wonderland italy. MILLE GIORNI, DI LUI E DI NOI. 2

«Questo è uno schifo di Paese che tiene in ostaggio cittadini e imprese, impiccandoli cinicamente a una data, che in Paesi come la Svizzera si ripete almeno 4 volte l’anno senza che accada nulla di rivoluzionario o catastrofico». «Nel 2001 la Germania era il malato d’Europa, stava peggio di noi. Giova ricordare che un certo Schroeder sacrificò la sua carriera politica per ribaltare tutto»
Vere tempeste. Di aria fritta, però...
Vere tempeste. Di aria fritta, però…

RIASSUNTO DELLO STATO DELL’ARTE

Qual è il senso della rissa permanente proprio ora che ha ottenuto ciò che chiedeva?

Dunque, in modo sommario abbiamo riassunto i 1000 giorni di Renzi, che in buona sostanza possiamo tradurre in qualche utile ma parziale provvedimento, molte chiacchere, molte mance e un debito in costante aumento.

La barca ha smesso di affondare, ma non è in grado di tenere il mare in caso di tempesta.

A tal proposito è utile ricordare che il dato tendenziale sull’avanzo primario di bilancio, che da 20 anni è positivo (e questo la dice lunga sulla follia di un Paese che da ben prima dell’euro fa tirare la cinghia ai cittadini che pagano le tasse per mantere sprechi ed evasioni fiscali altrui), è in flessione da due anni.

Toccherà a chi non c’entra per niente
Toccherà a chi non c’entra per niente

Prepariamoci allora, perché quando il Qe di Draghi finirà e i tassi di riferimento torneranno a salire (quelli dei titoli di Stato lo stanno già facendo) per questo Paese saranno problemi, problemi enormi.

Noi abbiamo il debito assoluto e pro capite più alto d’Europa in costante aumento e questo significa che anche con Renzi ci stiamo ipotecando il futuro dei nostri figli, che troveranno un Paese con problemi ancora più grandi di quelli attuali.

Come dicevo ieri, Renzi sa benissimo queste cose; e sa che la nave è diretta verso gli scogli con e senza inchino. Sarà per questo che, in vista del referendum, ha inscenato e porta avanti una indegna gazzarra con l’Europa?

LA FINANZIARIA E BRUXELLES

Allora, come sappiamo Bruxelles in settimana ha emesso le sue osservazioni sulle finanziarie dei Paesi europei. Come ogni anno.

Da Bruxelles a Renzi con amore...
Da Bruxelles a Renzi con amore…

Ci sono alcuni Paesi che hanno delle criticità, tra questi anche noi. Si sapeva e non ci è andata male. In sostanza il giudizio sull’Italia è stato benevolo.

Renzi ha ottenuto tutto ciò che chiedeva, in particolare:

  • Bruxelles ha fatto carta straccia delle regole concedendo all’Italia non solo più flessibilità per la rcostruzione post terremoto, ma anche, e questo non è assolutamente previsto dalle regole europee, per la messa in sicurezza di tutte le scuole italiane (e se non lo saranno entro 3 anni non date la colpa all’Ue per favore… vorrà dire che si sono magnati i soldi, come sempre)
  • sono stati concessi i miliardi per far fronte alla trentennale “emergenza” immigrati
  • son ostati chiusi un occhio e mezzo sulle inesistenti coperture alla manovra, il mezzo occhio rimanente è stato tenuto aperto su 5 miliardi della manovra che proprio erano indifendibili.
    Ma se ne riparlerà a primavera. Quindi nessuna condanna, nessun laccio al collo

 

E RENZI METTE IL VETO

A questo punto Renzi è stato accontentato (è chiaro che hanno scelto il male minore: uccidere Renzi ora avrebbe significato destabilizzare la terza economia europea  a pochi giorni da un referendum che in Europa è visto come fondamentale per il futuro dell’Italia) e logica voleva che abbassasse i toni.

Invece no.

L’Italia si astiene sull’approvazione del bilancio comunitario 2017!

SCENEGGIATA ALL’ITALIANA

Il bilancio 2017 cosa prevede? Intanto prevede 160 miliardi di spesa e 134 miliardi di impegni di crediti. In particolare questo bilancio stanzia:

  • 6 miliardi in più per l’emergenza immigrati e la gestione delle frontiere esterne
  • 700 milioni in più per l’Erasmus (il programma di studi all’estero per gli universitari)
  • una paccata di miliardi per le politiche di sviluppo

Ovvero tutto ciò che Renzi chiedeva. E perché noi ci siamo astenuti e abbiamo messo la riserva?

