wonderland italy. FRITTI COME UN FRITTO MISTO A FERRAGOSTO

Occhio agli estratti conto delle banche: l’Italia è ormai un Paese per ricchi...
La situazione è grave ma non seria...
La situazione è grave ma non seria…

IL SONNO DELLA RAGIONE in passato generava mostruosità come il nazismo o come i campi “rieducativi” maoisti. Oggi genera questo.

LA SAGGEZZA DEI PROVERBI

Purtroppo per i senatori Pd, le bugie, anche quelle che godono di buona stampa, hanno le gambe corte. I numeri, sono lì impietosi a dimostrarlo.

Oggi, come avrete capito, sono usciti i dati trimestrali del Pil italiano. Vediamoli.

  • Pil secondo trimestre (rilascio preliminare): 0%, rispetto a +0,3% primo trimestre
  • Pil tendenziale annuale sul secondo trimestre (rilascio preliminare): 0,7% rispetto a +1% precedente

MA I SEGNALI ERANO CHIARI

In effetti già da qualche mese stiamo pubblicando numeri sui consumi (che non ci sono), sull’inflazione (che non torna), sugli ordinativi al commercio e all’industria (che non ci sono), gli ultimi dei quali, se ricordate, la settimana scorsa, facevano temere il peggio.

Ora il peggio è arrivato.

IL GIOCO DELL’OCA

Il tempo stringe, caro Renzi!
Il tempo stringe, caro Renzi!

In pratica questi dati ci riportano al via, ovvero al 2014, quando Renzi iniziò il suo mandato.

Due anni e mezzo per tornare dove eravamo? Non proprio.

Bankitalia, sempre oggi, certifica che il debito pubblico ha superato il record storico attestandosi a 2248,8 miliardi di euro, circa 70 in più nei primi sei mesi dell’anno.

E come potrebbe essere diversamente visti i miliardi gettati al vento con provvedimenti a pioggia per singole categorie? E la spending rewiew? E la riduzione delle partecipate?

(leggi qui). “Che fa… provoca?”, ma no, per carità!

IL MINISTRO SURREALE

E L’ITALIA COLPITA DALLA BREXIT

Amo il surrealismo di Magritte, ma non quello di Padoan, amo l’impressionismo di Monet ma non quello di Renzi.

Il primo in serata ha reagito alla scoppola, l’ennesima, con questo breve comunicato:

L’importante è negare l’evidenza
L’importante è negare l’evidenza. Soprattutto…

“I segnali di un rallentamento globale dell’economia si andavano accumulando già da tempo. Negli ultimi mesi sono emersi o si sono rafforzati fattori di rischio geopolitico che hanno un impatto negativo sulla crescita italiana (tra questi minaccia del terrorismo, crisi dei migranti, Brexit), ma i conti sono in ordine”. Un  corno!

Leggendo queste parole mi sono detto: “Se da noi la Brexit ha avuto questo effetto, chissà che devastazione per il Pil inglese… Vediamo che dice Eurostat (leggi qui).

E infatti… +0,6% il trimestrale e +2,2% il tendenziale annuo.  in pratica la Brexit ha devastato l’Italia, un caso unico al mondo di effetto che arriva prima della causa (il referendum inglese si è tenuto a fine giugno, le statistiche si riferiscono al trimestre aprile- giugno) e non solo: colpisce il Paese sbagliato. Speriamo che ai tedeschi non venga mai in mente di uscire, altrimenti siamo fritti.

L’IMPRESSIONISMO RENZIANO

D’altro canto se Padoan ci dimostra che sì, è proprio vero che a costruirsi una reputazione ci si mette una vita e a distruggerla bastano pochi mesi da ministro della Repubblica Italiana, Renzi ci conferma che sono finite le fate turchine.

Domanda logica e di rito
Domanda logica e di rito

D’altro canto, nel mondo della carta stampata, i grilli parlanti, latitano: e così ecco che il nostro ometto con la carota in mano ci fa il seguente quadretto impressionista, nel silenzio generale e soprattutto dell’intervistatore:

Intervistatore: “Con ogni probabilità la crescita del Pil 2016 sarà sotto l’1%. Che effetti ci saranno sulla finanza pubblica? Vi serviranno 8 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva e almeno altri 5 per far fronte al rallentamento o no?”.

