wonderland italy. OVERDOSE DI FAVOLE

«In Italia scienza fa rima con coscienza e tutto quindi sfocia nel metafisico». «I 5 Stelle, che vorrebbero dare la parola al popolo in materia di Ue ed Euro, non solo non hanno la più pallida idea delle conseguenze, ma addirittura non reputano che ciò abbia la minima importanza, incolpando il termometro (l’euro) per la febbre che brucia il Paese»

Hai più di 30 anni e sei ancora disoccupato? Niente paura, a breve Grillo aprirà le parlamentarie sul web.

ITALY IS WONDERFUL, MINCHIA!

Dunque abbiamo un ministro degli esteri che non parla una parola d’inglese e un ministro dell’istruzione che millanta una laurea che non ha.

Chiaro che il futuro è tutto dalla parte di Grillo. Certo, loro ci provano a suicidarsi mettendo la Raggi a fare il Sindaco di Roma, ma, se le cose vanno come vanno, fra un anno potrebbero governare il Paese.

Quindi mi pare giusto riprendere il discorso, iniziato tempo fa, in merito al loro programma.

«Raggi... A me gli occhi!»
«Raggi… A me gli occhi!»

Programma? Sì, lo so, trattasi di scarabocchi da tema scolastico, un misto di velleitarismo senza speranza, di ammiccamento facile alle pulsioni della base e di qualche buona idea appena abbozzata.

In ogni caso, sarà bene arrivare preparati a quel giorno, essendo consapevoli che lì si vota per abbattere l’esistente sapendo che il rischio di andare fragorosamente a sbattere sarà comunque altissimo.

L’Italia vive di favole da molti anni e loro sono molto prolifici da questo punto di vista.

Lasciamo dunque perdere l’autopsicodramma romano e proviamo a ragionare sull’analfabetismo economico (e scientifico: vedi alla voce vaccini e scie chimiche) che, purtroppo appesta il Movimento 5 Stelle. Sperando che stiano lavorando per creare, finalmente, una vera classe dirigente e che la piantino con la follia dell’uno vale uno. Ci credo poco, ma altro non passa il convento.

In particolare ragioniamo su uno dei punti qualificanti del loro programma.

IL REDDITO DI CITTADINANZA

Una domanda sul reddito di cittadinanza...
Una domanda sul reddito di cittadinanza…

Il testo è un tentativo, di per sé lodevole, di creare una sorta di paracadute universale per i cittadini. Il problema, come vedremo, è che si articola in maniera decisamente utopica, per non dire ingenua, per non dire irrealizzabile. Per non dire paracula.

Il preambolo è questo: “Lavoriamo non per far crescere l’indice di produttività, ma per far crescere il benessere, per vivere una vita dignitosa e felice”.

La produttività italiana dalla fine del boom economico ad oggi
La produttività italiana dalla fine del boom economico ad oggi

Un preambolo dove si fa già un bel po’ di confusione e demagogia e si dimostra subito di non capire nulla circa i meccanismi che producono reddito, visto che, come è noto, il benessere di una nazione e dei suoi cittadini dipende dalla produttività, concetto evidentemente ignoto ai grillini (non solo a loro a dire il vero).

Le due cose sono indissolubilmente legate tra loro: nei Paesi a più alta produttività la disoccupazione è bassa e il reddito alto. In Italia, dove non cresce da 20 anni, non c’è bisogno che vi dica nulla…

La proposta prevede l’erogazione di circa 780 euro a persona che altro non sono che il reddito minimo sotto il quale, secondo i parametri Ue, scatta la soglia di povertà.

Ai nuclei familiari verrebbero applicati dei coefficienti di equivalenza. La contropartita di questa erogazione, per i soggetti in età lavorativa, è data dall’obbligo di “effettuare ricerca attiva del lavoro per due ore giornaliere, frequentare dei percorsi di istruzione, formazione o riqualificazione che gli consentano di passare da un settore produttivo a un altro seguendo le sue competenze, di effettuare non più di 8 ore settimanali di volontariato per aiutare la comunità e di accettare il lavoro proposto dai Centri per l’impiego”.

I cittadini non possono rifiutare più di tre proposte di collocamento giudicate per essi idonee. L’idea non sarebbe male. Se ci fossero le coperture.

COPERTURE

Da un punto di vista contabile ci sarebbero, ma da un punto di vista reale sono un coacervo di pie illusioni, già propinate dai numerosi governi della Repubblica ogni volta che si è voluto fare più debito.

La proposta costa circa 17 miliardi annui. Verrebbe finanziata con:

  • una nuova Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, come quella bocciata dalla Corte costituzionale nel 2015
  • con tassazione maggiorata sul gioco d’azzardo
  • con i soliti tagli a sprechi e costi della politica (il mitico Santo Graal di tutti i governi, passati, presenti, futuri)
  • con un contributo sulle “pensioni d’oro”
  • un’imposta progressiva sui “grandi patrimoni, mobiliari e immobiliari” il cui valore complessivo superi i due milioni di euro
  • tagli per 3,5 miliardi di euro ai costi della Difesa

IL RAGLIO DELL’ASINO

E sui tagli alla difesa mi casca l’asino grillino, infatti considerato che le spesa della difesa è di 14 miliardi l’anno e che le spese per il personale ammontano a 10 miliardi, appare chiaro che la cosa non è fattibile, a meno che non si voglia fare come per i forestali calabresi, migliaia di uomini e una ruspa per tutta la Calabria; o, se preferite, a meno che non si voglia dotare la difesa di fionde e sassi in sostituzione di aerei, navi, mezzi corazzati. D’altro canto saper far di conto non è da tutti in Italia e se lo si sa fare è spesso per far sparire i soldi dalla cassa.

Nello stesso ddl, c’è la proposta del salario minimo orario da fissare a 9 euro e indicizzato all’inflazione. Bello, sicuramente in un Paese che produce beni a basso valore aggiunto, non causerà nessun problema, se non quello di creare una marea di disoccupati aggiuntivi, ovvero tutti quelli che producono merci che valgono meno di 9 euro per ora lavorata. Ma non c’è problema: il salario di cittadinanza li aspetta a braccia aperte.

DIE WELT & DI BATTISTA

Detto del reddito di cittadinanza, chiudiamo il cerchio esaminando l’esemplare tipo di dirigente grillino: parliamo del signor Di Battista, intervistato dalla testata tedesca Die Welt, per provare a immaginare il nostro futuro.

La punta di diamante del movimento ci illustra il libro dei sogni pentastellato. Tra le altre cose dichiara:

“servono istituti finanziari pubblici che consentano investimenti a favore di queste imprese e il reddito di cittadinanza” cioè servono banche pubbliche che facciano sempre e comunque credito.

Ma non è quello dei 5 Stelle?
Ma non è quello dei 5 Stelle?

A ecco… il modello Argentina importato in Italia. Ma andiamo avanti.

Come finanziare tutto questo tenendo conto del debito pubblico?

«Con una seria lotta alla corruzione, che secondo le stime della Corte dei conti costa allo Stato 60 miliardi di euro l’anno. Variando i termini di prescrizione, che interrompono migliaia di processi. Ai politici corrotti va impedito di ricandidarsi. Tutto questo porta denaro nelle casse dello Stato: la corruzione triplica i costi delle opere pubbliche».

Beh, certo, un classico delle coperture all’italiana che anche con i 5 Stelle viene riproposto come magica soluzione al debito ulteriore che si vuole fare. 60 miliardini tondi che nessuno sa esattamente dove stiano, perché nessuno, nemmeno la Corte dei Conti, in realtà, sa dove siano.

Ma si sa, in Italia scienza fa rima con coscienza e tutto quindi sfocia nel metafisico. Poi certo, la corruzione ovviamente tarpa le ali all’economia reale, ma come credere alle parole di uno dei leader di un movimento che a Roma ha messo l’arrestato Marra, già uomo di fiducia di Alemanno, in un posto chiave della Giunta, che ha tenuto per 6 mesi un assessore, la Muraro, che per anni ha mangiato nel piatto dell’Ama?

Perché le chiacchere, cari 5 Stelle stanno a zero, sia che siano pronunciate da un fiorentino logorroico, sia che lo siano da un ricco signore genovese, che di nome fa Grillo.

COPERTURE A IOSA

L’intervistatore continua poi: La lotta alla corruzione basta da sola?

«No, vogliamo anche aumentare di parecchio le tasse sul gioco d’azzardo, centralizzare la spesa statale, realizzare opere pubbliche funzionali, di dimensioni ridotte rispetto all’Expo o all’Alta Velocità. Vogliamo ridurre i costi della politica, gli stipendi di tutti i parlamentari, anche degli amministratori regionali».

Coperture
Coperture

Certo, un’intervista è un’intervista, ma auguriamoci solo che queste enunciazioni di principio non siano davvero prese per coperture, che sono altra cosa e che attengono ai numeri e non ai desideri di un bravo ragazzo.

LE BANCHE CENTRALI E GLI UNIVERSI PARALLELI

L’incauto intervistatore passa poi al tema delle banche: A proposito di credito, qual è la sua posizione riguardo all’odierna crisi bancaria?

