wonderland italy. I NODI, IL PETTINE E I GAS DI SCARICO

«Per i giorni di assenze dal lavoro per maternità siamo quarti al mondo, settimi per i giorni di congedo parentale, ancora settimi per “densità sindacale”, ovvero per il numero di sindacalisti in percentuale ai lavoratori attivi»
E se tirate, non è che il nodo passa: si rompe il pettine!
E se tirate, non è che il nodo passa: si rompe il pettine!

IN ORDINE TEMPORALE l’ultima grande agenzia di rating internazionale che ancora ci dava un rating A, la canadese Dbrs, ci declassa a Bbb high; il World Economic Forum, ovvero i biechi capitalisti di Davos ci piazza al 27° posto su 30, tra i Paesi sviluppati nell’annuale “Inclusive Growth and Development Report”; Fca viene messa sotto accusa dalle autorità americane per aver barato sulle emissioni delle auto diesel; l’Ue ci chiede di fare una manovra correttiva per evitare una procedura d’infrazione per debito eccessivo; Luxottica, colosso italiano a livello mondiale, forse l’unico rimasto, viene venduto ai francesi e infine, per non farci mancare nulla, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso, tra lo stupore del candido Padoan, la crescita del Pil italiano per il 2017, portandola da +0,9% a +0,7%.

I nodi, come diciamo da due anni, giungono al pettine infine – e non per colpa di Linee Future!

IL DECLASSAMENTO DI DBRS

La sede dell’agenzia di rating Dbrs
La sede dell’agenzia di rating Dbrs

Cosa significa aver perso il rating A con tutte le agenzie internazionali?

Qualcuno potrebbe fare, come hanno fatto i nostri politici dal 2008 ad oggi, spallucce e raccontare ancora che si tratta di cretinate prive di effetti pratici. Ma non è così: il guaio è grosso e dalle conseguenze difficili da valutare, per un sistema bancario, il nostro, che sta insieme con il fil di ferro (magari anche spinato).

È utile sapere che il costo che le nostre banche affrontano per prendere denaro dalla Bce è strettamente legato al rating emesso dalle agenzie internazionali. Fino a quando almeno una delle agenzie accreditate presso la Bce mantiene il rating A, tale costo è minimo. Se tale rating viene perso le cose cambiano.

Ci pensa lui a farci un bell’haircut
Ci pensa lui a farci un bell’haircut

Questa bocciatura aumenterà la trattenuta (tecnicamente haircut) che la Bce chiederà sui titoli di Stato italiani dati in pegno dalle banche quando chiedono liquidità.

Infatti il primo punto da capire è che quando una banca commerciale europea chiede un prestito di liquidità alla Banca Centrale Europea, lo fa dando in pegno un collaterale.

Una garanzia. Un po’ come quando una famiglia chiede un mutuo e dietro quel prestito la banca chiede in garanzia l’ipoteca sulla casa.

I titoli di Stato italiani sono una delle garanzie che le banche possono dare alla Bce per chiedere la liquidità. Sono accettati dalla Bce e, in più, alle banche italiane può far comodo dato che in portafoglio ne detengono un controvalore superiore ai 400 miliardi di euro.

L’avevate già capito, vero?
L’avevate già capito, vero?

Ma quanto valgono i titoli di Stato italiani per la Bce? Perché dal valore attribuito dalla Bce dipende anche la trattenuta sul prestito, o haircut.

Il valore attribuito dalla Bce dipende a sua volta dal rating che il Paese che emette quel titolo governativo può esibire.

La Bce prende in considerazione il giudizio di quattro agenzie: le americane S&Poor’s e Moody’s, la francese Fitch e la canadese Dbrs.

È sufficiente una “A” tra le quattro agenzie. Questa bocciatura, quindi, aumenterà la trattenuta che la Bce chiederà sui titoli di Stato italiani dati in pegno dalle banche quando chiedono liquidità.

E IN PRATICA?

Ora vi state chiedendo quanto mai sarà questa differenza.

Reggetevi: se sei una “A” e dài un Bot come garanzia, la Bce ne trattiene solo lo 0,5%. Ma se retrocedi a “B” la Bce ne trattiene il 6%.

Gli ultimi 15 anni in Italia
Gli ultimi 15 anni in Italia

Così, se dài in garanzia un Btp nel primo caso la trattenuta è al 6%, mentre nel secondo è più che raddoppia al 13%.

Le banche italiane attualmente hanno prestiti presso la Bce per circa 142 miliardi di euro. Il downgrade da parte di Dbrs dovrebbe aumentare le garanzie, necessarie per sostenere questo prestito, di circa 10 miliardi.

