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IL SUCCESSONE DELLA BREXIT

Per Di Maio gli hedge fund che hanno investito in bond subordinati vanno salvati dal contribuente [Financial Times, Luglio 2016]
Per Di Maio gli hedge found che hanno investito in bond subordinati vanno salvati dal contribuente [Financial Times – Luglio 2016]
A giugno gli inglesi hanno votato per l’uscita dall’Ue, evviva gli inglesi. Ma sei mesi dopo…

I pasdaran leghisti del “fuori subito dall’euro” e quelli dell’euro a corrente alternata, ovvero i 5 Stelle, sono convinti che la Brexit sia stata un successo.

Peccato che non sia avvenuta. Non è avvenuta e a quanto pare, in Inghilterra,  non sanno nemmeno come farla: non esiste un piano. Leggere per credere.

Non solo, David Davis, ministro per la Brexit, ha smentito se stesso riconoscendo che Londra dovrà pagare all’Europa quote importanti, negli anni a venire, per poter partecipare al mercato interno europeo.

A questo punto gli inglesi, volentieri iniziano a riconoscersi nel video che già ho utilizzato l’altro giorno per il nostro referendum: finalmente un punto di contatto tra latini e britannici.

Sarà interessante, nei prossimi mesi, seguire questa Brexit immaginaria e immaginifica per capire se e come si realizzerà.

Per ora, caro Di Maio, che una ne pensi e cento ne dici, niente Brexit.

Non lo dico io e, in ogni caso, non è colpa dei tedeschi.

SAN FRANCESCO TRUMP

Nel frattempo, in Usa, Obama lascia un Paese che si ritrova un Pil al +3,2% e una disoccupazione scesa al 4,6%, ovvero ai livelli del 2007.

Ripeto: a meno di miracoli, lo rimpiangeranno.

Ora, sempre gli stessi che in Italia esultano per il “successo della Brexit” , gongolano per il Trump che sconfigge i poteri forti.

«Ci siete cascati, fessacchiotti, eh?»
«Ci siete cascati, fessacchiotti, eh?»

D’altro canto le prime mosse del nostro difensore dei poveri confermano in pieno che il mondo è popolato da coglioni analfabeti: non ci credete? Guardate le nomine in campo economico fatte sino ad ora:

  • Steven Mnuchin, 53 anni, segretario del tesoro.
    È stato nominato segretario al tesoro, uno degli incarichi più importanti nell’amministrazione statunitense.
    È stato manager della banca d’investimenti Goldman Sachs per 17 anni, ma anche imprenditore, investitore di Wall Street e produttore di Hollywood.
    In passato ha lavorato per George Soros, uno dei più grandi nemici di Trump e tra i principali finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton.
    Nel 2004, con l’aiuto di Soros, è riuscito a dare il via all’azienda Dune capital management.
    Tra le sue proposte ci sarebbe quella di tagliare del 15 per cento le tasse sugli hedge found tra i quali quelli che lui ha gestito sino ad oggi…
  • Wilbur Ross, 79 anni, segretario al commercio.
    Noto investitore statunitense, Ross è stato uno dei consiglieri finanziari della campagna presidenziale di Trump.

    Mnuchin , l’angelo custode inviato da Wall Street
    Mnuchin, l’angelo custode inviato da Wall Street

    Nel 2000 ha fondato la compagnia di investimenti WL Ross & Co., che ha poi venduto nel 2006 per 357milioni di dollari, rimanendone comunque il presidente.
    Da molti è conosciuto come “il re della bancarotta”, per la sua abilità nel rilevare aziende in crisi con grandi potenzialità e rivenderle ottenendo grandi profitti.
    Ross ha dichiarato di voler abrogare “i cattivi accordi commerciali” che gli Stati Uniti hanno stipulato con molti Paesi, come il Trattato di libero scambio nel Pacifico (Tpp), o di migliorarli con nuove negoziazioni.

Due clamorosi esempi che ci mostrano un Trump che si scaglia a testa bassa contro i poteri forti, gli speculatori di Wall Street, che infatti mette a segno un rialzo dietro l’altro, aggiornando ogni volta il record storico.

