wonderland. L’UE, DRAGHI E… GLI ARRUFFAPOPOLI

Mario Draghi, il buono e bravo...
Mario Draghi, il buono e bravo…

QUESTA SETTIMANA non ci sono grandi novità sul fronte internazionale. Le borse sono meno nervose e continuano in quello che è un rimbalzo tecnico. Ora però siamo a mio parere giunti alla fine di questo rimbalzo. Per cui o tornano a crescere con costanza e allora ci si può riavvicinare in acquisto, oppure, come io penso, siamo vicini a una ripresa della discesa azionaria. Vediamo. In ogni caso mi aspetto una settimana volatile. Infatti giovedì c’è l’attesissima riunione Bce che dovrebbe annunciare un nuovo allentamento monetario.

Attesissima ovviamente, da quegli incapaci che sono i leader europei, che, da quando Draghi è partito con il Qe, non hanno fatto assolutamente nulla per aiutare una ripresa economica che al momento, per quel poco che abbiamo avuto, è esclusivamente dovuta ai provvedimenti presi dalla Banca Centrale.

Draghi sono ormai due anni che avverte un giorno sì e l’altro pure, che da sola la Bce può solo, come ha fatto, regalare del tempo prezioso ai governi, per fare riforme incisive al fine di evitare una nuova recessione e in definitiva una disastrosa disgregazione dell’Ue.

Ma loro niente: è sotto gli occhi di tutti la penosa insipienza di questa gentaglia. A tale proposito vorrei, conscio di essere parte di una sparuta minoranza, fare pulito del luogo comune che vuole l’Italia, come altri Paesi, prigioniera dei diktat di Bruxelles.

Nel nostro Paese, tanto per non fare esempi, c’è una saldatura perfetta tra il populismo di comodo renziano, che avendo proposto una politica economica fallimentare e in deficit, ha ora bisogno di additare al popolo un colpevole esterno; e il per nulla credibile neopatriottismo della Lega (sì, quelli della Padania, quelli dell’indipendenza… ahah!) e della destra in generale, che pensano di guadagnare consensi più o meno allo stesso modo.

Eppure, se vogliamo ragionare in modo razionale, se esaminiamo cosa realmente sta accadendo, ci rendiamo conto che l’Europa non funziona per motivi diametralmente opposti a quelli indicati dai masanielli di turno (e mettiamoci anche Abi e Banca d’Italia): non è vero che non funziona per l’opprimente dittatura di Bruxelles, ma per l’esatto opposto; non funziona a causa del prevalere costante e prepotente degli egoismi nazionali, con gente che ogni mattina rilascia dichiarazioni e prende provvedimenti solo in ottica locale, con un occhio costante a Twitter e ai sondaggi quotidiani.

Capite bene che così non si va da nessuna parte. Non è colpa dell’Ue, ma dei governi nazionali. Ai quali ovviamente fa comodo indicare l’Ue come responsabile dei loro fallimenti, dei loro egoismi autolesionisti (ma poi l’Ue che cosa è se non l’ammucchiata dei rappresentanti nazionali?). Vogliamo continuare a bercela tutta? Volete la controprova? Basta passare a vedere le cose di casa nostra.

BANCHE ITALIANE: RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE…

Incollati alle poltrone, come i ladri danno la colpa allo sceriffo

La nostra borsa ha chiuso male venerdì, unica in Europa a causa della nuova ondata di vendite nel settore bancario. Cosa è successo? È successo che Banca Carige è stata avvisata dalla Bce circa il fatto che, stante l’attuale situazione dove il passivo è passato da 45 milioni di euro a 100 nel giro di pochi mesi, deve nuovamente ricapitalizzare per circa 800 milioni, per soddisfare i requisiti previsti dalle direttive bancarie (tali requisiti, che tanto sono avversati dai nostri banchieri, servono a garantire la solidità della banca in presenza di nuove ondate di crisi: servono cioè a garantire i correntisti).

Viene fornita con l’accessorio indispensabile...
Viene fornita con l’accessorio indispensabile…

Poi è accaduto che c’è stata, venerdì, l’assemblea pubblica dei soci della Banca Popolare di Vicenza, che, in ottemperanza alla riforma italiana delle banche popolari, ha finalmente votato per il passaggio a SpA e alla quotazione in borsa. Questo tra urla e insulti dei soci, piccoli risparmiatori che come per Banca Etruria hanno perso quasi tutto il capitale investito a causa della mala gestione del vecchio CdA.

La vicenda parte due anni fa con l’entrata in vigore della sorveglianza bancaria da parte della Bce e gli stress test sulle banche. A seguito, per nulla casuale, del passaggio di consegne da Bankitalia a Bce, viene fuori tutto il marcio che sappiamo, compresa la vicenda di Vicenza.

