wonderland italy. LE BUFALE DI RENZI NON HANNO RETTO

L’Italia non riparte, al massimo annaspa: non è ancora una caduta libera, perché l’occupazione in qualche modo tiene, anche se è di nuovo in contrazione…

Renzi il bomba [ControCorrente]
Renzi il bomba [ControCorrente]
QUESTA SETTIMANA non parlerò di banche, tanto è inutile, continuiamo a farci del male con un Patuelli, che, intervistato da Repubblica, ci informa, che i guai delle nostre banche sono dovuti al liberismo sfrenato che avvolge l’Italia, a un eccesso di mercato e libera concorrenza che ha reso le nostre banche facilmente scalabili.

Domanda al signor Patuelli: ma com’è che due banche saltate in aria, ovvero Banco Popolare di Vicenza e Veneto Banca, sono state gestite per anni dalla stessa cricca? Com’è che Mps è un morto che cammina dal 2013 nonostante il Pd l’avesse reso da decenni, da quando ancora si chiamava Pci, inscalabile da chiunque e blindata nelle mani della Fondazione? Com’è che le banche italiane in difficoltà sono tutto tranne che aperte ai mercati? Patuelli… Patuelli… Alla fine ho parlato di banche.

UN FILM DA OSCAR

Renzi e le banche
Renzi e le banche

Bene, a questo punto iniziamo: sarò breve e parto da un video postato in settimana. In questo video, oltre alle conseguenze nefaste del non insegnamento della lingua inglese nelle scuole (per me, con tutto il rispetto, l’insegnamento delle lingue straniere che non sia svolto da insegnanti madrelingua o da italiane bilingue e laureate, sin dalle elementari, non è insegnare, ma passare il tempo), abbiamo un ulteriore esempio di sfacciata mistificazione della realtà.

Per il video clicca qui.

La cosa ridicola è che, mentre lui parlava, Mps non riusciva nemmeno a quotarsi e chiuderà la giornata con un crollo del 16%. E sapete perché? Perché quello che diceva Renzi non era vero.

LE ENNESIME CONFERME

Ma a questo punto non occorre nemmeno più dilungarsi, sarò breve e vi do i numeri della settimana:

  • indice dei direttori di acquisti della manifattura a luglio: 51,2 rispetto al 53 del mese precedente
  • indice dei direttori di acquisti dei servizi a luglio: 52 rispetto a 51,9 precedente
  • produzione industriale italiana annuale a giugno: -1% rispetto a -0,6% precedente

Abbiamo poi il rapporto Istat sulla produzione industriale a giugno: tra l’altro nel rapporto si dice che «A giugno 2016 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,4% rispetto a maggio.

Nella media del trimestre aprile-giugno 2016 la produzione ha registrato una flessione dello 0,4% nei confronti del trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2016 l’indice è diminuito in termini tendenziali dell’1,0% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a giugno 2015)».

Se compariamo i trimestri, questo è il peggior risultato dal terzo trimestre 2014 quando Renzi era da poco insediato a palazzo Chigi.

LA FLESSIONE DEL SETTORE AUTO

Nel rapporto si evidenzia un calo netto del settore energetico e soprattutto in quello che sinora è stato il traino dell’attività manifatturiera, la fabbricazione di mezzi di trasporto, in flessione nel mese del 4,2%, dell’1% sul trimestre e dell’1,4% sull’anno.

CONSUMI A PICCO

L’altro rapporto periodico importante è quello relativo ai consumi di Markit, che per il mese di luglio ha emesso il bollettino.

Il titolo dice già tutto: “A luglio si assiste ad un’altra forte flessione delle vendite al dettaglio”.

Il crollo delle vendite
Il crollo delle vendite

Nell’immagine vediamo lo stato dell’arte, che Markit ci mostra essere molto brutto. Un crollo delle vendite come nel mese trascorso non si vedeva da 3 anni.

E la cosa peggiore è che siamo in controtendenza rispetto al resto d’Europa e in particolare a Francia e Germania i cui indici salgono.

Che la Brexit abbia determinato una crisi ad personam? Patuelli… le ho dato una bella ideona: la sfrutti!

CALO OCCUPAZIONALE

NEL SETTORE COMMERCIO

Markit continua dicendo che: “Tale contrazione ha inoltre influito sull’ulteriore calo occupazionale e sul ridimensionamento dei livelli di acquisto da parte dei dettaglianti”, e che “Il calo di luglio delle vendite al dettaglio è stato il settimo in altrettanti mesi”.

E poi “Tra le aziende che hanno registrato un calo delle vendite, la ragione più frequentemente citata è stata la minore affluenza. Su base annuale, le vendite sono calate al tasso più rapido da dicembre 2014” e “In linea con l’attuale andamento al ribasso delle vendite e con il corrispondente crollo del fatturato, nel mese di luglio i dettaglianti hanno continuato a ridurre i loro organici. Ciò estende l’attuale sequenza di contrazione dell’occupazione a cinque mesi, con il più rapido tasso di perdita di posti di lavoro da settembre dello scorso anno.”.

MAGAZZINI PIENI E MARGINI IN CROLLO

Markit si sofferma poi sui margini aziendali e dice: “Il calo delle vendite di luglio ha inoltre pesato sui livelli d’acquisto dei dettaglianti, registrando per il nono mese consecutivo la contrazione del valore delle merci acquistate all’ingrosso. Il tasso di decremento, sebbene rallentato dal record su 18 mesi di giugno, è rimasto netto e più rapido della media storica.

“I dettaglianti hanno continuato ad accumulare merce nel mese di luglio, segnando il sesto mese consecutivo di crescita dei livelli di magazzino. Il tasso di espansione, tuttavia, è stato solo marginale, rallentando al valore più debole della sequenza”; e conclude: “I margini lordi dei dettaglianti si sono ulteriormente ridotti a luglio, vista la combinazione delle vendite inferiori e degli sconti”.

LA MORALE È SEMPRE QUELLA

Renzi: «80 paura... » [da www.ilgiornaleditalia.org]
Renzi: «Mamma… 80 paura!» [da www.ilgiornaleditalia.org]
Quindi chiariamo ancora una volta: l’Italia non riparte, al massimo annaspa.

Renzi ci ha propagandato per ripresa ciò che al massimo era un arresto di caduta e ora, che in tutto il mondo (ad eccezione degli Usa, che però come segnalavamo mesi fa, ha i suoi scricchiolii sotto forma di singoli stati dell’Unione in recessione) si fa più tangibile un rallentamento economico che appare come il secondo tempo della crisi iniziata nel 2008, inevitabilmente torniamo ad arretrare.

Non è ancora una caduta libera, perché l’occupazione in qualche modo tiene anche se è di nuovo in contrazione (disoccupazione a giugno a 11,6% rispetto a 11,5% precedente).

Ma se pensiamo che la stagione estiva dovrebbe essere la parte migliore dell’anno per una nazione che d’estate si riempie di turisti (e infatti era stato così l’anno scorso) prepariamoci a un freddo inverno.

In ogni caso state sereni, vedrete che nei prossimi mesi il dibattito sarà infuocato… sull’Italicum, sulla riforma costituzionale… cose notoriamente fondamentali per risolvere i problemucci economici di cui sopra.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Markit, Istat, Repubblica, Investing.com]

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