Tra non molto ci sveglieremo: procuratevi un paracadute e indossatelo, specie se avete azioni di qualcosa, qualcosa che non sia Mps ovviamente, perché lì è difficile farsi più male di quanto non si sia fatto sino ad ora.

Ma che cosa ve lo scrivo a fare?

L’OPEC VIVE E REGNA TRA NOI

Intanto l’Opec ha dato segni di sé con un accordo che pesa quasi tutto sull’Arabia Saudita, che perde su tutti i fronti: perde nei confronti dell’Iran, cui sarà invece consentito un lieve incremento produttivo, e perde nei confronti dei produttori americani di shale oil, che sono rimasti in piedi e sono più che mai competitivi.

La situazione è seria, se continua imponente l’emoragia di riserva valutaria dello stato arabo: dalle stelle alle stalle. E potrebbe non essere in senso figurato.

In ogni caso l’accordo prevede un taglio alla produzione di 1,2 milioni di barili al giorno di greggio con la quotazione che è tornata poco sopra i 50 dollari al barile.

Ma c’è dell’altro: mentre scriviamo è stato raggiunto un nuovo accordo tra i Paesi Opec e quelli non Opec (vedi alla voce Russia) per un ulteriore taglio del 2% alla produzione.

«Trump? Temo ma i nostri cantastorie!»
«Trump? Temo ma i nostri cantastorie!»

A questo punto la domanda è: può tutto questo rappresentare una vera svolta nelle quotazioni del greggio? Ovvero, domanda e offerta possono ora tornare in equilibrio?

Non ne saremmo tanto certi al momento; l’unica cosa che potrebbe spingere davvero in alto le quotazioni, potrebbe essere data dall’aspettativa di crescita generata dagli annunciati stimoli di Trump, i quali ovviamente non potrebbero dare i loro effetti prima di un anno o due.

Ma i mercati tendono sempre a correre sull’anticipo, ovvero cercano sempre di anticipare le mosse della politica e dell’economia reale, in pratica buy the rumor, sell the news, compra sulle voci e vendi sulla notizia.

Può accadere ora con il petrolio? Certo che sì, anche se riteniamo che alla fine, se la domanda resterà inferiore all’offerta, le quotazioni andranno giù. In picchiata.

Poiché con i mercati come con la vita le previsioni lasciano il tempo che trovano, l’unica cosa da guardare ora sono i grafici, che rappresentano la realtà del momento.

Allora vediamo chiaramente che il prezzo è su un livello cruciale: il grafico è un settimanale, ossia, ogni candela (le barrette rosse e verdi, dove il colore rosso rappresenta una settimana col prezzo in discesa e il colore verde una settimana con il prezzo che ha chiuso in salita, rispetto alla precedente) rappresenta l’andamento di una settimana.

Il prezzo ha testato il livello attuale (linea rossa) altre 4 volte negli ultimi mesi e quindi rappresenta una zona di forte resistenza alla salita.

Appare dunque chiaro che se tale livello, che arriva fino a 55 dollari al  barile, dovesse cedere, si andrebbe veloci a 62 dollari al barile.

Petrolio. Dopo l’accordo con la Russia dove può arrivare il prezzo del greggio?
Petrolio. Dopo l’accordo con la Russia dove può arrivare il prezzo del greggio?

Qui incontrerebbe una nuova resistenza (linea azzurra), che, se superata, porterebbe il prezzo a salire fino a 90 dollari al barile (linea verde).

Questi livelli, come si intuisce visivamente, sono tutt’altro che casuali e corrispondono a zone dove già in passato il prezzo ha trovato difficoltà ad andare in alto o in basso.

Questo fa parte della cosidetta analisi tecnica di un prezzo e si può applicare su qualsiasi strumento finanziario che sia quotato in borsa.

Il grande vantaggio dell’analisi tecnica è che ti dà una fotografia oggettiva della situazione e delle indicazioni circa la direzione che questo prenderà, che non dipendono da opinioni o convincimenti personali.

