wonderland italy. I SOGNI SON DESIDERI

DEF NUOVO E SOLITI RISULTATI

Occhio, che se torna finisce il lavoro e sono guai per tutti!

Non ci facciamo mai mancare nulla, a volte però bisognerebbe essere meno ingordi: troppe fandonie sono indigeste.

La settimana scorsa è stata quella del Def, il documento di economia e finanza che detta le linee guida della finanza pubblica per il 2017/18. Abbiamo aspettato per vedere cose scritte nero su bianco, che come sempre tardano a venire.

Per noi profani ciò che conta è leggere circa le previsioni sul rapporto debito/pil, un indicatore inequivocabile al netto delle chiacchere su dove va la barca.

Di solito i buoni propositi abbondano, ma, chissà come, chissà perché poi tale rapporto non flette mai: d’alro canto la mangiatoia è sempre affollata, specie di questi tempi nei qualipure i 5 Stelle si sono messi a gareggiare per accaparrarsi i favori di Cgil e chiesa cattolica.

Se prendiamo la tabella previsionale relativa, vediamo che il debito/pil è previsto stabile per il 2017 e in contrazione dal 2018. La canzoncina però va avanti così da sempre e sempre, poi, risulta essere una semplice fantasticheria che non si realizza: si fa una bella tabellina come questa, si spiega all’Ue che sì, è vero, il debito non fletterà quest’anno, ma dal prossimo poi sì che flette!

E poi non flette. Ma intanto riusciamo a evitare la procedura d’infrazione calciando la lattina in avanti per il governo che verrà.

REGOLETTE MATEMATICHE DA CONOSCERE

Ma da cosa dipende questo benedetto rapporto debito/pil? Essenzialmente da due fattori:

  • l’avanzo primario: ovvero, l’auspicabile surplus delle entrate sulla spesa prima del pagamento degli interessi sul debito. Ovvero, pensando a casa nostra, deve entrare in cassa più di quanto si spende, per poter pagare gli interessi sul mutuo.
  • Pil nominale in rapporto al debito pubblico: se il primo eccede il secondo, questo si riduce, altrimenti aumenta
Def 2017, sogni ad occhi aperti

Ora si dà il caso che, negli anni della crisi, la cicala Italia ha avuto costantemente il Pil nominale inferiore alla crescita del debito e quindi, i nostri Soloni sono stati costretti a cercare in tutti i modi di avere avanzi primari spropositati per coprire questa differenza negativa.

E come lo hanno fatto? Riempiendoci di tasse e strozzando l’economia reale. Non ci credete? La Corte dei Conti certifica che la tassazione in busta paga è 10 punti percentuali sopra la media europea, 49% contro 39%; e che le aziende vengono mediamente tassate quasi 20 punti sopra la media europea, 65% contro 45%.

LA MADRE DI TUTTE LE BOMBE
APPLICATA ALL’ECONOMIA ITALIANA

Nel Def vediamo che per il 2018 si prevede un calo del debito/pil niente di meno che dell’1,5%: questo calo dipende per lo 0,8% dall’avanzo primario, un avanzo che però non esiste, perchè, udite udite, viene ottenuto attivando le famigerate clausole di salvaguardia messe, come mine antiuomo dal signor Renzi quando era tutto intento, come uno Chavez qualsiasi, a distribuire mance elettorali a qualsiasi categoria ne facesse domanda e anche no.

A ciascuno la sua bomba

Tali clausole, oggi sconfessate dal loro geniale inventore, dovrebbero abbattere il debito pubblico fino all’1,2%. Non so perché, ma qualcosa mi dice che presto riprenderanno i piagnistei contro l’Ue che non ci capisce e i tedeschi che sono cattivi anzi, cattivissimi.

In ogni caso, Renzi e quei balordi che lo circondano stanno pericolosamente stimolando la voglia che c’è, palpabile, evidente, da parte dei Paesi del nord Europa, ma anche di nazioni che come la Spagna hanno fatto notevoli sacrifici in questi anni per rimettersi in carreggiata (riuscendovi), di darci una sonora lezione. Grecia arriviamo.

SCORDATEVI LE PROMESSE

Ma questo fatto, se ci pensate bene, indica che, l’avanzo primario è un’illusione ottica, ottenuta, se lo sarà, con questi 40 miliardi di clausole di salvaguardia da ingoiare tutto d’un colpo: ergo, l’avanzo primario non esiste. Esiste uno Stato governato da saltimbanchi.

CADUTA VALANGHE

Italia, un Paese di cercatori di funghi

Ecco perchè il debito/pil non flette, ma aumenta e aumenterà ancora. Non ci credete? Vediamo come è andata nel 2016. Il Pil nominale è cresciuto dell’1,6%, la psesa per interessi è stata del 4% del Pil. Quindi il debito/pil non ha potuto fare altro che crescere in misura vicino al 2%.

Bene, quest’anno le “prudenti previsioni”, come le ha definite Gentiloni, parlano di un aumento del debito/pil solo dello 0,9% e delllo 0,2% nel 2018. E come lo otteniamo questo nuovo miracolo italiano? Con un Pil nominale che cresce del 3% e con un costo per interessi sul debito più basso.

E come te lo incremento il Pil nominale? Ma semplice: con l’aumento dell’Iva come previsto dalle clausole di salvaguardia renziane. Il cerchio si chiude. Sì, come un cappio intorno al collo: il nostro.

WILLY E L’IMPOSSIBILE RINCORSA DEL DEBITO

(piccola storia del dei Def italiani)

Accade dunque che, come da tradizione, anche quest’anno ci viene propinata la consueta dose di allucinogeni, in cui ogni volta Bep-bep resta un po’ oltre la soglia di realtà necessaria a Willy il coyote per acciuffarlo.

[Massimo Scalas]
[Fonti: MeF, Radio 24]

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento