici di borsa a salire per sempre!

Ma perché questa ridicola supplica? Perché la Cina ha in mano buona parte delle riserve valutarie mondiali e dei debiti pubblici esteri mondiali, per permettere che i mercati, come sempre, correggano le storture, le bolle finanziarie inopinatamente create da una colpevole complicità tra mancanza progettuale dei governi e la speculazione selvaggia di finanzieri, che non sapendo su cosa investire, vanno dritti in borsa.

’STO BEL PEZZO DI PIL…

Usa
Usa. Con tutto quel che si portano dietro…

Gli Usa nel frattempo ci hanno dato, venerdì, il loro Pil trimestrale

  • Pil trimestrale 4° trimestre 2015 +1.4% rispetto al +1 precedente
  • Pil vendite 4° trimestre 2015 +1.6% rispetto al +1.2 precedente
  • Indice dei prezzi per spese personali +0.3% rispetto al precedente +0.4%

Questi dati cosa ci dicono? Che c’è stata una crescita del Pil spinta dai consumi interni, ma con un grosso punto interrogativo dato dal calo dell’indice dei prezzi, che segnala, come in Italia, una compressione dei margini di profitto delle imprese dovuti ad una debole dinamica salariale e della produttività.

Questo calo dei profitti è il peggiore dalla Grande Recessione e spesso (con l’eccezione del periodo a cavallo tra gli anni 80 e i primi 90) ha anticipato i periodi recessivi.

BREVISSIMA STORIA DI UN DISASTRO

La Bce a Francoforte
La Bce a Francoforte

Della vecchia Europa c’è poco da dire; un disastro su tutta la linea (leggetevi questo – se credete che i problemi con gli immigrati islamici siano cosa di ieri resterete un po’ sorpresi… http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/03/21/bruxelles-islam-patto-dietro-a-islamizzazione___1-v-139656-rubriche_c263.htm) ad eccezione di quel settore che invece, non a caso, i politici di tutte le nazioni (in particolare i nostri) additano come responsabile di una situazione che, invece, non mi stancherò mai di dirlo è solo colpa loro, della loro incapacità, della loro visione inesistente che li spinge a rincorrere in affanno altri politici che vogliono, sfruttando la paura e l’ignoranza della gente, prenderne il posto per fare… non s’è capito cosa.

Parlo del settore finanza/Bce. Una manna dal cielo di cui non ci rendiamo conto, perché non siamo correttamente informati e comunque spesso non abbiamo i mezzi culturali per comprendere.

E qui entriamo a casa nostra. E ci entriamo ancora una volta parlando di banche, le solite banche, per poi ampliare il discorso a cosa è oggi la stampa e l’industria privata in Italia.

ANCORA CON I BOSCHI BOYS

(GLI IMBOSCATI) E IL DIAFANO VISCO

Il Pd ha salvato la banca del papà della Boschi
Il Pd ha salvato la banca del papà della Boschi

La vicenda di Banca Etruria e sorelle è ancora lontana dalla conclusione: intanto a 4 mesi di distanza dall’esplosione del caso, i risparmiatori, cui Renzi aveva promesso la luna, ancora non hanno visto un soldo e non sanno se e quando li vedranno mai.

Ma soprattutto, veniamo a sapere che:

  • c’è stata una trattativa tra Banca d’Italia e Commissione Europea sul valore da dare ai famosi crediti in sofferenza delle banche in questione
  • la Commissione ha valutato tali sofferenze al 20% e al 5% del loro valore iniziale (a seconda della tipologia), mentre noi le abbiamo trasferite alle bad bank create ad hoc, rispettivamente al 25 e all’8%
  • questo ha determinato, per l’Ue un aiuto di Stato nei confronti delle speculari good bank originatesi, poiché Bankitalia ha sopravvalutato tali sofferenze oltre i valori corretti di mercato
  • da qui discende, legislazione alla mano, il diritto dell’Europa a intromettersi negli affari di queste banche, imponendo la vendita delle stesse good bank sul mercato entro il 30 aprile.

Ma qual è la cosa davvero interessante? Il fatto che tali fatti non li conosciamo perché Bankitalia, in modo trasparente, ha comunicato i fatti al pubblico, ma solo dalle carte che la stessa ha dovuto presentare al Tar per difendersi dal ricorso della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi contro la risoluzione bancaria operata da Bankitalia stessa sulle quattro banche fallite.

E la stampa? La stampa a dare addosso all’Europa cattiva, sorvolando su queste notiziole e sul silenzio di Bankitalia. La situazione è ancora fluida: vedremo…

QUESTO MATRIMONIO SA DA FARE. MA CHE SCHIFO!

La Banca d’Italia non era stata contattata
La Banca d’Italia non ha fatto il suo…

Intanto il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano hanno, dopo aver ceduto, come era ovvio, alle richieste della Bce (ricordiamole: ricapitalizzarsi, per gestire le sofferenze bancarie, pari a 28 miliardi lordi, snellire la governance, che da progetto originario prevedeva un tutti dentro e moltiplicazione dei pani e delle sedie, presentare un piano industriale credibile) che ha avuto gioco facile a ricordare a Lor Signori e ai politici dietro le quinte, che la terza banca italiana diventava sistemica e quindi non si poteva rischiare che una sua implosione tirasse giù tutto, che i correntisti devono essere adeguatamente tutelati e che l’unione di due debolezze non fa una forza.

