wonderland italy. I MILLE GIORNI, DI LUI E DI NOI

«Sappiate che i biechi speculatori che vogliono distruggere il Paese esistono solo nelle necessità di un leader-bauloppo in crisi d’ossigeno e nella credulità di un popolo ormai abituato a considerare la scienza come Giordano Bruno veniva considerato dalla Chiesa: un’eresia da bruciare»

IL PROBLEMA non è il referendum. Stiamo perdendo di vista il cuore delle cose. Ed è quello che vogliono.

I 1000 GIORNI

In settimana Renzi, ha festeggiato, con le consuete slides, i suoi 1000 giorni di governo: nella storia repubblicana ci erano riusciti solo Craxi e Berlusconi.

Non male come progressione. Aspettiamo con trepidazione il quarto nome di questa escalation.

Il nostro ci ha provato a mettere meno slogan e più numeri. Ovviamente lo ha fatto a modo suo, inventandosi periodi di riferimento che non esistono in statistica.

Mi spiego: se un trimestre non gli dice bene, lui si inventa il pentamestre. Lui aggiunge o toglie mesi, fino a che i dati non gli tornano come vuole. Oppure fa a botte con logica e matematica, confidando, per altro a ragione, sull’ignoranza di chi lo ascolta. Un classico è la favola demenziale del pil: “Siamo passati dal -1,9% del 2013 al +0,9 di quest’anno. Quindi con me il Pil è cresciuto del 2,8%”: perché, per il ragazzo di campagna, tra avere e non avere 500 €, la differenza fa 1000! Vedete gli effetti della scuola di Barbiana…?

Nella Terra di Galileo...
Nella terra di Galileo…

E la gente gli crede. Gli crede perchè non sa che ogni anno si riparte da 0. Ovvero, nel gennaio 2014 si ripartiva da 0 e non da -1.9%: ed è logico che sia così, se si vuole misurare correttamente la variazione del pil anno su anno.

E quindi vediamo che il pil è cresciuto nel 2015 di 0,8% e quest’anno, se va bene, dello 0,9% . Nel terzo trimestre, come sappiamo, è andato su dello 0,3% e questo ha fatto esultare oltre la soglia del ridicolo i lacchè del principe: io attendo la seconda uscita del dato, il primo dicembre, quando avremo il disaggregato, ovvero le componenti del Pil trimestrale e allora capiremo se di vera ripartenza si tratta (dopo lo 0 [zero] spaccato del secondo trimestre) o se tutto dipende da un accumulo di scorte.

Le scorte, ovvero il magazzino delle aziende, infatti, concorre al Pil: un loro aumento farebbe salire il Pil, ma non sarebbe necessariamente un buon segnale. Infatti può dipendere da una domanda in aumento e quindi la necessità di farvi fronte; oppure al contrario, un magazzino pieno può rivelare una debolezza degli acquisti al dettaglio. Vedremo.

AD ESSERE SINCERI…

Ma vediamoli anche noi questi 1000 giorni. Ormai dovrebbe esservi tutto chiaro, se leggete regolarmente questa rubrica. Io mi limito a ricordare gli aspetti salienti della questione.

Intanto, bisogna riconoscere che Renzi ha ereditato una situazione disastrosa di cui lui non ha colpa. Una situazione che ricade sulle spalle per intero di tutte le vergini immacolate che ora si strappano i capelli per la “Costituzione in pericolo”, loro che hanno fatto, di questo Paese, carne da porco.

I De Mita, i Pomicino, i D’Alema, i Bersani, le Bindi, i Berlusconi, i Casini, i Fini, i Gasparri, le Prestigiacomo, le Finocchiaro, Marini, Bossi e Maroni, tanto per elencarne alcuni.

Tutta questa gente che ancora ha il coraggio di parlare, di pontificare, dare patenti di democraticità e buon governo. Gente che dovrebbe sparire, e per sempre, nei loro dolci ritiri vitaliziati, e lasciarci semplicemente in pace.

2 Differenze nel PD, D’alema va a vela e Renzi va a motore (con la Boschi) foto 2-3
Differenze nel Pd: D’alema va a vela…

E Renzi va a motore con la Boschi
e Renzi va a motore con la Boschi

Una situazione disatrosa sotto tutti i punti di vista, economici, ma anche culturali, con un popolo diseducato alla riflessione razionale, alla logica inoppugnabile di ciò che è reale. Un popolo che vive di fantasmi, che si nutre di complotti. Tutto, pur di non aprire gli occhi e smetterla con atteggiamenti perdenti che attribuiscono sempre a una causa esterna i risultati delle proprie negligenze.

Certamente non è colpa di Renzi il disastro delle banche italiane, Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti, Banca di Cesena, Mps, Banco Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Bari, e forse Unicredit: è roba che viene da lontano.

E, dati alla mano, dobbiamo anche riconoscere, che la caduta del Paese si è comunque arrestata, molto per merito di Draghi, ma indubbiamente rispetto ai disastri di Berlusconi e Monti e al nulla di Letta, qualcosa è stato fatto, in maniera incompleta, senza un disegno organico e a debito, ma è un dato il fatto che i picchi di povertà relativa delle famiglie italiane raggiunti durante il governo Prodi prima e Monti dopo non si sono toccati con Renzi.

MA POTEVA ANDARE DIVERSAMENTE

E, in effetti, nella primissima parte del suo governo, Renzi era sembrato davvero animato da un forte spirito riformista. Lo è sembrato fino a che ha creduto davvero di avere il 41% dei voti degli italiani poi… quando ha capito che non era così, è stato solo populismo da mancia elettorale.

