wonderland italy. TRUMP, OVVERO LA BATTAGLIA CONTRO I MULINI A VENTO

Sono un genio della finanza, io. L’ho imparata dal babbo della Boschi!
«Sono un genio della finanza, io. L’ho imparata dal babbo della Boschi!»

IL SASSO NELLO STAGNO

E ADESSO sono guai. La vittoria di Trump sta producendo un effetto ampiamente imprevisto. Da tutti.

Il risultato elettorale americano ha prodotto il risultato di rompere una situazione cristallizzata dall’avvio del Qe da parte della Bce. Il che è un grosso problema: sopratutto per noi italiani.

Lo spread oggi è volato a 180 punti base di differenziale rispetto ai bund tedeschi e a 70 punti base rispetto a quelli spagnoli.

Ormai è ufficiale: finisce la tregua concessa da Draghi. Chi ne ha approfittato per fare le pulizie di casa, come Spagna e Irlanda, ora sorride. Chi non lo ha fatto ora trema.

I rendimenti governativi decennali ieri: Usa 2.25 (+10) Germania 0.36 (+6) Spagna 1.61 (+14) Francia 0.84 (+10) Italia 2.18 (+17)

Il tempo è scaduto e noi lo abbiamo sprecato, tra annunci roboanti, finti tagli alla spesa, paroloni in tv e sterili polemiche con Bruxelles. Al netto dei soliti tangentari, dei soliti funzionari corrotti, dei soliti ladri r dei soliti superpensionati.

E DOPO LA BREXIT ECCO TRUMP

Prepariamoci dunque, dopo la Brexit che ha devastato l’Italia ma non l’Inghilterra, dopo le sanzioni alla Russia che hanno colpito noi ma non Putin, a subire le nefaste congiunture astrali dell’elezione di Trump.

Perché questo diranno Renzi e soci fra 21 ore e 38 minuti netti. Cioè appena lo spread toccherà quota 190.

Vi diranno che è tutto legato al referendum, che l’incertezza alimenta la speculazione, ma la verità è che, al netto del voto del 4 dicembre, che sicuramente è una componente secondaria di quanto ci accade in questi giorni (ne riparleremo: senz’altro i mercati cui non frega niente della nostra Costituzione, stanno cercando di capire se il nostro Paese è ancora riformabile o meno e, in questo senso il referendum è guardato con attenzione), noi siamo un vaso di coccio nello scacchiere mondiale.

E se Trump farà quello che dice saranno davvero dolori.

DEFLAZIONE + AUMENTO DEI RENDIMENTI OBBLIGAZIONARI

UNA MISCELA INDIGESTA.

Il vero motivo dell’aumento dello spread ce lo danno i dati odierni sull’inflazione, che ci segnalano, sia su base annua che su base mensile, un ritorno in territorio negativo degli indici dei prezzi al consumo:

  • Ipc (indice prezzi al consumo) annuo di ottobre -0,2% rispetto a -0,1% precedente
  • Ipc mensile di ottobre -0,1% rispetto allo 0% precedente
«E ora che si fa...?»
«E ora che si fa…?» fine dell’era di San Draghi

Insomma, l’Italia è in deflazione. Questo fatto, che riguarda solo noi in Europa, si va a combinare con l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in un cocktail micidiale che avrà, come prime vittime, oltre ai conti pubblici, anche le banche, che sono gonfie di bond italiani.

Infatti rendimenti in aumento significano prezzi dei bond più bassi e quindi minor valore per quelli detenuti dalle banche. Metteteci la deflazione e il buco nei loro bilanci è presto fatto.

Insomma, la pacchia è finita, stavolta Draghi non potrà fare più nulla per noi. Il suo Qe è in pieno svolgimento e i suoi effetti iniziano ormai a sbiadire.

Doveva accadere prima o poi. E ve lo avevamo detto e annunciato a chiare lettere.

GOVERNO A CORTO DI FAVOLE

La leggenda narra che un prode cavaliere fiorentino prese lancia e scudo e si scagliò contro il drago cattivo.

Il problema per lui fu che l’unico drago nei paraggi era buono e finiva in plurale. Gli altri draghi, la Merkel, Juncker, la Brexit e Trump non erano draghi, ma solo mulini a vento.

80 € di qua, 500 € di là, quattordicesime ai pensionati...
80 € di qua, 500 € di là, quattordicesime ai pensionati… E poi?

