wonderland italy. CERCASI BUGIARDO MA NON TROPPO

A volte ritorna un... Ciriaco d’annata
A volte ritorna un… Ciriaco d’annata

ARSENICO E VECCHI MERLETTI

ORA BASTA per favore: iniziamo a pensare a cose concrete.

Archiviato finalmente il referendum con la sua orribile campagna elettorale caratterizzata da bufale, schifezze dialettiche e prese in giro da parte di entrambi i fronti, ora al popolo illuso si presenta uno scenario da grande coalizione, previa riscrittura della legge elettorale in senso proporzionale.

Non male vero? Si torna alla prima repubblica. Vieni Cirino! Vieni Ciriaco che un posticino insieme a Mastella non ve lo nega nessuno!

Naturalmente non andremo subito alle elezioni, ma Mattarella darà le chiavi in mano ad un traghettatore, una figura che rassicuri i mercati (sì belli, potete inveire quanto volete, ma sono loro che decidono le sorti di un Paese quando questo ha un macigno da 2000 miliardi sul groppone di debito pubblico).

Ci vuole un bugiardo, un bugiardo coi fiocchi, che sappia mentire bene ma con misura come piace agli italiani. Perché agli italiani la verità non piace.

LA FAVOLA DELLA FINESTRA ROTTA

Bastiat aveva capito tutto 200 anni fa
Bastiat aveva capito tutto 200 anni fa

A noi italiani (ma mi pare anche in molte altre parti d’Europa) piace vivere pensando che ciò che non si vede non fa male.

A tale proposito c’è una favoletta didattica che serve proprio a smentire questa convinzione. È stata scritta da Frédéric Bastiat, un misconosciuto liberale francese vissuto nell’Ottocento.

Il racconto suona così: «Avete assistito alla rabbia del buon commerciante, Jacques Bonhomme, quando il suo sbadato figlio ruppe un vetro? Se siete stati presenti ad una tal scena, potrete sicuramente testimoniare che ogni spettatore, dei trenta presenti, apparentemente di comune accordo, offriva allo sfortunato commerciante questa consolazione: “È un vento cattivo quello che non porta benefici a nessuno. Ognuno deve vivere e che cosa sarebbe dei vetrai se i vetri non si rompessero mai?”».

Il racconto quindi, descrive la storia di un commerciante a cui il figlio rompe una finestra. I passanti simpatizzano con il commerciante, ma presto cominciano a suggerire che la rottura della finestra crei lavoro per il vetraio, che potrà comprare del pane, creando lavoro per il panettiere, che potrà comprare scarpe, creando lavoro per il calzolaio, ecc. Infine, i passanti convengono sul fatto che il ragazzino non è colpevole di vandalismo: lo ritengono invece un benefattore pubblico, avendo la sua azione generato benefici economici per tutti in città.

Economia moderna. Ti spacco il vetro e tutti sono contenti
Economia moderna. Ti spacco il vetro e tutti sono contenti

La storiella apparentemente conferma una delle più periniciose e persistenti convinzioni su cui si fonda l’economia moderna e in particolare quella della scuola keynesiana, fatta di intervento massiccio dello Stato e di aumento esponenziale del debito pubblico come metodo per garantire la crescita di un Paese.

In realtà è una scusa per imbastirci un ragionamento che porta a conclusioni opposte. Lo stesso ragionamento che si fa in ogni famiglia dove alberga il buon senso.

Infatti se è vero che rompendo una finestra, il vandalo procura del lavoro al vetraio, è anche vero che quei soldi, potevano essere spesi al cinema, piuttosto che in una pasticceria.

Quindi, innanzitutto, la rottura del vetro non fa crescere l’economia, ma sposta semplicemente una risorsa da un potenziale impiego ad un altro.

Se do 10 euro al vetraio non li posso dare per andare al cinema. Non si crea più ricchezza, si spostano risorse.

Il secondo punto è che la persona, dando 10 euro al vetraio, se ne priva: cioè diventa più povera e le mancano poi i soldi per fare cose che sono invece improcastinabili, cone comprarsi un paio di scarpe o andare dal dentista.

MORALE DELLA FAVOLA

Alla fine è emigrato anche lui
Alla fine è emigrato anche lui

Il racconto mostra come i costi nascosti di una decisione sciagurata quale distruggere una finestra con un sasso, superino i benefici apparenti apportati da quello che, oltre ad essere un atto di teppismo, rappresenta uno spreco di energie e soldi che in modo decisamente migliore potevano essere utilizzati.