In ogni caso tenete d’occhio area 55 dollari: non mi meraviglierei di vedere il prezzo vicino o anche sopra all’apertura di domenica sera.

SUPER MARIO DRAGHI

Draghi. Il potere dei soldi
Draghi. Il potere dei soldi

Chiudiamo in bellezza con il board Bce riunitosi giovedì: le cose sono due, o è tutto un gioco delle parti o gli mandano un sicario.

Chi? I tedeschi a Draghi.

Mario continua imperterrito a fare andare la birra di traverso a Schauble. Lui dice che il Qe deve terminare? E Draghi arriva e ti annuncia che andranno avanti almeno un anno in più rispetto alla data fissata per il termine, marzo 2017.

Si va fino al 2018, riducendo gli acquisti da 80 a 60 miliardi al mese ed estendendoli anche ai bond a breve (prima erano solo quelli sopra i due anni).

Dietro a tale mossa, un Fubini a caso (editoriale sul Corriere della Sera), ci vede la longa manus dei falchi tedeschi.

Attenzione lettori, mettetevi comodi che sta per partire la seconda (ridicola) fase del complotto anti italiano.

GLI ORFANI STRACCIONI DI RENZI

Uomini della nostra èra: così simili, così diversi...
Uomini della nostra èra: così simili, così diversi…

Infatti la Bce ha anche deciso di non concedere proroghe a Mps per l’aumento di capitale. A questo punto mettete pure insieme le due cose ed ecco che torna di gran moda il leit motiv preferito in epoca renziana: è un complotto tedesco.

Si tratta invece di taglio ulteriore e mascherato dei tassi che fa tirare un sospiro di sollievo a Paesi come il nostro. La riduzione dell’ammontare mensile è ampiamente compensata dall’acquisto di titoli a breve termine che sono proprio quelli che potrebbero farci soffrire di più se lo spread dovesse salire.

Il fatto che la Bce abbia deciso di acquistarli, dovrebbe proprio servire a evitare questa eventualità. Che cali l’ammontare complessivo è dovuto ad un fatto banale quanto reale: in giro non c’è più roba da comprare. Mancano solo i popcorn fuori dal cinema e poi Draghi si è comprato tutto.

Per quanto riguarda Mps, direi che non ci resta che piangere.

Benissimo ha fatto la Bce a non concedere altro tempo a una banca tenuta da Renzi per ben sette mesi a fare da arma di ricatto di massa, legando, il destino dell’istituto a quello del referendum.

E perché mai? Cosa c’entrava Mps con il referendum? Nulla. E perché nessuno ha detto nulla? Perché siamo un Paese di pezzenti, straccioni, paraculi che vivono di elemosina.

Se non ora, quando?
Se non ora, quando?

E ci riferiamo in primis ai molti, troppi giornalisti silenti, poi ai molti, troppi politici, che hanno dimostrato una volta di più tutto il loro sprezzo per le sorti del Paese usando l’euro, la Germania, Mps, per i loro giochetti di potere personali; poi agli obbligazionisti, che si sono lasciati convincere a convertire le loro obbligazioni in azioni, i correntisti che da tre anni continuano a tenere i loro soldi in una banca che produce sì una redditività, ma il cui valore di mercato è ormai ridotto ad una robetta da shopping in via Montenapoleone di qualche moglie di sceicco arabo.

Ora li aspetta un salvataggio di Stato, che sarà però preceduto dal Burden Sharing: siccome ci siamo stufati di spiegare cosa sia (che ve lo diciamo a fare?) saremo brevi.

Il salvataggio di Stato sarà preceduto dal rogo completo delle vostre azioni e, se non basterà, si andrà al bail in e useranno pure le obbligazioni rimaste e i conti correnti oltre i 100mila euro.

E non venite a dire che è colpa dei tedeschi: sono 3 anni che i problemi di questa banca vengono lasciati marcire dalla politica italiana. Per un pugno di voti.

Ma di Mps torneremo a parlare presto, anzi prestissimo.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Investing.com, Times, Bce, Forexlive.com]

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