wonderland planet. BREXIT: E IL PEGGIO DEVE ANCORA INIZIARE…

«Come un grillino qualunque, anche la May pensava e forse pensa che uscire dall’Ue sia come uscire di casa per andare a prendersi il tè delle cinque»
Tusk alla May: «Senti, ciccina, il lampredotto bisogna che lo paghi!»

MAY 2017: ROSE (MA GIÀ SFIORITE)

Hai mangiato? Hai bevuto? Ora paga il conto.

Dunque, continua l’epopea della Brexit. Sono passati 10 mesi dal referendum e molti inglesi hanno smesso di gioire, la signora May pare francamente un po’ confusa.

I dati economici virano al brutto e questo per il solo effetto referendum. La Brexit non arriverà prima di 4 anni se è vero come è vero che le trattative non finiranno prima del 2019.

Ma le conseguenze, con buona pace dell’economista Bagnai, si vanno manifestando con quello che a me pare un preoccupante inizio dell’effetto “palla di neve” (la palla di neve che scivolando dalla montagna si trasforma in valanga).

I dati appunto. Vediamo quelli pubblicati questa settimana: in aprile gli ordini industriali hanno subito un crollo passando da un indice di 8 a 4, il preliminare del Pil del primo trimestre passa da un +0,7% della rilevazione precedente ad un +0,3% che ci segnala una brusca frenata.

Questi dati uniti a quelli sull’inflazione in salita e sul crollo dei consumi, segnalato la settimana scorsa, sono univoci nel segnalare i primi danni della Brexit.

Danni che vanno ad impattare non sui ricconi, non sulle multinazionali, ma su quella classe media cui nessuno aveva preventivato questo, nel momento in cui il signor Farage li incitava al leave.

NON FAMO ALLA ROMANA

Ieri intanto si sono riuniti i 27 dell’Ue: ve li ricordate questi bimbetti litigiosi su tutto? Bene, ieri sembravano il club del Libro Cuore. Tutti d’amore e d’accordo, tutti uniti nell’idea di punirne uno per educarne 100. Brutta storia.

In pratica nel giro di 24 secondi netti, sono arrivati, si sono salutati, hanno discusso e firmato all’unanimità un documento con le linee guida su come gestire la Brexit. In pratica viene stabilito che:

  • le trattative con il Regno Unito inizieranno all’indomani delle elezioni inglesi e avranno termine entro il 29 marzo 2019
  • le trattative sui futuri rapporti tra Ue e Regno Unito inizieranno solo dopo aver definito nei dettagli l’uscita e, fondamentale, non prima che gli inglesi abbiano saldato i conti relativi al bilancio Ue: 60 miliardi, non un centesimo in meno

Gli inglesi dal canto loro non ne vogliono sapere e questo ci dà la conferma di quanto deficitario sia il livello della classe politica anche fuori dall’Italia.

Pare che il mondo attualmente sia governato da una manica di sprovveduti, che agiscono perennemente in stato confusionale. Non si rendono conto che fare un tweet o un post su Facebook è cosa ben diversa che governare una nazione.

In effetti, come un grillino qualunque, anche la May pensava e forse pensa che uscire dall’Ue sia come uscire di casa per andare a prendersi il tè delle cinque.

[Massimo Scalas]
[Fonti: Forexlive.com]

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