«Vogliamo una banca centrale che eserciti una vigilanza reale e non sia controllata dalle banche, come accade in Italia. Vogliamo la divisione tra banche di risparmio e banche d’affari»

Allora, la scorsa settimana, mentre iniziavo a pensare a qualcosa da scrivere sulle idee economiche dei partiti che ambiscono a governare questo Paese, ho svolto un interessante esperimento per capire il livello di alfabetizazione, da un punto di vista economico, dei grillini.

Alla fine questo è quello che vogliono tutti
Alla fine questo è quello che vogliono tutti

La risposta di Di Battista conferma quanto emerso, cioè che siamo a farneticazioni da scuola elementare (Thanks a lot fiocchetto di neve). Prima o poi dovranno rassegnarsi e leggere lo statuto della Banca d’Italia.

Qualcuno più autorevole di me potrebbe intanto spiegare che la Banca d’Italia non è controllata “dalle banche private” che posseggono sì delle quote azionarie, ma che non partecipano ai consigli direttivi e non hanno diritto di voto. Amen.

Altra cosa è discutere delle influenze che, in un sistema chiuso come il nostro, queste esercitano e subiscono su e dalla Banca d’Italia, come su e dalla politica. Ma i grillini affermano cose diverse, che fanno a pugni con leggi e statuti chiaramente leggibili.

Il povero Di Battista imputa evidentemente alla commistione tra banca d’affari e banca di risparmio la responsabilità della crisi attuale. Anche un bambino capisce che non è così, che il problema è la malagestione e il malgoverno nei CdA e gli appetiti della politica starcciona.

USCIAM USCIAMO CHE POI SI VEDRÀ

Il clou lo tocchiamo poi con queste altre domande.

Ha cambiato atteggiamento sull’euro?

«Euro e Europa non sono la stessa cosa. Noi vogliamo solo che siano gli italiani a decidere sulla moneta».

Ha calcolato le conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro?

«Conosco bene quali sono le conseguenze dell’introduzione dell’euro, la perdita di potere d’acquisto, il calo delle retribuzioni, la riduzione della capacità di concorrenza delle imprese, il degrado sociale, la disoccupazione. Se l’Europa non vuole implodere deve accettare che non si può andare avanti così. Nel 2017 ci saranno elezioni importanti. In Francia probabilmente vinceranno i gollisti o Le Pen. In Germania la cancelliera ce la farà anche stavolta, ma i movimenti alternativi, chiamiamoli così, avanzano».

Dunque, Di Battista glissa amabilmente sulle conseguenze, che non conosce e alle quali non da evidentemente alcun peso. Lui sa a cosa ha portato l’euro, cavallette e pestilenze. Ovvero dimostra di ignorare completamente che i Paesi ben amministrati, come la Germania, sono cresciuti con l’euro, e come un Renzi qualsiasi addebita i nostri problemi a fattori esterni, che alttri hanno sfruttato a loro favore e noi no.

Dunque il movimento, che vorrebbe dare la parola al popolo in materia di Ue ed Euro, non solo non ha la più pallida idea delle conseguenze, ma addirittura non reputa che ciò abbia la minima importanza, incolpando il termometro (l’euro) per la febbre che brucia il Paese.

M5S e l’euro: una visione rassicurante
M5S e l’euro: una visione rassicurante

Naturalmente dall’euro si può uscire, ma bisognerebbe farlo, con un minimo di cervello, tanto per non ritrovarsi con le banche chiuse il lunedì dopo la festa.

Un’ultima annotazione che non fa presagire nulla di buono sul versante dei commerci: Di Battista ci informa che “vogliamo mangiare quel che produciamo e produrre quel che mangiamo”.

La traduzione di questa bella frase a effetto che ci condurrebbe, se applicata dritta alla carenza di cibo negli scaffali del supermercato, è “protezionismo”, dove il nostro immagina di impedire l’ingresso delle merci dall’estero. Naturalmente, a lui, le conseguenze non interessano. Se gli altri Paesi poi chiuderanno le loro frontiere alle nostre merci, non è un problema. Non per lui.

CONCLUSIONE

Queste cose e la proposta di abolire l’art. 81 e modificare il 47 della Costituzione, ci fa chiaramente capire che i grillini, in un Paese ormai giunto alla fase terminale prima di andare violentemente a sbattere contro la realtà, propongono, come Renzi e come moltissimi altri prima di lui, di fare altro debito.

L’articolo 81 è quello sull’obbligo del pareggio di bilancio (mai rispettato a dire il vero) e la modifica dell’art 47 sarebbe, nelle intenzioni, fatta affinché esso tuteli “il risparmiatore dal rischio di crisi bancarie”.

Utopie per sprovveduti.

[Massimo Scalas]

[Fonti: www.beppegrillo.it, Die Welt, Senato della Repubblica, Mario Seminerio]

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