Ecco i motivi:

  • una riduzione di 8 milioni di euro delle spese previste per i Paesi mediterranei e il rinvio temporaneo di un fondo da 250 milioni (che comunque partirà se non nel 2017 sicuramente nel 2018) per combattere “i motivi profondi dell’immigrazione” (il che vuol dire tutto e niente).
Lui lancia... e noi dovremo recuperare gli oggetti
Lui lancia… e noi dovremo recuperare gli oggetti

In pratica il governo italiano punta i piedi per una cifra di 8 (o 258) milioni di euro su un bilancio di 160 miliardi, dopo che Bruxelles, oltre ad aver concesso a Renzi quanto chiedeva sulla finanziaria, introduce voci di spesa consistenti su tutti i capitoli di spesa voluti dall’Italia.

Insomma siamo stati assecondati in tutto. Appare quindi chiaro che non ci sono, nel merito, motivi e giustificazioni di alcun tipo nell’atteggiamento italiano che, lungi dall’essersi ammorbidito, è ora, se possibile, ancora più duro e polemico, con la minaccia del veto sulla revisione del bilancio comunitario 2018- 20, il quale, tra l’altro, aumenta ancora i fondi per le voci di cui sopra con un occhio di riguardo allo sviluppo.

E allora?

LA MACCHINA DELLA ‘DISTRAZIONE’ DI MASSA

Allora Renzi gioca in modo spregiudicato e, a mio avviso, temerario, la carta populista del “dàgli all’Europa e ai tedeschi”.

A mio avviso è una carta a rischio incendio, un rischio altissimo, per raccattare un pugno di voti, perché ribadisco che la gente tra l’originale e la brutta copia sceglie alla fine l’originale.

Perché seguire Renzi sulla strada antieuropea, quando c’è un Salvini che da anni predica le stesse scemenze? L’hanno capito anche in Europa, dove per ora lasciano dire e fare, in attesa dell’esito referendario.

E meno male che c’era Buffon

Ma attenzione, soffiare sul fuoco dell’ignoranza non ha mai portato bene e i sintomi di cosa comporta una campagna di questo tipo, li stiamo vedendo, nei fischi di San Siro all’inno tedesco, nella diffusa avversione alla Germania che monta sotto la spinta di una campagna di stampa di livello infimo anche sui grandi giornali italiani, dove la Merkel viene dipinta come una novella nazista, quando invece, esaminando gli atti della cancelliera in questi ultimi 10 anni è chiaro che si tratta di un tipico esempio di democristiana doc.

UNA GIGANTESCA PRESA PER I FONDELLI

E allora? Ripeto.

Allora sveglia! Piantiamola di berci tutte le cazzate che ci propinano e iniziamo a ragionare sui numeri, i quali, ci dicono che l’austerity “imposta dai tedeschi” non è mai esistita nel nostro Paese.

E questo è evidente se solo ci si ferma a ragionare su un unico numero: l’Italia ha un debito pubblico pari a 2300 miliardi di euro, che, nella storia repubblicana ha avuto pochi momenti di lieve regresso, ma non nell’èra Renzi.

Sta solo a noi scegliere
Sta solo a noi scegliere

Il sostanziale via libera alla finanziaria, i bilanci comunitari 2017 e 2018-20, il fatto acclarato che in questi due anni Renzi ha avuto dall’Ue il via libera per fare 2 punti (!) di Pil in più di debito, attestano che anche l’austerity europea, ammesso ci fosse, non esiste più!

Prendiamoci le nostre responsabilità: dare sempre la colpa dei nostri problemi ai tedeschi oltre che da sfigati infantili è per-den-te. Come è possibile, di fronte a una spesa pro capite passata da 12.678 euro del 2014 a 12.956 euro, ci sia gente che davvero crede all’austerity?

Sia chiaro che è tutta una manfrina pre elettorale. A noi decidere, come lettori e come commentatori se abboccare o no.

Rendiamoci conto che Renzi e soci stanno spregiudicatamente giocando la carta della escalation del conflitto (inesistente, per mancnza di controparte nemica) con Bruxelles, che lo stanno facendo anche a costo di vedere le nostre banche crollare in borsa, augurandosi anzi, che i mercati picchino duro, che lo spread salga e che, se vincessero i No, questo si trasformi in una Caporetto, in modo tale che, anche in caso di sconfitta del Sì, loro potranno presentarsi alla nazione, in mezzo alla bufera, per dire: “Avete visto, scemi che non siete altro? Noi ve l’avevamo detto, ma avete preferito dare retta ai Salvini, ai Bersani, gente irresponsabile che ora vi ha gettato nel baratro”.

