wonderland italy. MPS, LIBERA NOS A MALO!

Usa e Italia: «Certamente dovesse esserci una nuova crisi loro hanno di nuovo l’arsenale carico di munizioni. Un Qe finito due anni fa e i tassi che possono nuovamente essere riabbassati se dovesse servire. Noi invece no: il Qe è al massimo e i tassi sono sotto zero. Questa è la differenza che corre tra chi ha alle spalle una nazione e chi un’accozzaglia di politici litigiosi e divisi su tutto»
Come in una tonnara... Mattanza finale?
Come in una tonnara… Mattanza finale?

LASCIATE ANDARE MPS

E adesso i governo non può più rimandare.

Finalmente dopo mesi nei quali il bubbone Mps è stato lasciato crescere in maniera oltremodo irresponsabile, da un capo del governo che se lo è tenuto inutilmente in ostaggio per una manciata di voti in più al referendum, finalmente ora la patata bollente è nelle mani di Gentiloni, che è democristiano ma non stupido.

Mps ha riaperto i termini della conversione delle obbligazioni in azioni. Evidentemente gli 1,5 miliardi raccolti non sono bastati a convincere gli investitori, spaventati da Renzi a metterci il resto.

Il nostro beneamato ex presidente infatti si è dato tanto da fare per prospettare sciagure e misfatti in caso di vittoria dei no, che chi aveva soldi da mettere lo ha preso in parola ed è sparito.

Ora si prospetta una nazionalizzazione che sa tanto di Argentina peronista. Il problema è che siamo in Europa e c’è il bail in.

IL QATAR DEI DESIDERI E LE FREGNACCE DI UN PREMIER

«Cari amici italiani, siamo arabi, ma mica scemi!»
«Cari amici italiani, siamo arabi, ma mica scemi!»

Si è favoleggiato alungo circa l’intervento del fondo sovrano del Qatar, ma ad oggi non c’è niente di concreto, solo voci, fatte filtrare probabilmente apposta, che più che altro servono a fare ancora più casino.

Per più di un anno Renzi, invece di risolvere i problemi italiani e sopratutto bancari, si è dedicato al lancio del tweet, nota disciplina paraculolimpica, con cui non si stancava di ripetere che Mps era solida, anzi da comprne azioni a iosa, concludendo immancabilmente che il vero problema era Deutsche Bank.

Tutti sappiamo come è finita, loro sui mercati e noi a sperare negli arabi.

LE BALLE SULLA COMMISSIONE UE

Naturalmente anche la seconda freccia della “politica” renziana era una manfrina per polli. Gli attacchi all’Ue erano ridicoli e ci hanno fatto più male che bene.

Volgare sì, ma efficace!
Volgare sì, ma efficace!

Già a inizio estate la Commissione Ue era pronta a accettare un salvataggio Mps pubblico/privato attraverso il Burden Sharing.

Renzi non volle: “teneva o’ referendum” e aveva il terrore della reazione degli obbligazionisti Mps.

Per questo si inventò una strategia fumosa quanto improbabile, una specie di stop and go fatto delle solite dichiarazioni a getto continuo dentro le quali alla fine si è perso lui ma non i mercati, che regolamente hanno smazzolato il titolo sino a ridurlo a una questione di pochi centesimi per azione.

LE BALLE RACCONTATE AI PICCOLI OBBLIGAZIONISTI

La cosa più grave, a mio parere, in un Paese così carente di cultura economica, è stato continuare, per mesi, a rassicurare i piccoli risparmiatori di Mps, dicendo loro che non sarebbero stati coinvolti nell’eventuale Bail in, che avrebbe riguardato solo i grandi investitori. Cosa evidentemente impossibile giuridicamente e operativamente.

CHE SENSO HA?

Mps e lo Stato, storia tutta italiana
Mps e lo Stato, storia tutta italiana

Ora, nella confusione generale, a molti è sfuggito un particolare: il Tesoro ha richiesto a Mps un rimborso rapido dei 4 miliardi prestati sotto forma di Monti-bond.

Se li è fatti restituire e ora rischia di doverne mettere altrettanti. Perché? Calcoli sbagliati? Superficialità nel valutare il ritorno, seppur blando, alla redditività da parte della banca?

Fatto sta che ora non è ancora nemmeno chiaro quanto valgano le sofferenze bancarie Mps e la matassa è diventata difficile da sbrogliare.

