wonderland italy. IL PONTE SUL FIUME ‘GWAI’

ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Questo è Renzi nel 2012. Guardatelo e ascoltatelo bene…

I politici italiani usano dire che la coerenza non serve e che hanno tutto il diritto di cambiare idea.

E quelli del Pd lo prendevano per i fondelli...
E quelli del Pd lo prendevano per i fondelli…

I risultati si vedono. Ora, è chiaro a chiunque che questa uscita del Ponte è la classica sparata mediatica di una persona in cerca di consenso, e anche se la reazione popolare non è stata esattamente quella prevista, è bene approfondire un pochino. A futura memoria.

VERSO IL DESERTO

Intanto va detta subito una cosa: un’opera del genere potrebbe anche avere un senso se in Sicilia ci fosse, non dico l’alta velocità, ma almeno una rete ferroviaria da Paese civile.

Invece da Messina a Palermo oggi ci vogliono tre ore e mezzo, da Palermo a Catania, quasi 4 ore, viaggiando su treni trainati da motrici diesel. Quindi andiamo pure in tre minuti da Reggio Calabria a Messina. Ma lì ci fermiamo.

100MILA POSTI DI LAVORO

2 A proposito di bugiardi
A proposito di bugiardi

Per quanto riguarda i posti di lavoro è chiaramente una patacca venuta pure male.

Berlusconi, che di queste cose se ne intendeva un po’ di più, arrivò a fantasticarne 40mila. In ogni caso tutti numeri di fantasia, roba buttata lì senza uno straccio di studio, un conto economico previsionale.

Se uno chiedesse a Renzi da dove viene quel 100mila (posti di lavoro), rimarrebbe muto (o più probabilmente si inventerebbe una fandonia purchessia): ma in questo Paese pare che a nessuno interessi fare domande.

E quella cifra gli deve essere tornata in mente per caso dalle Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi, come ricordo della scuola dell’obbligo alla don Milani frequentata dal signor Rabbit.

IL VECCHIO PROGETTO

Il Ponte dovrebbe essere lungo 3.300 metri e largo 60, a campata unica sulla quale far passare due carreggiate stradali a tre corsie ciascuna e due binari ferroviari. Il tutto retto da due torri di 380 metri di altezza.

GLI ATTORI PRINCIPALI

3 Sogni e frottole
Sogni e frottole

La Società Stretto di Messina (Anas 81,8%, Rete Ferrovie Italiane 13%, Regione Calabria e Sicilia 2,6%), concessionaria dell’opera, realizzerà il Ponte attraverso un contraente generale identificato in società la cui capofila è Salini Impregilo.

Il finanziamento dell’opera sarà assicurato per il 40% dall’aumento di capitale della società Stretto di Messina, già deliberato dagli azionisti, e per il rimanente 60% con finanziamenti da reperire sui mercati internazionali (se lo faranno mai, sarà lo Stato a pagarlo in toto… datemi retta!).

A VOLTE RITORNANO

Il film dell’orrore è oggi reso nuovamente possibile dalla gentile collaborazione del Nuovo Centro Destra, che ha presentato un’apposita mozione, e dal Pd che l’ha votata: questo nonostante Delrio avesse definito l’opera non prioritaria; inoltre, attenzione, la mozione parla di un ponte solo ferroviario, il che avrebbe due conseguenze:

  • il progetto sarebbe da rifare buttando al macero quanto già studiato e pagato
  • i costi, che già prevalgono sui benefici nel progetto originario, sarebbero ancora meno giustificati

Infatti il risparmio di tempo sarebbe notevole solo se confrontato con il traghettamento dei treni, in quanto dall’arrivo a Villa San Giovanni alla partenza da Messina per Palermo, ci vogliono, in quel caso, 3 ore.

CHI SE NE FREGA DEI TERREMOTI

Il progetto preliminare prende forma nel 2003 con quello definitivo del 2011, che nelle sue varianti risulta quanto meno anomalo per la mancanza dell’indagine relativa alla sismicità.

Nel 1908 morirono in 120mila
Nel 1908 morirono in 120mila

Come al solito andiamo sereni e ciabattoni a chiedere flessibilità proprio per i soldi da dare ai terremotati.

In una delle zone più sismiche del mondo si scrive nella relazione geologica generale che quando si presenterà il progetto esecutivo “sarebbe auspicabile che si aggiornassero i profili sismici del progetto preliminare e acquisire dati aggiornati delle aree marine” (doc. PB0004_F0, pag. 63). Cioè si è fatto tutto prima di considerare il rischio maggiore…?

Inoltre si legge che risulta non cartografata “una faglia che, se attiva, va ad incidere direttamente sulle fondamenta dei piloni o nelle sue immediate prossimità” (Atto Senato n. 4-06806 – Seduta n. 672 dell’8 febbraio 2012).

