wonderland italy. RITORNO DA DISNEYLAND

Mentre noi siamo a Disneyland accadono tante cose…

IL PIL

Questa settimana c’è stata la seconda uscita dei dati del Pil del terzo trimestre, i dati Inps sul precariato.

La cruda realtà
La cruda realtà

La revisione del Pil trimestrale conferma una crescita dello 0,3% dopo lo 0 del secondo trimestre rivisto al + 0,1% dall’Istat.

Grazie a questa ultima revisione il Pil annuale va a +1% di stima. A parte il fatto che questo +0,3% è frutto di un provvidenziale arrotondamento del dato reale che è +0,254% (pensate che fortunato Renzi, per soli 15.692.000 euro ovvero +0,004% del pil in più, fa 0,3% invece che 0,2%… e poi mi si dice che gli zero virgola non contano, non contano se il risultato non è buono, qui contano eccome!).

Ma la cosa interessante è che stavolta, rispetto alla prima uscita del dato a novembre, abbiamo il disaggregato e vediamo che finalmente gli investimenti danno segno di esistere.

Abbiamo un +2,3% ma… c’è un ma. Gli investimenti in macchinari e attrezzature sono +0,1% roba da vita su Marte. E allora come si spiega?

San Marchionne
San Marchionne

Si spiega con San Marchionne, l’antipatico prete che ha mandato a quel paese Confindustria e la Cgil, l’odioso che da tre anni ormai assume migliaia di nuovi lavoratori in Italia.

Colui che ha trasformato l’Italia in un polo produttivo dove realizza il grosso della produzione Fca, che va quasi interamente all’estero.

È lui che da molti semestri tiene in piedi la produzione manifatturiera italiana e gli investimenti. E infatti il nel settore mezzi di trasporto abbiamo un +33.8% di investimenti….

Naturalmente questo è reso possibile anche dal super ammortamento governativo al 140% sugli investimenti produttivi.

Qui potete trovare il resoconto completo.

IL MERCATO DEL LAVORO

L’Inps ha invece pubblicato un resoconto completo e ben fatto sul mercato del lavoro.

Eccovi i punti salienti:

  • In un anno, 174 mila occupati in più, 38 mila disoccupati in più, 308 mila inattivi in meno.
    C’è un calo del tasso di inattività dello 0,6%, a cui fanno fronte una crescita del tasso di occupazione dello 0,5% e di quello di disoccupazione dello 0,1%
  • Di questi 174 mila occupati in più, 178 mila sono dipendenti permanenti (non stupitevi, è una somma algebrica: ci sono anche 20 mila autonomi in meno e 16 mila dipendenti a termine in più)
  • In un anno, gli occupati con più di 50 anni sono aumentati di 376 mila unità, quelli nella fascia 25-34 anni sono calati di 97 mila unità, quelli tra 35 e 49 anni sono diminuiti di 126 mila unità.
  • Depurando questi dati assoluti dalla componente demografica, e quindi analizzando i tassi di occupazione per coorte anagrafica, abbiamo che il tasso di occupazione degli over 50 cresce in un anno dell’1,4%, quello dei 25-34 anni cala dello 0,6%, quello dei 35-49 anni aumenta dello 0,5% (cit. Mario Seminerio)
Occupazione italiana...
L’occupazione in Italia…

Quindi appare chiaro come l’occupazione è sostenuta dalla fascia d’età degli ultracinquantenni, mente la fascia anagrafica, che costruisce ora il proprio futuro e sostiene le pensioni in essere, quella tra 25 e 34 anni soffre e parecchio.

UN BOOM INESISTENTE

Comunque, mi direte, almeno c’è un boom costante degli ultracinquantenni al lavoro.

Putrtroppo non è così. Si tratta di un effetto ottico. Infatti il mercato del lavoro è come un bacino artificiale.

Se le paratie (leggasi uscita dal mercato del lavoro per pensionamento) vengono tenute chiuse o semi chiuse, come avviene da anni in Italia, sopratutto dopo la riforma Fornero, e a monte la sorgente (leggasi disoccupati che rientrano nel mondo del lavoro) continua a buttare, ecco che la disoccupazione cala e l’occupazione cresce nella fascia di quelli che ci stavano per andare ma che la Fornero ha stoppato. Se ci aggiungete l’invecchiamento della popolazione, ecco che l’effetto ottico appare svelato.

In questo modo si spiega anche la riduzione degli inattivi, di cui i pensionati sono parte integrante: meno pensionati, in entrata, fuori uscita per morte naturale o meno e anche qui tutto è chiaro.

Naturalmente c’è una piccola riduzione di inattivi anche come frutto di nuova occupazione, ma il Jobs Act c’entra poco o nulla, c’entrano i 100 e passa milioni di voucher utilizzati dal mercato del lavoro per aggirare tasse e rigidità da Paese sovietico.

Beh, godiamoci le stronzate televisive ora: dalle 22 cabaret su teleVespa (e sai che palle!).

[Massimo Scalas]

[Fonti: Istat, Inps, Phastidio.net]

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