QUALE VIA D’USCITA

Adesso, dopo che Renzi ha consigliato agli altri di comprare azioni Mps, le vie d’uscita sono due, a meno di miracoli sui mercati: il Bail in o la Burden Sharing.

La normativa in vigore fino alla fine del 2015 permetteva (in realtà lo permette ancora) l’applicazione del cosiddetto burden sharing. In caso di dissesto di una banca era previsto che prima del coinvolgimento di fondi pubblici venisse attuata la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate (o la conversione in capitale di queste ultime).

Dal primo gennaio 2016 è entrato in vigore il bail in, che prima del coinvolgimento del Fondo di Risoluzione (o più in generale dei fondi pubblici) prevede la riduzione del valore nominale non solo delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ma anche dei titoli di debito più senior, quali le obbligazioni ordinarie e i depositi di importo superiore ai 100mila euro.

Lo Stato poi (e solo poi) potrebbe subentrare nazionalizzando la banca (a spese nostre). Ma vediamo meglio.

Un po’ di cultura fa sempre bene
Un po’ di cultura fa sempre bene…

Il management di Mps insieme ai consulenti, in particolare Mediobanca e JP Morgan, ha messo in piedi un piano industriale molto ambizioso.

Uno dei perni era la conversione delle obbligazioni subordinate Mps. Il secondo perno, però, rischia di venir meno. Si tratta dell’adesione al piano di più investitori istituzionali. In particolare nei giorni scorsi si era parlato di Qia fondo del Qatar che a quanto pare voleva entrare in modo importante nell’azionariato della banca.

Tuttavia il referendum appena concluso che ha portato Renzi, grande supporter del piano industriale così congegnato, a presentare le dimissioni, aggiunge una grossa incognita all’esito dell’operazione, poiché il mitico fondo sembra svanito nel nulla.

Qualora non ci dovessero essere investitori pesanti che subentrano, potrebbe venire meno la garanzia sull’aumento di capitale da eseguirsi a mercato, e quindi salterebbe tutto quanto il piano.

A questo punto uno degli scenari potrebbe essere quello della nazionalizzazione.

Le normative comunitarie vietano aiuti di Stato, ma in circostante eccezionali l’Europa potrebbe consentire l’intervento dello Stato. Questo però non sarebbe senza conseguenze per possessori di azioni Mps e per una buona fetta di obbligazionisti che passerebbero sotto le forche caudine del bail in o della burden sharing.

Mentre gli azionisti sono già stati rasi al suolo (da 90 euro per azione siamo passati a 20 centesimi), le obbligazioni hanno ancora un valore importante.

Dire se e quanto potrebbero essere toccate le obbligazioni (in funzione della loro seniority o grado di tutela) è, al momento, pressoché impossibile. Ricordiamo tra le altre cose che è in corso un’ispezione presso Mps che potrebbe aggiungere ulteriori perdite.

La partita tra l’altro va a intersecarsi con quella di Unicredit che sta per lanciare una ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro: i nodi vengono al pettine infine. Tutti insieme.

UNO SGUARDO ALL’AMERICA

La Yellen nell’èra di Trump
La Yellen nell’èra di Trump

Chiudiamo con uno sguardo fuori dall’uscio di casa: da pochissimo abbiamo avuto le decisioni in materia di politica monetaria del Fomc, il braccio operativo della Fed (Banca centrale americana).

La Yellen ha finalmente aumentato il tasso di riferimento di un quarto di punto. Noi, l’avevamo scritto in primavera, che il mese giusto era dicembre e così è stato.

Il cambio euro/dollaro, seppure l’aumento non è stato eclatante, si avvia a toccare i minimi del 2015. Molti pronosticano la parità. Ma davvero gli americani vogliono questo?

In ogni caso mai come ora le politiche monetarie di Europa e Usa sono così divergenti, con Draghi che estende il Qe di un altro anno e la Yellen, che sia pure con molta prudenza, sta avviandosi alla piena normalizzazione.

Certamente dovesse esserci una nuova crisi loro hanno di nuovo l’arsenale carico di munizioni. Un Qe finito due anni fa e i tassi che possono nuovamente essere riabbassati se dovesse servire. Noi invece no: il Qe è al massimo e i tassi sono sotto zero. Questa è la differenza che corre tra chi ha alle spalle una nazione e chi un’accozzaglia di politici litigiosi e divisi su tutto.

[Massimo Scalas]

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