wonderland italy. UN COMPLOTTO AL GIORNO LEVA LA RAGIONE DI TORNO. 2

«Il salvataggio dei Boschi & Affini, è costato, agli italiani, circa, 3,6 miliardi: e ora i mercati prezzano il valore complessivo di queste belle operazioni di Renzi, appena 400 milioni circa. Non ce l’avrebbe fatta neppure il Grande Houdini»

URGE RINFRESCO DELLA MEMORIA COLLETTIVA

Il Grande Houdini
Il Grande Houdini non ce l’avrebbe fatta…

PER CAPIRE perché è una china pericolosa, ricordo a tutti che il salvataggio dei Boschi & Affini, è costato, agli italiani, circa, 3,6 miliardi: e ora i mercati prezzano il valore complessivo di queste belle operazioni di Renzi, appena 400 milioni circa. Non ce l’avrebbe fatta neppure il Grande Houdini.

Un salvataggio in cui le banche sane ci rimettono più di tre miliardi, nel quale chi ci rimette sono gli azionisti di queste ultime, che vedono i dividendi di fine anno azzerati; un’operazione di sostanziale rapina in cui si usano in modo improprio i soldi a garanzia dei depositi e in cui, chi ha lavorato male per non dire con dolo, viene salvato e dunque premiato – e gli altri presi a calci nei denti.

Soprattutto molto educativo, ci pare…

30 SETTEMBRE

Ora si dà il caso che entro il 30 giugno le quattro “good” bank dell’Italia centrale andavano vendute sui mercati.

Tale data, causa deserto, è stata prorogata dalla Bce al 30 settembre.

Si sono fatti avanti tre fondi americani offrendo 400 milioni complessivi. Risultato: di fronte al baratro della perdita sicura di 3 miliardi da parte del Fondo Interbancario, è iniziata la “lotta dura” del governo con la Bce per posporre ulteriormente.

Chissà che, impegnandosi, il governo Renzi non si riesca a far deprezzarne ancora di più il valore fino a, che so?, regalarle?

IL MAGICO PAESE DEGLI OTELMA

Ci penso io a tené bboni i cinesi!
«Ci penso io a tené bboni i tedeschi!»

Naturalmente in questo Paese, un tempo gentile, ora educato alla boria direttamente proporzionale all’incapacità e alla credulità, non sia mai detto che un bel giorno ci si svegli da questa confusione mentale, da questa ribollita intestinale, in grado di produrre peti e poco altro.

Io non sono troppo ottimista, se un giornale on line che tratta o ambisce a trattare di economia, pubblica articoli come questo di tale Laura Naka Antonelli.

In tale amabile sproloquio tra l’altro si scrive:

“Il Monte dei Paschi di Siena è da settimane al centro di manovre oscure e preoccupanti. Una ricapitalizzazione di ingente ammontare, risultato di un progetto di affrettata cessione dell’intero portafoglio di sofferenze, ed un nuovo piano industriale: l’unico risultato che questi annunci hanno prodotto sono state le dimissioni dell’amministratore delegato Viola e del presidente Tononi, insieme al continuo crollo del valore borsistico”.

Ciò che è innegabile è che “appare quanto mai oscuro il fatto che il management di una banca tornata all’utile sia praticamente decapitato per orientare diversamente i possibili futuri utili, al di fuori della sede assembleare ed in assenza di valide, concrete e trasparenti motivazioni”.

Insomma, come sempre è un complotto, ai danni di una banca che, novità inedita alla massa, produce utili… Naturalmente non mancano le accuse a non meglio precisate lobby straniere, forse provenienti da Alpha Centauri, che in questi decenni hanno colonizzato le banche italiane.

Sì, infatti: ora sappiamo che il vero nome di Boschi è Boskv e prima di occuparsi di Banca Etruria allenava la Sampdoria per conto del Kgb o forse di Jp Morgan, la banca d’affari americana. Chissà.

UNA SCEMENZA TIRA L’ALTRA

CERCASI NUOVA CLASSE DIRIGENTE

«Sono Carlo Sibilia: a me gli occhi! La crisi monetaria non esiste!»
«Sono Carlo Sibilia: a me gli occhi! La crisi monetaria non esiste!»