A me pare che sia perfetta per descrivere quanto avviene attualmente nelle economie occidentali e in particolare da noi, dove una serie impressionante di decisioni sbagliate, dove una corruzione endemica, uno spreco continuo di risorse hanno alimentato un’economia parassitaria impoverendo la popolazione. Una economia che va avanti a forza di finestre rotte e sindacati.

Non può durare ancora, ma è anche vero che l’agonia dura da almeno trenta anni e non si vede all’orizzonte un condottiero senza paura che guidi un popolo desideroso di smetterla coi lanciatori di sassi.

E non mi si venga a dire che è colpa dei tedeschi.

UN ESEMPIO DA MANUALE

Renzi in conferenza stampa
Renzi in conferenza stampa

Un esempio di quanto affermo è sotto gli occhi di tutti e si chiama Matteo Lacrimedicoccodrillo Renzi, il quale ha sprecato il suo mandato e disperso energie e denari, in una riforma brutta (anche se era difficile fare bene in questo parlamento di pagliacci) mentre il Paese aspetta ancora una riforma vera della giustizia e del fisco, una riforma seria della contrattazione che metta i sindacati in un angolo e rilanci sul serio la produttività.

Il nostro eroe ha tra l’altro goduto di condizioni irripetibili più volte spiegate: Qe di Draghi, tassi sotto zero, spread basso, greggio ai minimi.

L’Ue si è lasciata strapazzare (ma non è detto ch continui ora….) e gli ha concesso praticamente tutto quanto aveva chiesto. Eppure non ce l’ha fatta, Matteino, e cade nel momento in cui gli Usa segnano un robusto incremento del Pil (benché ben 96 milioni di americani siano inattivi…), i Paesi emergenti hanno forse smesso di affondare e proprio quando Trump si appresta a varare un maxi stimolo fiscale che probabilmente andrà ad impattare sull’economia mondiale in senso positivo e quindi, probabilmente anche da noi.

Peccato per lui… che, siamo certi, non avrebbe mancato di intestarsi un altro zero virgola in più nel 2017 (ma forse lo farà comunque).

LA (POCO) INVINCIBILE ARMADA

Ma vogliamo parlare anche dell’invincibile armada del fronte del No? Ma anche no.

L’invincibile Armada
L’invincibile Armada

Chi ci crede che vogliono davvero le elezioni subito? Non Berlusconi, che svanirebbe dentro ad un prefisso telefonico; non i grillini e nemmeno i leghisti, che temono come la peste il momento in cui, avendo promesso di portare fuori dall’euro l’Italia durante le feste di Natale, tra un panettone e uno spumante, sarebbero costretti a simulare finti rapimenti da parte di sicari di Bildemberg o di Goldman Sachs, per giustificare le sparate ad alzo zero che non metteranno mai in pratica, di fronte agli elettori creduli e poi furiosi per il repentino dietro front davanti alla vita reale.

Quindi siccome non ne vogliamo parlare per rispetto di quei pochi cittadini che ancora credono che vaccinare i figli è meglio che rischiare di vederli alle prese con malattie che credevano estinte, direi di non andare oltre. Accendiamo un cero alla Madonna e speriamo che il bugiardo di turno menta con morigeratezza.

LA REAZIONE DEI MERCATI

Chiudiamo in bellezza. Ieri sera il primo exit poll ha coinciso con l’apertura di Auckland (la borsa della Nuova Zelanda, che normalmente dà il via alla sarabanda dei mercati la domenica sera).

Mi sono messo lì senza aspettarmi grandi cose e così è stato. Direi che si tratta di replay, in tono minore, di quanto accaduto con la notte delle elezioni americane.

con tanti saluti da Wall Street
Con tanti saluti da Wall Street

Qualche giovane rampollo si è un po’ commosso alle lacrime di Renzi; ha venduto qualche titoletto qua e là, un po’ di eurini a destra, acquistato qualche yen d’annata a sinistra e poi, dopo averci pensato un po’ su, ha deciso che la giornata meritava una gita sul panfilo del babbo prima della consueta partita a golf.

La mattina alle 9, all’apertura di Londra, era già tutto finito: Wall Street ha continuato a macinare dollari, le borse europee hanno chiuso bene e persino Piazza Affari ha tenuto finendo invariata.

Unica eccezione – e ti pareva! –, Mps che perde un altro 4% e le banche popolari sotto pressione a causa della sentenza del Consiglio di Stato.

Ma di questo e dei bei ceffoni presi da Bankitalia in questi giorni ne parliamo domani.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Wikipedia, Forexlive.com]

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