Bene, si dà il caso che questa banca ha avuto due anni di tempo per mettersi a posto e un anno per passare a SpA e presentare un piano industriale a Draghi e soci. Ci credete che ancora ’sta gente resisteva e nicchiava? Ci credete che questi, per concedere mutui ai correntisti, li obbligavano ad acquistare azioni il cui prezzo era arbitrariamente fissato a 66 euro per azione (arbitrariamente perché le popolari non sono quotate in borsa)?

E ci credete che, se poi il correntista voleva rivenderle, non trovava acquirenti perché la banca si rifiutava di riacquistarle? E sapete come è finita? È finita che ora queste azioni sono state svalutate dal nuovo CdA a 6 euro e che probabilmente all’atto della quotazione si deprezzeranno ancora.

Bene, penso che se avete letto bene non potrete che convenire che la sorveglianza bancaria passata alla Bce è stata un’ottima cosa, perché dimostra di funzionare sia nel portare alla luce queste spoliazioni, sia nell’intervenire per correggerle, sia nell’evidenziare, al contrario, la totale insussistenza di Bankitalia e Consob in tale ruolo. Un ruolo svolto in modo tradizionalmente “confidenziale”, mai pubblico… diciamolo… in modo opaco, che ha portato ai risultati che vediamo.

Eppure, nonostante l’evidenza, cosa accade in Italia? Accade che giornali, tv, Bankitalia, politici (fateci caso che però nessuno osa attaccare Draghi… un’ipocrisia con doppio salto carpiato nel mondo dell’irrazionalità… la Bce è cattiva ma Draghi è meraviglioso…) dicono che la sorveglianza Bce è sbagliata, punitiva… che il Bail-In è una porcheria… Troppo difficile riconoscere di aver sbagliato?

Anche questo, ma probabilmente ancora più difficile mollare le galline dalle uova d’oro (e vedrete che se qualche colosso straniero acquisterà qualche banca nostrana, ci sarà il grido patriottico di dolore).

E così accade che le persone vengono bombardate ogni giorno con emerite cretinate, strumentali a un colossale lavaggio del cervello, con il quale scaricare sull’Europa le colpe nazionali di una politica prossima alla resa dei conti con la realtà. Intanto però la gente non pensa: e se pensa, lo fa partendo da una ignoranza abissale, rendendosi quindi facilmente manipolabile.

E lo si è visto alla stessa assemblea della Popolare di Vicenza, dove alla presenza di soli 5 componenti su 12 del CdA, si sono sentite molte urla, non contro di loro o contro Zonin (il presidente del vecchio CdA… quello del vino…) ma contro la Bce e l’Ue da parte di poveri disgraziati inconsapevoli risparmiatori, i quali evidentemente avrebbero preferito non sapere, nell’assurda speranza che una situazione del genere potesse andare avanti all’infinito, con uno Stato, cioè noi, che alla fine avrebbe pagato e risolto come sempre.

Per fortuna quest’epoca è finita. Per chiudere questa sezione: lo sapete perché alla fine alla Popolare di Vicenza hanno riunito l’assemblea? Perché come dicevo, dopo che da più di un anno, ancora non avevano presentato un piano industriale alla Bce, Draghi ha fatto loro sapere che avrebbe commissariato la banca entro pochi giorni. Un commissario straniero ovviamente… addio poltrone… e ricordiamoci… il bubbone più grosso è ancora lì irrisolto: si chiama Mps.

UNO ZERO VIRGOLA DI TROPPO

Michelangelo. Due teste...
Michelangelo. Due teste…

A questo punto entriamo nel divertimento puro. Ve lo ricordate l’uomo che irrideva l’Ue degli 0 virgola? Sì, lui: Renzi. Bene si dà il caso che al ridicolo non vi sia mai fine. È successo un casotto con l’Istat. Evidentemente sempre più gente ci tiene a fare bella figura col capo(ccione).

Infatti è accaduto che all’Istat hanno rivisto ex-post la serie storica del Pil (in pratica sono andati a rifare i conti di quelli precedenti) e pare che quello del 2014 fosse stato sopravvalutato… Sì, avete capito cosa sto per scrivere… Siamo entrati nell’era degli ultradati, sparati verso la Terra dallo spazio siderale: in pratica hanno abbassato il Pil 2014 (ma non c’era sempre lui?… come? Chi se lo ricorda il Pil 2014? …aah beh!) e così in questo modo,oplà, il Pil 2015 passa dallo 0.6 allo 0.8%, proprio, guarda un po’, quello che Renzi desiderava (come? Diceva 1%?… e chi se lo ricorda più!).