Tutto è bene quel che finisce bene? Si ma… ma nel nuovo Cda ci saranno dei signori che si chiamano Saviotti, Pasini Faraoni, dirigenti di primo piano del Banco Popolare, rinviati a giudizio per usura e con una richiesta di procedimento pendente per usura, truffa ed estorsione. Capito Visco? Visco? Bankitalia? Boh!… Non c’è nessuno. Saranno in ferie.

ANALFABETISMO ECONOMICO

ANDARE OLTRE… RENZI. E RIDERE PER NON PIANGERE

Ma occupiamoci dei nostri valenti politici: si dà il caso che la Capitale d’Italia, da anni alla canna del gas, continui, come il resto del Paese, a non sapere più a che santo votarsi.

Finiremo tutti clientes di questo colosso romano?
Finiremo tutti clientes di questo colosso romano?

Se al governo abbiamo uno che vive perennemente nel Truman Show che lui stesso ha messo in piedi, dall’altra parte si oscilla tra un tenero Alfano, un Salvini patriota, un Giovanardi che sogna di beccare in flagrante Vendola mentre s’inchiappetta il figlio e… una Virginia Raggi, che raggela chiunque speri prima o poi di poter votare un politico, che, oltre a non rubare, sia anche in grado di capire i provvedimenti che intende prendere, soprattutto in campo economico.

E così dichiara: «Acea è una società quotata in borsa nella quale il Comune di Roma detiene il 51% di azioni, ha ancora una quota di maggioranza, ma chiamarla società pubblico-privata fa un po’ ridere. Lì anche l’azionista di maggioranza, cioè noi, facciamo l’interesse dei privati, noi lucriamo con l’acqua, con i profitti dell’acqua. Solo quest’anno Acea dovrebbe chiudere con un utile di esercizio di 50 milioni, sicuramente questo tipo di gestione è in perfetto contrasto con il referendum del 2011 perché con l’acqua non si devono fare profitti». Quindi? «Dobbiamo valutare, di sicuro cambieremo il management e inizieremo a fare investimenti sulle reti. Vedremo come agire per tutelare la volontà dei cittadini».

Tradotto:

  • che schifo il profitto
  • come tutti gli altri, se vengo io metto i miei a comandare
  • fa confusione tra dividendo per gli azionisti, che è stato di 50 milioni nel 2015, e utile che è stato di 175 milioni
  • disinforma i cittadini, forse perché anche lei è male informata, parlando di carenza d’investimenti, poiché (fonte Sole 24 Ore) nel 2015 Acea ha fatto investimenti per 428 milioni di euro con un +25% sul biennio precedente.

Conseguentemente i mercati hanno immediatamente rilevato un aumento del rischio “politico” per questa azienda in caso di vittoria della Raggi, con un declassamento delle principali agenzie di rating da “comprare” a “tenere” riferito alle azioni, determinando in un giorno (23 marzo) una caduta del valore azionario del 4.5%

È l’economia di mercato bellezza: nessun investitore vuole rischiare i propri soldi se l’orizzonte non è sgombro. Ma non finisce qui…

NON C’È SOLO LA RAGGI

ALLE RISATE NON C’È MAI FINE

Comitato 21 marzo contro PubliacquaIl giorno dopo Il Messaggero, il cui proprietario è il primo azionista privato di Acea, esce con questo: «Se avesse voluto volontariamente demolire in Borsa una società quotata, forse Virginia Raggi non avrebbe saputo da dove cominciare.

E invece l’impresa le è riuscita parzialmente, senza che neppure se ne accorgesse. Perché solo ieri il titolo della multiutility Acea, che per il 51 per cento è di proprietà del Comune di Roma, ha perso il 4,73 per cento, che tradotto in euro fa circa 142 milioni.

Settantuno dei quali sono, anzi erano, del Campidoglio (più o meno trenta euro per ogni romano)»; cui abbocca, dimostrando ancora una volta di più quanto siano messi male i romani, il prode Giachetti che dice: “Si candidano a governare Roma ma pensano di giocare a Monopoli. 71 milioni persi per una frase di #Raggi su Acea. Dilettanti allo sbaraglio”. — Roberto Giachetti (@bobogiac) 24 marzo 2016.

In pratica, il nostro eroe, nella fretta di dare addosso alla candidata, che probabilmente lo polverizzerà alle elezioni, dimostra tutta la sua ignoranza in materia, confondendo una perdita azionaria (frutto per altro di oscillazioni normali in borsa), che è solo sulla carta, con una perdita di capitale reale… Andiamo bene!

NON C’È SOLO LA RAGGI, MA TORNIAMO ALLA RAGGI

Per chiudere: ma la Raggi ce lo spiega dove prenderebbe i soldi per ricomprarsi il 100% di Acea, visto che il Comune di Roma ha un deficit di 10 miliardi di euro? Ma la Raggi lo sa che per fare investimenti serve avere un utile? O pensa anche lei come tutti i politici italiani che alla fine si pigliano i soldi dalle tasche dei cittadini?