Renzi è stato abilissimo nello sfruttare le debolezze altrui (spiace dirlo, ma l’unica opposizione vera che poteva diventare l’alternativa per il domani, si sta miseramente sciogliendo come neve al sole. I grillini purtroppo stanno rivelando ogni giorno di più tutta la fragilità di una classe dirigente basata sull’idiozia dell’uno vale uno) e a governare e fare alcune (brutte) riforme in un parlamento dove non si trova nemmeno l’accordo sul colore della carta igienica.

Una tipica giornata al Senato...
Una tipica giornata al Senato…

Tra tutte le riforme tentate o fatte, una è, secondo me, l’emblema di questa deriva: il Jobs Act, che di per sé poteva essere davvero la Riforma con la R maiuscola che il Paese aspettava, ma che alla fine si è tradotta nel più spettacolare rogo di soldi pubblici della storia recente.

L’accoppiata del lavoro a tutele crescenti con la decontribuzione per i neoassunti poteva essere vincente se questa fosse stata strutturale. Ma per farlo si doveva fare spending review. Quella vera.

Non lo si è fatto e il risultato è che nei primi 9 mesi del 2016 i nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati 48mila, meno della metà rispetto al 2014, quando il Jobs Act non era in vigore.

La realtà è che i provvedimenti di natura strutturale ad oggi si possono riassumere su tre voci: tasse sulla prima casa, Irap sul lavoro e Ires. Il resto è stato un costosissimo diluvio di mance e di chiacchiere.

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

Sud e criminalità
Sud e criminalità

Tra l’altro andando indietro nel tempo, scopriamo che il Jobs Act è la fotocopia (articolo 18 a parte) di una legge, la 407 del 90, che stabiliva sgravi al 100% per 3 anni alle aziende che assumevano al Sud persone disoccupate da almeno 24 mesi.

Come sappiamo non ha cambiato le sorti del Sud, così come non le cambierà il nuovo provvedimento voluto da Renzi che prevede, sempre per le stesse aree, uno sgravio contributivo al 100% per un anno, per coloro che assumeranno un disoccupato da almeno 6 mesi.

Tutto questo è, bisogna dirlo, il solito schifo, quando invece il meridione per svilupparsi avrebbe bisogno, come tutto il Paese, di uno Stato che garantisca la legalità, che lo ripulisca dalla criminalità, che riformi giustizia e macchina burocratica, per renderle efficienti e al servizio dei cittadini e degli imprenditori (finalmente).

L’altro giorno mi chiedevo come fosse possibile perseverare, dopo gli errori compiuti con il Jobs Act: la risposta ieri me l’ha data De Luca; penso che sia un documento illuminante:

Il Fatto Quotidiano. Parla De Luca
Il Fatto Quotidiano. Parla De Luca

UN GOVERNO FRAGILE E POPULISTA

CHE HA BISOGNO

DI UN NEMICO ESTERNO

Ma così è chiaro che non si va da nessuna parte, o meglio, si va a sbattere. Infatti al netto delle chiacchere, il debito è aumentato durante la gestione Renzi.

E questo pone al nostro Paese due seri problemi. Uno di tipo matematico, in cui, se pensiamo alla salute di un Paese come a una frazione, dove al numeratore c’è il Pil e al denominatore c’è il deficit, vediamo subito che la situazione italiana non è sostenibile, perché al numeratore il Pil cresce molto debolmente rispetto alla progressione con la quale marcia invece il debito.

Queste cose le sa bene Renzi, che, intanto, decidendo di procastinare al 2018 le clausole di salvaguardia sul debito (come vi ho spiegato in altre occasioni si tratta di aumento della tassazione sui consumi, cioè dell’Iva, che doveva scattare sia l’anno scorso che quest’anno per permettere all’Italia di rispettare gli impegni presi a Bruxelles in materia di rapporto deficit/pil) pari a 18 miliardi, ci manda a dire che si voterà nel 2017, dato che nel 2018 si troverebbe sotto elezioni con le clausole da onorare… ve lo immaginate?

Corsi e ricorsi della storia
Corsi e ricorsi della storia

Ma sopratutto lo sa così bene da avere inscenato una manfrina sconcertante con l’Unione Europea: ma di questo, e delle martellate sui piedi che ci stiamo tirando, ne parliamo domani.

Intanto, caro popolo di complottisti, cari tifosi che fischiate l’inno nazionale tedesco, sappiate che i biechi speculatori che vogliono distruggere il Paese esistono solo nelle necessità di un leader in crisi d’ossigeno e nella credulità di un popolo ormai abituato a considerare la scienza come Giordano Bruno veniva considerato dalla Chiesa: un’eresia da bruciare.

«O Renzi, ma la fai finita?»
«O Renzi, ma la fai finita?»

Sappiate che i mercati sono fatti da gente che investe i propri soldi nei posti e nelle attività che siano, o almeno appaiono, affidabili. E al contrario mollano i ronzini, se questi minacciano di stramazzare al suolo come l’Italia.

Sarà per questo che in Italia gli investimenti scarseggiano; sarà per questo che negli ultimi mesi i capitali stanno defluendo da questo Paese. Sarà per questo che lo spread sale.

O sarà colpa della Germania?

[Massimo Scalas – continua. 1]

[Fonti: Mef, Istat, Phastidio.net, Il Fatto]

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