wonderland planet. È GIÀ TERZA GUERRA MONDIALE

Mamma, che casino!
Mamma, che casino!

QUESTA SETTIMANA è stata essenzialmente di attesa. In Giappone parte il G7 da cui non ci si aspetta null’altro che non sia un piatto di sushi.

Infatti pare che questa forza centripeta, che sta disgregando l’Europa, sia la caratteristica che in questi ultimi mesi accomuna un po’ tutto il mondo. Con alleanze che parevano consolidate che ballano, come quella tra Giappone e Usa, con i primi che scalpitano per avviare una nuova fase di espansione monetaria e i secondi che fanno chiaramente sapere che non s’ha da fare.

Ma cosa bolle in pentola? Bolle che dal 2008 in poi è scoppiata la terza guerra mondiale valutaria, con protagoniste le banche centrali, le une contro le altre armate, in un’escalation a base di espansioni monetarie (leggasi Qe) e conseguenti svalutazioni competitive delle monete di riferimento.

Ovviamente questa è una semplificazione e non vi è dubbio che un certo gioco dell’elastico si è svolto soprattutto tra Fed e Bce, ma è anche indubbio che non si è riusciti, in questi anni, a trovare uno straccio di accordo per concertare i provvedimenti necessari a far ripartire l’economia, a livello collegiale.

A stento, negli ultimi mesi, si intuisce (perché di ufficiale non vi è nulla) che si è cercato e trovato un equilibrio precario a livello di provvedimenti dei banchieri centrali. Ma tutto è molto instabile, con il Giappone, appunto, che morde il freno per raddoppiare il proprio Qe.

Gli Usa che stanno aumentando i propri tassi di riferimento non ne vogliono sapere di ritrovarsi con un super dollaro da qui ad agosto: e quindi è in corso un bel braccio di ferro con gli alleati asiatici.

Altro tema, che via via assume maggiore importanza, è la Brexit. Gli ultimi sondaggi danno una lieve prevalenza per i “no” all’uscita, ma il numero degli indecisi è alto e questo rende molto complicato lavorare sui listini di Londra e sulla sterlina.

Gli Usa vedono l’uscita della Gran Bretagna come una catastrofe, in quanto perderebbero il giunto che da sempre li tiene saldamente collegati all’Ue. In pratica perderebbero la loro testa di ponte nell’eurozona.

Fuori o dentro...?
Fuori o dentro…?

Senza contare che per l’Ue potrebbe essere l’inizio della fine con un ritorno ai 1000 staterelli con cui dover ogni volta discutere e concordare provvedimenti bilaterali che si tradurrebbero in un inevitabile addio definitivo al Ttip e ad un’instabilità politica in un’area che ormai è di nuovo tornata centrale in ottica statunitense.

Intanto la Yellen continua a farci divertire, alternando segnali da falco a segnali da colomba: continua a sfogliare la margherita dell’aumento dei tassi di riferimento. Una settimana ci fa sapere che il momento del secondo rialzo è lontano e poi, all’improvviso, saltano fuori, come è accaduto mercoledì, le minute della riunione di aprile, in cui si dà come probabile un aumento nel mese di giugno…

La sensazione resta quella della più importante banca centrale del mondo, che naviga a vista, che valuta le uscite dei dati settimanalmente ma che non ha la più pallida idea di quello che può succedere tra sei mesi. Non molto rassicurante mi pare.

 Ciao ragazzi! Guardate come sono brava a stare in equilibrio!

Ciao ragazzi! Guardate come sono brava a stare in equilibrio!

Intanto il Venezuela, ultimo baluardo delle stupidaggini della nostra “intellighenzia” salottiera delle signore miliardarie e di sinistra, dopo decenni di follie economiche di Chavez prima e dell’allucinato Maduro poi, è ormai sull’orlo della guerra civile, ovviamente determinata non dalla dissipazione di un immenso patrimonio derivato dal petrolio, su cui il Venezuela galleggia, non dal mancato sviluppo di un’economia alternativa all’estrazione, che ponesse il Paese al riparo dai ribassi del petrolio: no. Tutta colpa di un complotto yankee… come sempre, come ai bei vecchi tempi.

Non vi è dubbio alcuno che ci sarà, anche da noi, chi ci si tufferà a pesce su questa bella castroneria e magari ci scapperà anche una marcetta con tanto di bandierone col Che in bella mostra, sotto l’ambasciata Usa a Roma.

Hasta el sigaro siempre… e pure lo yacht!
Hasta el sigaro siempre…  e pure lo yacht!

Chiudiamo con la Cina: qui siamo al circo Barnum. Le borse cinesi sono in questo momento frequentate all’80% da clienti retail, ovvero semplici cittadini, che colpiti da improvviso benessere, vi si accostano come se dovessero giocare a gratta e vinci.

Accade così che si assiste a oscillazioni giornaliere su molte aziende anche del 35%. Una speculazione folle, selvaggia.

oddio! ma siamo comunisti o siamo capitalisti? Mamma che male la testa!
Oddio! Ma siamo comunisti o capitalisti? Che mal di testa!

Mi chiedo quanto il Partito Comunista Cinese, possa sopravvivere all’ondata di pseudo-capitalismo agli involtini primavera, che lui stesso ha scatenato.

Vedremo.

[Massimo Scalas]

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