wonderland italy. L’ALLEGRA ORCHESTRINA DEL TITANIC

MPS. ANCORA UN GIORNO DA LEONI, POI…

Sì, certo! Come no?
Sì, certo! Come no?

Il tentativo era disperato, e infatti, a meno di clamorose sorprese è fallito.

Ieri Mps ha chiuso con un crollo verticale del 12%. In certi momenti non riusciva a quotare e abbiamo avuto anche un -18% alla borsa di Milano.

Questo è senz’altro un pessimo indizio circa l’esito dell’aumento di capitale.

Si chiudeva la conversione delle obbligazioni in azioni e pare che si sia arrivati intorno agli 800 milioni, forse un miliardo. Il che farebbe, sommando alla prima tornata di conversioni di 10 giorni fa, circa 2 miliardi. Ne mancano tre e pare che gli investitori istituzionali siano alquanto restii a metterceli.

Questione di ore e vedrete che spunterà il decreto con il quale il Tesoro italiano mette il resto.

ROMA, LA PRIMA RIVOLUZIONE NON È TARGATA RAGGI

«E mo’ come faccio...?»
«E mo’ come faccio…?»

Per la prima volta da decenni, l’Oref, l’organo di revisione preventiva del bilancio del Comune di Roma, ha espresso parere preventivo negativo.

Naturalmente tutta la stampa, da mesi impegnata con fervore a disintegrare i grillini, che per altro si disintegrano da soli, dimenticando lo schifo di mafia capitale, di cui sono responsabili sia il centro destra che il Pd,  si è scagliata, come sempre, nel daje alla Raggi.

Nessuno che si chieda come mai questo organo sino ad oggi non aveva mai bloccato nulla: pensate se si fossero comportati allo stesso modo negli ultimi 30 anni.

Non è ancora chiaro?
Non è ancora chiaro?

A quest’ora Roma sarebbe meglio di Berlino. Pensate se questo accadesse per tutti i Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato! Pensate se ogni volta che uno stronzo vuole pisciare fuori dal vaso, zac! Scatta il controllo preventivo che ti impedisce di fare nefandezze! Ma certe aree della politica chi oserebbe mai toccarle? Sono sante subito per definizione!

Quindi occorre fare un plauso a questi funzionari, vedendo la cosa in un modo un po’ meno isterico e più razionale: perché questa, in una nazione che funziona, dovrebbe essere la prassi che non desta scalpore, che è normale nella vita democratica. Vi ricordate i famosi pesi e contrappesi? Questo sarebbe!

UNA STRONCATURA SENZA ATTENUANTI

Il giudizio dell’Oref è stato netto e ci dice della totale mancanza dei presupposti per invertire la rotta dei disastrati conti romani (un Comune che ha accumulato 17 miliardi di debito!).

Sono soprattutto quattro le criticità che la Giunta dovrebbe affrontare con decisione e che invece sta lasciando marcire esattamente come i suoi predecessori:

  • rispettare i termini del rientro del deficit contrattati in cambio dell’ultimo decreto governativo Salva-Roma di fine 2013
  • fronteggiare gli oneri aggiuntivi dei nuovi debiti fuori bilancio, nel frattempo emersi
  • ridare all’amministrazione efficienza e trasparenza nella riscossione di canoni, imposte e tariffe, che a Roma si riscuotono da anni in maniera vergognosamente bassa (con la riforma dei criteri contabili delle Autonomie, è cessata intanto la possibilità di “giocare” con residui attivi e passivi)
  • fronteggiare il disastro delle maggiori partecipate pubbliche romane, a cominciare da Atac e Ama

L’Oref dà qui un giudizio di merito affermando che nessuno di questi punti viene affrontato, che non esiste una visione d’insieme delle cose da fare per riportare in equilibrio il bilancio di Roma.

LE FOLLIE DELLA CAPITALE

Senza parole
Senza parole

Ma vediamoli, alcuni numeri, tanto per renderci conto.

I romani pagano il massimo delle sovra aliquote Irpef e Irap e, sommando Comune e Regione, sono 750 euro l’anno oltre la media nazionale.

Il Comune perde oltre 100 milioni di affitti l’anno sul suo patrimonio immobiliare, 1,3 miliardi di euro di mancati pagamenti Tari e 1,5 miliardi di mancate tariffe per servizi, e non riesce a riscuotere oltre i 10% degli arretrati Imu. Col risultato che Roma incassa solo 900 milioni l’anno, rispetto ai 4 miliardi di euro di Milano, che ha meno della metà degli abitanti.

PREPARIAMOCI AL COMMISSARIAMENTO

Purtroppo sino ad ora la Giunta ha dato la netta impressione di non volere i necessari interventi radicali. Quindi ora è sull’orlo del comissariamento.

A tal proposito giova ricordare alle verginelle immacolate del centro destra e del Pd, che gli stessi Alemanno e Marino riuscirono a venire a capo dei bilanci (Marino nel 2014) solo grazie ai due decreti salva-Roma che fecero affluire nella capitale i miliardi necessari ad evitare il disastro.

A spese nostre, insomma. Ma questo si sa. Come anche Mps insegna – pare – una costante dell’Italia repubblicana…

[Massimo Scalas]

[Fonti: Il Sole – 24 Ore, Istituto Leoni]

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