E poi ritorneremo a questo?
E poi? Ritorneremo a questo?

Faranno proprio così, lasceranno per qualche giorno il Paese nella bufera, salvo poi presentarsi dimissionari al Quirinale, per rifare un’ammucchiata ancora più grande (vedi governo di salvezza nazionale) acclamata a gran voce dal popolo spaventato e imbelle, che calmerà i mercati e perderà irrimediabilmente il Paese in una cloaca social-melassoide dalla quale non ci libereremo per chissà quanto.

LE BANCHE COME PEDINE DEL GIOCO

Ma vi siete chiesti come mai lo sblocco della situazione in Mps pare non poter avvenire prima del 4 dicembre?Vi siete accorti che in Unicredit si comincia a parlare di convertire le obbligazioni in azioni, esattamente come vuole fare Mps?

Cosa sarà fatto davvero? Perché se ne parla da mesi, ma niente si muove se non le azioni delle due banche ai minimi storici?

Questo è uno schifo di Paese che tiene in ostaggio cittadini e imprese, impiccandoli cinicamente a una data, che in Paesi come la Svizzera si ripete almeno 4 volte l’anno senza che accada nulla di rivoluzionario o catastrofico.

A CHE SCOPO?

Al di là del referendum, a cosa giova tutto ciò?

Forse a far dimenticare agli italiani che siamo al penultimo posto per la crescita in Europa, che metà del Paese è in mano alla mafia e l’altra metà ci sta finendo, che ancora oggi la maggior parte degli immigrati non vengono identificati per permettere loro di andare incontrollati nel Nord Europa, che il 38% dei giovani sotto i 25 anni non ha un lavoro, che la giustizia civile e penale non funziona anche grazie a una casta, quella dei magistrati, che gode di una discrezionalità quasi assoluta.

Ci vogliono fare dimenticare che abbiamo un codice civile e penale che sarebbe da cassare in blocco e rifare di sana pianta, che abbiamo una Costituzione, tanto decantata, che è un concentrato barocco di tutto ciò che è bello dire ma non fare.

E ALLORA GUARDIAMOLI QUESTI CATTIVONI

I buoni liberal-democratici neri & budapestini
I buoni liberal-democratici neri & budapestini

Fa comodo allo scopo attaccare di continuo un Paese, ricordandogli i suoi trascorsi nazisti e dimenticando i nostri fascisti, come se non avessimo deportato gli ebrei, come se non avessimo sterminato gli etiopi con i gas del generale Graziani.

Fa comodo additare il nazista di turno, perseguito dalla ridicola giustizia, 60 anni dopo i fatti e dimenticarsi del santino Napolitano che, fascista della prima ora, si ritrovò (in piena continuità di pensiero devo dire anche se di colore opposto) a plaudire ai carri armati sovietici che schiacciavano Budapest nel 1956.

E allora giova chiudere ricordando a tutti che nel 2001 la Germania era il malato d’Europa, stava peggio di noi. Giova ricordare che un certo Schroeder sacrificò la sua carriera politica per ribaltare tutto, imponendo le riforme necessarie, che costrinsero i tedeschi a ridimensionare i propri stipendi per qualche anno in nome di un bene collettivo che guardava alle future generazioni.

Attenzione a tirare troppe pietre!
Attenzione a tirare troppe pietre!

Giova rammentare che in questi giorni la Volkswagen ha presentato il nuovo piano industriale lacrime e sangue necessario per rimettersi in pista dopo la multa da 13 miliardi inflitta dal governo americano per la nota vicenda del diesel truccato.

Piano che prevede 30mila tagli, fatto di mancati rinnovi di contratti a termine e di prepensionamenti, di cui 23mila in Germania. Piano fatto con la collaborazione del potentissimo sindacato tedesco, che ha ben 10 membri su 20 all’interno del Consiglio di Sorveglianza della casa tedesca.

Questo sono i tedeschi, questo è il loro sindacato. E non fatemi dire altro. Non fatemi pensare a Barbagallo in crociera.

[Massimo Scalas – fine]

[Fonti: Radio 24, Phastidio.net, Parlamento Europeo]

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