La verità, cari signori, è che, sì, gli speculatori esistono, ma non si muovono a casaccio.

Valutano e quando una finanziaria è priva di coperture, quando un Paese è guidato da un fiorentino logorroico, che impegna il Paese in una rissa continuata sulla pubblica piazza con Juncker e soci, avendo poche ragioni dalla sua e molti torti sulle spalle, è chiaro che non può finire bene.

A nessuno viene in mente che quello che Renzi insiste a voler fare, altro non è che una misera speculazione sulla testa dei terremotati?

Qui va recuperata un po’ di dignità nazionale: taglino le spese, la smettano con le mance a destra e a manca, e vedrete che i soldi per le persone che hanno perso tutto salteranno fuori senza risse da bar.

DUE CHIARI ESEMPI DEI MOTIVI

PER CUI NON VENIAMO CREDUTI

Ma perché il mondo “non ci capisce”? Per molti motivi. Ecco un paio di esempi:

  • intanto perché, Renzi, che aveva preso l’impegno, in base al Fiscal Compact, dall’Italia sottoscritto e votato in parlamento, di ridurre il rapporto deficit/pil all’1,8% (e ricordo che abbiamo messo pure il pareggio di bilancio in Costituzione e nessuno ce lo aveva chiesto…) avendo, allo scopo, creato degli aumenti automatici dell’Iva (le famose clausole di salvaguardia da lui e non da altri create) da far scattare in caso di scostamento dall’obbiettivo, oggi si ritrova a dover spostare tali clausole al 2018.
    Sono 20 miliardi. Dato però che se a Roma nessuno è fesso, non lo sono neppure a Wall Street, dove sanno benissimo che il 2018 è anno elettorale in Italia e quindi, chissà perché, non ci credono che Renzi farà scattare dette clausole né nel 2018 e nemmeno dopo.
    Ovvero pensano che Renzi dopo avere, in quasi tre anni, aumentato il debito pubblico italiano di 183 miliardi di euro, ne faccia ora altri 20 in un botto.
    Per carità, uno stato può anche produrre maggiore debito, se però il rapporto deficit/pil, ovvero la summa numerica per capire se un’economia viaggia o no, flette.
    E non è il caso dell’Italia, il cui rapporto viaggia al 2,4% e con questa manovra si gettano le basi per un bel salto al 3%!
  • ma le cose peggiori sono nelle pieghe ambigue delle nebbie renziane: una delle voci di maggiori entrate dello Stato biscazziere è dato dalla parte della finanziaria che prevede di portare le sale gioco italiane da 5000 a 10.000.
    Come? Sì lo so, Renzi ha detto via le slot dalle tabaccherie e dai bar: chiacchere tante, come al solito; decreto non pervenuto.
    Scommettiamo che restano dove sono? Ma a noi, lasciando perdere gli aspetti morali della faccenda, interessa capire la demenzialità di aver trasformato una nazione in un casinò (e pure in un casino).
    Infatti sappiamo dall’Istat che gli italiani hanno speso nel gioco d’azzardo, nel 2015, 88 miliardi di euro, ovvero circa 3-4 finanziarie robuste.

Tassate le prostitute e i papponi liberi, sostiene il direttore! Altro che spuppare gli italiani ludopatici e gli imbecilli che credono di arricchire con un gratta-e-vinci! (ho fatto scaldare il direttore)

E questo sarebbe un governo da rispettare...?
E questo sarebbe il capo di un governo da rispettare…?

Bene, lo stato (minuscolo), che tartassa aziende e cittadini con tasse stratosferiche, applica sul gioco una mano morbida, morbidissima: tra il 13% e il 17%.

Ovvero l’anno scorso ha intascato circa 13 miliardi. Vi sembrano tanti? Domanda: se quegli 88 miliardi fossero invece spesi nell’economia reale, in cibo, vestiti, vacanze, ristrutturazioni edili ecc., quanto ne avrebbe ricavato?

E che ricaduta avrebbe avuto, in termini di maggiore produzione, vendita e occupazione, indotto? E sul Pil? Ve lo chiedo senza nemmeno volermi soffermare sull’effetto moltiplicatore della spesa dei privati che possiamo, restando prudenti, stimare tra le 3 e le 5 volte.

Avete capito? Se sì, ricordatevelo ora che la litania Trump/referendum si farà più intensa via via che lo spread salirà.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Istat, Mef]

MA CHI È VERAMENTE

IL PARGOLO DI RIGNANO…?

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