L’ECONOMISTA GRILLO

Ed è sicura di avere bisogno di queste difese? «Insomma, il presunto disastro di Virginia Raggi è solo un’invenzione. Anche perché che da quando ha annunciato la candidatura la società ha guadagnato circa il 15% in Borsa» (http://www.beppegrillo.it/2016/03/ma_quanto_gli_facciamo_paura.html)… ma certo, cari grillini: eccovi altre interessanti correlazioni che fanno il paio con la vostra http://tylervigen.com/spurious-correlations.

MORALE DELLA FAVOLA

  • Giachetti non capisce nulla d’economia e siccome il problema di Roma è economico non può fare il Sindaco di Roma
  • Raggi non capisce nulla d’economia e siccome il problema di Roma è economico non può fare il Sindaco di Roma

Inoltre

  • Bertolaso, come dice Berlusconi, è un elettricista… La Meloni, come dice Bertolaso è inequivocabilmente incinta. Adinolfi confonde Kung Fu Panda 3 con l’Anticristo: ergo nessuno di loro può fare il Sindaco di Roma.

LAVORO, CARISSIMO LAVORO

Ci ha pensato lui...
Ci ha pensato lui…

Potevo chiudere senza il mitico? Ormai è certificato, nel 2015 sono stati sottoscritti 1.400.000 contratti di lavoro col Jobs Act, per lo più trasformazioni con un saldo netto di 186.000 nuovi posti di lavoro (ogni contratto è costato allo stato 12mila euro…), alla modica cifra, data dalla decontribuzione a termine, di 18 miliardi.

Ve ne avevo già parlato, ma siccome il nostro insiste a strombazzare dati di fantasia, bisogna insistere a dire le cose come stanno. Sono dati ufficiali, dall’Istat e confermati da Eurostat.

Ma cosa accadrà quando la decontribuzione finirà nel 2018? Finirà che, se l’economia non riparte, davvero questi nuovi posti, creati col Job, svaniranno per costo eccessivo. A tale proposito è indicativo il fatto che i dati relativi ai primi mesi dell’anno, con la decontribuzione dimezzata, dicono che le assunzioni col Job sono drasticamente calate, mentre esplodono le assunzioni con voucher…

MA TANTO L’ECONOMIA RIPARTE

Ma vediamo un po’ come va questa poderosa ripresa… Solo un dato su tutti: vendite dettaglio 2015, in volume, -1,6% . Vendite in volume significa avere un dato reale, depurato dalla stagionalità e dall’inflazione.

Questo dato ci dice chiaro che i consumi procedono solo in base a tagli di prezzi. La deflazione è un danno che comprime i margini della distribuzione, che non viene mai compreso appieno dai politici e dai cittadini e che si ripercuote a catena, prima o poi, su tutti.

IL RUOLO DELLA STAMPA IN ITALIA

Una stampa perlopiù velinara
Una stampa perlopiù velinara, quella italiana

Ma perché di queste notizie, di questi semplici ragionamenti, non c’è traccia sui media italiani?

  • Perché prendono soldi dallo Stato (tanti soldi, sotto forma di sostegno all’editoria)
  • Perché gli azionisti sono quegli stessi imprenditori che spesso fanno affari sotto l’ala protettiva dello Stato
  • Perché questi imprenditori sono spesso appesi ai finanziamenti delle banche
  • Perché le banche e lo Stato hanno bisogno di una stampa benevola

Questo, capite bene, è un circolo vizioso che impedisce attualmente ai cittadini di avere accesso a un’informazione completa, oggettiva, chiara.

Accade così che, se volete sapere qualcosa, sull’intreccio tra mafia, camorra, Isis ed attività economiche legate ai porti e agli interporti, dovete andare su un’inchiesta di un giornale straniero: http://www.thedailybeast.com/articles/2016/03/24/inside-the-mafia-isis-connection.html.

Ormai il giornalismo è sul web
Giornali: o bugiardi o complici

Leggere è sconcertante e ancora di più il fatto che nessuno in Italia ne parli (capite l’Isis che fa affari in Italia!). Ma quanti cittadini hanno i mezzi culturali per leggere la stampa straniera? E una volta letti certi articoli, quanti sono disposti ad ammettere che ormai da noi leggiamo quasi solo patacche?

Beh, vi lascio con una sana risata. L’Italia ha varato una norma che prevede che ogni container in arrivo nei nostri porti venga pesato a raso, ovvero su una pesa (prima risata) e che la tolleranza rispetto al dichiarato in partenza sia di … 20 kg. Avete capito bene: container che pieni pesano 28 tonnellate hanno una tolleranza di 20 kg (rotolatevi pure per terra!).

In pratica se alla partenza c’è un po’ di sudicio, non passeranno la pesata; in pratica ogni ora riusciranno a pesare 20 container (con un traffico annuo di milioni di container … grazie Renzi).

Buona Pasquetta!

[Massimo Scalas]

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