Ma fortunatamente è in corso in Italia un grande esperimento di democrazia diretta, per la quale, un amministratore che risolleva una città, Parma, che aveva fatto default per merito del Pd, viene licenziato da un’azienda di marketing per un rinvio a giudizio che non c’è stato; per la quale, il sindaco della capitale, che aveva promesso in campagna elettorale un referendum tra i romani per decidere delle Olimpiadi, si rimangia tutto (a mio parere ha fatto benissimo a rinunciare alla candidatura, ma questo è un altro discorso).

Ma soprattutto capita di leggere questa dichiarazione di Sibilia, il portavoce dei 5 Stelle, non un pinco pallino qualsiasi:

Esiste una crisi idrica, quando c’è scarsità d’acqua. Esiste una crisi geologica, quando c’è scarsità di suolo. Esiste una crisi d’aria, quando è troppo inquinata. Non può esistere una crisi monetaria perché manca la moneta. Infatti acqua, terra e aria sono risorse naturali e pertanto sono finite. La moneta è un’unità di misura e può essere creata in qualsiasi momento. Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri (vedi).

NON FACCIAMOCI FREGARE

Non facciamoci fregare!
Non facciamoci fregare!

Quindi? Ma che vuole dire? Azzardo… Usciamo dall’euro e ci stampiamo tutta la moneta che ci serve per creare una gigantesca no work zone? Liberi tutti dal lavoro? Ma glielo spiegate al Sibilia che prima parlare di cose che non si comprendono bisognerebbe studiarci un pochino?

D’altro canto Sibilia è lo stesso che teorizza la libertà di matrimonio tra uomini e animali. Cari 5 Stelle, siete un interessante esperimento, ma dovete decidere cosa essere e diventare un pochino competenti.

Altrimenti il risveglio sarà durissimo.

SE DRAGHI PIGIA IL BOTTONE ROSSO

Chiudiamo tornando alle banche, così, tanto perché si capisca bene che il Santo Graal è un film di Indiana Jones e non la realtà.

Siamo tutti consapevoli che i tassi d’interesse sui titoli pubblici sono ai minimi storici (0,5% sul decennale e i bot e parte dei Cct a due anni con rendimenti a 0 o negativi: cioè ci pagano per acquistare il nostro debito, roba da fantascienza).

«Ora vi sistemo tutti io! Pigio il bottone rosso»
«Ora vi sistemo tutti io! Pigio il bottone rosso»

I rendimenti bassi si devono al Quantitative easing di Draghi, ovvero quel provvedimento di acquisto su vasta scala di titoli pubblici e obbligazioni corporate (aziendali) con cui la Bce sta espandendo la base monetaria del Vecchio Continente (in parole povere inondando di euro).

Orbene, forse non sapete che a rendimenti bassi corrisponde un prezzo alto del titolo e viceversa, se i rendimenti si alzano il prezzo dei titoli circolanti scende.

Si dà il caso che le banche italiane abbiano in pancia 400 miliardi di Titoli di Stato, il che, oltre a immobilizzare risorse preziose per famiglie e imprese, presenta un rischio collaterale non da poco.

Infatti, se Draghi, come prima o poi dovrà fare e forse farà (se non si va all’helicopter money si andrà dalla parte opposta), dovesse dire basta e terminare il Qe, vedremo subito i rendimenti schizzare in alto, lo spread con la Germania divaricarsi e allora, è chiaro che i titoli pubblici in mano alle banche, varranno di colpo meno, molto meno e saranno nuove e cospicue perdite da contabilizzare.

Infatti per rivendere titoli con rendimenti a quel punto bassissimi rispetto a quelli di nuova emissione, dovranno abbassare il prezzo di vendita.

A voi decidere se seguire fiduciosi gli sproloqui del pifferaio magico Sibilia o no; e se è meglio l’Antonelli attrice o quella complottara.

In ogni caso lo spettacolo continua.

[Massimo Scalas – Fine]

[Fonti: Istat, Bankitalia, Radio 24]

Vedi anche: http://www.linealibera.info/wonderland-italy-un-complotto-al-giorno-leva-la-ragione-di-torno-1/

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