IL RAPPORTO COSTI/BENEFICI

Il costo stimato è di 8,55 miliardi, così suddiviso:

  • 6,3 miliardi per il solo ponte
  • 2,25 miliardi per opere di raccordo nelle zone limitrofe al ponte
Ponte di Calatrava a Venezia
Ponte di Calatrava a Venezia

Per quanto riguarda il progetto, stranamente non è di Calatrava, il tizio argentino cui si deve l’orribile ponte vicino alla stazione Fs a Venezia, e tra gli altri, un orripilante progetto, per fortuna mai realizzato per il ponte che avrebbe dovuto sfregiare lo skyline di Pistoia per sempre.

Il progetto è invece dell’archistar (va i moda dire così…) Daniel Libeskind, che ha ridisegnato, con la Freedom Tower, il profilo di New York dopo la tragedia delle Torri Gemelle.

Ma chi li mette i soldi? In teoria 4 miliardi i famigerati mercati; il resto, lo Stato, cioè noi.

L’analisi costi/benefici, fatta ai tempi di Berlusconi, e il costo di 4,84 miliardi, ci dicono che i costi prevalevano per 1,315 miliardi: oggi i costi sono del 76% in più.

QUALCHE PICCOLO GAP

I’m singing in the rain of “Gwai”
Singing in the rain of “Gwai”

Ad oggi del Ponte esiste un bel disegno, ma mancano alcune cosette di nessuna importanza come:

  • la valutazione del costo opportunità marginale dei fondi pubblici (il costo opportunità corrisponde al valore economico dell’alternativa che viene scartata a favore del Ponte. Potrebbe essere il servizio di traghetto o altro)
  • l’entità dei finanziamenti “privati” se tali possono classificarsi Fs e Anas (iniziamo a ridere, e poi… mano al portafoglio)
  • l’utilità dell’opera
  • l’impatto ambientale di una megastruttura in caso di default finanziario del progetto (se viene mollato a metà dell’opera)
  • un’analisi costi-benefici reale

OCCHIO AI TRUCCHI

In realtà, di questi 8,55 miliardi, ammesso che restino tali, ad oggi sul piatto ce ne sono solo 2 e quindi il resto è da reperire sui mercati.

Ma se i mercati dovessero nicchiare, come avviene sempre più spesso nel caso dell’Italia, allora come previsto da una convenzione stipulata con Impregilo (della durata di 38 anni – 8 di costruzione e 30 di gestione) nel dicembre 2003, sarà lo Stato a farsi carico di tutti gli oneri.

LE ESPERIENZE ALTRUI

5-il-ponte sul fiume Gwai

Il ponte che unisce la Danimarca alla Svezia

Ma come capire se il costo dell’opera è giustificato, visto che non esiste uno studio serio circa i possibili flussi di traffico?

Se ci fanno passare solo i treni, non c’è nemmeno bisogno di discuterne: si fa prima a usare gli otto miliardi come accendifuoco.

Possiamo guardare ad alcune esperienze estere, come ad esempio il ponte di Øresund tra Danimarca e Svezia, che ad oggi riceve un terzo del flusso di traffico preventivato, ma che grazie ai costi contenuti è comunque un buon esempio di come si fa dove non si ruba.

Il ponte di Øresund è una tratta stradale e ferroviaria di 15,9 km che collega le città di Copenaghen e Malmö, realizzata tramite tunnel sottomarino e ponte, congiunti in un’isola artificiale appositamente creata.

E l’opera Danimarca-Svezia

L’imbocco del tunnel tra Danimarca e Svezia

Esso serve un’area di 3,5 milioni di abitanti.

Il costo finale per questa gigantesca opera (antisismica davvero) è stato di 3 miliardi di dollari (ma com’è che noi 8,55 miliardi per 3 km di ponte?).

La società che gestisce il ponte è per metà svedese e per metà danese e conta di recuperare l’investimento fatto nel 2037 (opera inaugurata nel 2000).

Sul ponte transitano sia auto che treni e il costo del pedaggio è salato, le auto pagano 45 euro a passaggio.

CONCLUSIONE

Nella vita si può fare tutto, compreso infilarsi in un bunker di cemento armato e farsi saltare in aria, così… per vedere l’effetto che fa.

Ma ciò non toglie che questa del ponte è la classica stupidaggine di inizio autunno, fino a che non ci viene presentato un conto economico preventivo, in cui ci dicono

  • chi sono i privati disposti a finanziarlo
  • dove sono le coperture per la parte pubblica (fare tutto a debito, caro Renzi, dura finché c’è San Mario Draghi o non è ancora fallita Banca Etruria…)
  • ci dimostrano senza dubbio alcuno che i benefici economici superano i costi (compresi quelli di gestione)
  • ci illuminano sulla possibilità che il ponte resista a scosse che come quella del 1908, che rase al suolo Messina, ovvero il punto d’arrivo del ponte in Sicilia…

Buona giornata a tutti!

[Massimo Scalas]

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