E giù tamburi e grancasse, con il Nostro che imprudentemente twitta trionfante sullo 0 virgola…

Ma si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi: accade così che, sempre quelli dell’Istat, dove evidentemente sono un po’ dottor Jekyll e un po’ Mister Hyde, 3 giorni dopo l’emissione di questo dato, ne sfornano un altro. Infatti, signori, il Pil annuale 2015, dato pochi giorni prima nel modo descritto, era grezzo, precisamente al +0.76, arrotondato per convenzione al +0.8%. Una volta che l’Istat ha correttamente depurato il dato dai giorni di calendario lavorativo in più nel 2015 rispetto al 2014 (3) il Pil “come per incanto” (conoscete il film-cartone Disney?) è uscito dai cartoni animati di Renzi per entrare nella realtà di un +0.64% (+ 0.6% per convenzione). Psicodramma a Palazzo Chigi. Tanta fatica per nulla e sputtanamento internazionale!

A questo punto, per chi vuole approfondire, vi metto qui questi tre link, che spiegano bene l’andamento disaggregato (quanto in consumi, quanto in investimenti, quanto in spesa pubblica) del nostro Pil. Attendiamo con ansia le prossime sparate del Bomba. Ecco i link:

  1. http://phastidio.net/2016/03/04/house-of-three-cards-edizione-grezza/
  2. http://www.istat.it/it/archivio/181805
  3. http://www.istat.it/it/files/2016/03/CET_15q4.pdf?title=Conti+economici+trimestrali+-+04%2Fmar%2F2016+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf
Come l’aquila asburgica...
Come l’aquila asburgica…

Bene, ora, prima di passare alla panoramica dei dati settimanali che riguardano l’Italia, concludo degnamente il paragrafo, informandovi che lo stesso giochino è stato fatto rivedendo ex post la pressione fiscale.

Da questo gioco di prestigio deriva che, pur essendo cresciute le entrate fiscali nel 2015 ed aumentata la spesa corrente dello Stato (vedi mio post della scorsa settimana), Renzi ha abbassato la pressione fiscale… Ribadisco. Trattasi di cosmesi: la pressione fiscale è aumentata anche nel 2015.

Ma veniamo agli altri dati:

  • Rilascio preliminare Ipc annuale (febbraio), ovvero Indice Prezzi al Consumo, ovvero inflazione: si passa da un +0.3% precedente a un -0.3%
  • Rilascio preliminare Ipc mensile (febbraio): -0.2% come precedente
  • Indice direttori agli acquisti manifatturiero (febbraio): 52.2 da 53.2 precedente
  • Tasso mensile disoccupazione (gennaio): 11.5% da 11.6% precedente.
    Qui facciamo una chiosa. Non voglio fare il gufo, ma nemmeno l’allocco… Si sono creati circa 70mila posti a tempo indeterminato.
    Vi dico solo che dicembre 2015 era l’ultimo di decontribuzione piena per i neoassunti col Job’s Act e molte aziende anno assunto a fine anno con conseguente registrazione in gennaio.
    Ho un sospetto….vediamo come butta il mese prossimo… D’altro canto se lo stesso Renzi inizia a pensare a uno sgravio permanente per i neoassunti, forse una certa inquietudine inizia anche a insinuarsi nella sua testa… Il dubbio atroce di aver buttato 18 miliardi di decontribuzione a termine dalla finestra potrebbe presto fare a pezzi la propaganda governativa.
  • In ogni caso torna ad aumentare la disoccupazione giovanile, di nuovo vicina al 40%: roba da Grecia.
  • Indice direttori agli acquisti settore servizi (febbraio): 53.8 da 53.6

STATO BORBONICO

Stato borbonico
Stato borbonico

Come vedete anche questa settimana ci sarebbe di che meditare circa la fantastica ripartenza italiana. Vi lascio quindi alle vostre riflessioni, con un paio di ulteriori considerazioni circa la natura di questo Stato, i cui rappresentanti, evidentemente, non hanno molta consapevolezza del ruolo che rivestono, se è vero come è vero, che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate (l’empolese Rossella Orlandi), ignorando bellamente una legge che lo Stato si è dato, minaccia l’uso del “lato oscuro della forza” contro quei contribuenti che, utilizzando una legge pienamente in vigore, si rifiutano di collaborare bonariamente con la stessa, pagando una sanzione prima che gli stessi accertamenti siano completati, bensì osino fare ricorso.

In pratica ella pretenderebbe che in virtù di una contestazione, fondata o meno, il cittadino paghi e zitto. Non è un caso che la stragrande maggioranza delle contestazioni riguardino cifre inferiori al costo di un eventuale ricorso del contribuente sanzionato. Un tempo questo si chiamava taglieggiamento sistematico, oggi come lo vogliamo definire?

Buona domenica.

[Massimo Scalas]

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