Renzi: “No. Da tre anni conviviamo con il rischio di manovre correttive, ma posso dire con certezza che non ce ne sarà una per il 2016. Purtroppo ci troviamo a fronteggiare questo meccanismo atroce delle clausole di salvaguardia perché i governi Letta e Monti hanno disseminato di trappole le vecchie finanziarie, ma seguiremo la linea già tenuta fin qui scongiurando un salasso da 15 miliardi, dunque l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”.

Allora, questa dichiarazione è nell’intervista a Repubblica di qualche giorno fa .

Qualcosa non torna. In pratica Renzi fronteggia se stesso e si conferma un Pinocchio di prim’ordine: infatti le famigerate clausole di salvaguardia sono tutte figlie sue, ad eccezione di quella relativa al taglio delle agevolazioni fiscali introdotta dal governo Letta e che prevedeva un taglio di 3 miliardi nel 2015, 4 nel 2016 e 7 nel 2017.

A Renzi invece si “deve una clausola di salvaguardia che prevede, nel triennio 2016-2018, l’aumento progressivo delle aliquote Iva dal 10 al 13% per la intermedia e dal 22 al 25,5% per quella ordinaria, con un aumento di gettito da imposte indirette che la Nota di aggiornamento al Def dello scorso anno quantificava in “12,4 miliardi nel 2016, di 17,8 nel 2017 e di 21,4 miliardi nel 2018” (Mario Seminerio).

A questo punto prepariamoci a tappare i buchi che lui stesso crea: il capo del governo ingaggerà anche per il 2017 un’epica battaglia con l’Ue, con i tedeschi e con gli ungulati che infestano le colline sopra Pistoia, per sforare, sforare, sforare sempre di più.

Ma a noi tutto questo non serve più. Abbiamo bisogno di qualcuno che dica la verità: abbiamo avuto decenni per fare le correzioni di rotta in modo graduale. Ora non c’è più tempo: occorre qualcuno che faccia tacere l’orchestrina e che inverta bruscamente la rotta. Di Schettini al Giglio ne abbiamo abbastanza.

Le banche sono in rosso e…
Le banche sono in rosso e…

IL FALSO MITO DEL “GOVERNO DEL FARE”

Non a caso una nuova statistica edita dalla Banca Mondiale, inclusa dalla Bce nei suoi bollettini, mette l’Italia come ultima, alle spalle della Grecia, per l’efficacia dell’azione del governo.

Trovate il riferimento qui.

UN NUOVO DECLASSAMENTO

Sarà forse per tutto questo che anche l’ultima agenzia di rating di riferimento per la Bce ha deciso di declassarci: questo significa guai in arrivo. Infatti a l’abbassamento del rating comporterà un innalzamento del costo di finanziamento delle nostre banche da parte della Bce. Come si dice, piove sul bagnato e infatti…

LE BANCHE SOFFRONO E NOI PAGHIAMO

... se la rifanno su di voi
… se la rifanno su di voi

In chiusura vi mostro due buoni motivi per i quali la nostra situazione non è colpa dell’Ue e non è colpa dei tedeschi:

  • il primo è qui e vi invito a leggere senza altri commenti
  • il secondo è inerente alle banche e vi mostra come, in un Paese che ha distrutto il 10% del suo pil in 8 anni e il 25% della sua manifattura, la redditività delle banche sia, salvo eccezioni, in costante decrescita

Ne riparleremo. Intanto, sappiate che nei prossimi anni ci sarà una moria di posti di lavoro nel settore bancario e chiuderanno moltissime filiali.

Il “governo del fare” non fa una mazza...
Il “governo del fare” non fa una mazza…

Un “collega” inglese mi dice che in Italia abbiamo più banche che pizzerie, un paradosso per dire che abbiamo una struttura bancaria ormai fuori dal tempo; con i servizi che viaggiano online, le filiali fisiche sono un costo insostenibile.

Vi segnalo che lor signori, per ovviare al problema della redditività, stanno caricando il cliente finale con aumenti delle commissioni anche pari al 50%.

Occhio agli estratti conto. L’Italia è ormai un paese per ricchi.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Istat, Eurostat, Banca d’Italia, linkiesta.it, Bloomberg]

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