Naturalmente le banche italiane possono anche dare altro in garanzia alla Bce, che non siano i titoli di Stato, ma pensavo… una banca come Mps cosa altro può dare alla Bce in garanzia?

I nodi vengono al pettine infine – o come dice un noto giornalista di Pistoia: alla fine tutto torna.

L’ALLEGRA COMPAGNIA DI DAVOS

Intanto quell’accolita di gentaglia che decide dove è meglio mettere i soldini per guadagnare qualche onesto miliardo, nel loro rapporto annuale, basato su qualità delle istituzioni, opportunità d’impresa e sicurezza sociale, ci piazzano al ventisettesimo posto su trenta Paesi. Npn male, vero?

Questo rapporto precede di poco il Forum di Davos, dove l’intero globo della politica e della finanza si dà appuntamento da oggi.

Sì, signori, proprio quel forum che Renzi ha ripetutamente snobbato raccontando a noi italiani che si trattava di uno sparuto gruppetto di speculatori snob, come qualche piccione di Piazza Signoria, perché lui, sia chiaro, preferisce il popolo della Leopolda.

L’indice di “sviluppo inclusivo” (una versione, che vorrebbe essere inclusiva, della globalizzazione) incorona, come migliore fra le vecchie economie ricche, la Norvegia, seguita da Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Danimarca e Svezia.

Davos, gruppo di miliardari intenti a discutere su come ridurre le disuguaglianze…
Davos, gruppo di miliardari intenti a discutere su come ridurre le disuguaglianze…

Si tratta di Paesi in cui i migliori standard di sicurezza sociale si legano a economie dinamiche e in grado di attrarre capitali esteri.

Educazione, servizi di base, infrastrutture, livello di corruzione, lavoro. Vi sembrano i parametri renzo-italiani?

A eccezione di Australia e Nuova Zelanda (rispettivamente ottava e nona) i primi dodici Paesi con il miglior mix di sviluppo imprenditoriale e sicurezza sociale sono tutti a nord delle Alpi.

Quest’ultimo fatto è molto interessante per un Paese dove amano farci credere che l’Euro ha ucciso l’Europa: la verità è che noi ci siamo uccisi da soli e questa classifica lo dimostra senza incertezze.

[da Il Fatto Quotidiano]
[da Il Fatto Quotidiano]
Fanno peggio di noi solo Portogallo, Grecia e Singapore. Il Belpaese risulta molto spesso in coda alla classifica. Ventinovesimi per “servizi di base e infrastrutture”, ventottesimi alla voce “corruzione”, ventinovesimi in “imprenditorialità” e “intermediazione finanziaria”, ventottesimi per qualità della scuola – altro che la buona scuola della Giannini e della [in]Fedeli [s]laureata!

Alla voce occupazione: ventinovesimi in produttività, noni in “compensazioni salariali e non”. Siamo undicesimi al mondo per numero di possessori di prima casa, ma anche per la pressione fiscale sulla proprietà immobiliare.

Ci sono anche cose positive naturalmente: siamo tredicesimi per i costi necessari ad avere una linea a banda larga fissa, undicesimi nei test Pisa di matematica, ottavi nella spesa sanitaria in percentuale al Pil, quarti nel garantire una buona aspettativa di vita a tutti i cittadini, ricchi e poveri.

Al di là della qualità della spesa, siamo il settimo Paese fra quelli che spendono di più per la sicurezza sociale, il primo nel garantire la sanità pubblica a tutti (anche Rossi…?).

Contraddizioni italiche
Contraddizioni italiche

Per i giorni di assenze dal lavoro per maternità siamo quarti al mondo, settimi per i giorni di congedo parentale, ancora settimi per “densità sindacale”, ovvero per il numero di sindacalisti in percentuale ai lavoratori attivi.

Nella classifica a trenta siamo al nono posto per la percentuale di lavoratori garantiti da contratti di lavoro collettivo.

In compenso, evviva il merito, siamo ultimi per salari legati alla produttività, penultimi nel tasso di partecipazione delle donne al lavoro, terzultimi per tasso di occupazione giovanile.

Ma chi lo dice che tedeschi e italiani non si comprendono?
Ma chi lo dice che tedeschi e italiani non si comprendono?

Insomma, non un bel posto dove aprire un’azienda, non un bel posto per un giovane, non un bel posto per il riconoscimento del merito.

E GLI ITALIANI ALLORA?

Per una volta sono i tedeschi a cadere in tentazione e invece di occuparsi di Volkswagen pensano a Fca. Ma di questo parliamo domani.

[Massimo Scalas – Continua]

[Fonti: Sole – 24 Ore, La Stampa, Forexlive.com, Reuters Usa]

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